Come avviene da molti anni a questa parte centinaia di persone hanno marciato a Città del Guatemala per commemorare la pubblicazione, nel giugno del 1999, del rapporto della Commissione per la verità storica denominato “Guatemala, memoria del silenzio”. Il documento di cui si ricorda la pubblicazione in questi giorni, denunciava la morte e la sparizione di più di 200 mila persone durante la guerra civile guatemalteca degli anni 1960-1996, e che le Forze Armate e i gruppi paramilitari vennero ritenuti responsabili del 93 per cento delle violazioni ai diritti umani documentate nel rapporto.
Nella foto si possono vedere delle donne con croci di legno con su incisi i nomi dei famigliari scomparsi che sono sfilate davanti alla Corte suprema di giustizia del Guatemala, nel centro della capitale. Il gruppo si è poi mosso verso il Palazzo Nazionale ed ha raggiunto il Congresso per consegnare al presidente dell’organo legislativo una proposta volta a garantire il risarcimento delle vittime del conflitto armato. Ma le speranze di ottenerlo, almeno a breve termine, non sono molte.
Il Movimento che raggruppa le vittime, Q’anil Tinamit, ha lamentato che dei 54 mila 952 reclami che sono stati presentati solo 16.440 sono stati accolti. Ha anche ricordato che le autorità nel 2015 si sono impegnate a risarcire 12 mila vittime di 550 comunità disseminate in 10 dipartimenti del Guatemala come parte di una strategia annuale che si sarebbe dovuta concludere nel 2020. Ma l’accordo “è archiviato”.

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