Il governo della Colombia ha autorizzato le ricerche dei resti di Camilo Torres, il sacerdote che negli anni sessanta fu tra i fondatori dell’Esercito di liberazione nazionale che da poche settimane ha iniziato negoziati formali con il governo colombiano per il disarmo e la incorporazione alla vita civile. Un percosso simile a quello delle Farc ma sicuramente più breve. L’arcivescovo della città di Cali, Darío de Jesús Monsalve, ha dichiarato di aver parlato con il presidente Juan Manuel Santos, che gli ha confermato di aver dato istruzioni alla magistratura e all’ufficio di Medicina Legale di avviare ricerche nel dipartimento Santander, dov’è morto Camilo Torres, per localizzarne i resti.
Camilo Torres Restrepo venne ucciso nel corso del suo primo scontro con l’esercito il 15 febbraio del 1966 nella località chiamata Patio Cemento, nella provincia di Santander. Il cadavere venne sepolto in un luogo che è rimasto segreto, mentre il sacerdote guerrigliero, da morto, divenne l’emblema della lotta armata. Il cantautore cileno Victor Jara gli ha dedicato una canzone divenuta celebre, che ha contribuito a perpetuarne la memoria.
Con due twitter lanciati in rete dal profilo eln_ranpal l’ELN aveva reclamato al governo “il gesto di Pace di consegnare i resti fisici di Camilo Torres, che mantiene nascosti da 50 anni” ed alla Chiesa “il gesto chiaro e dimostrativo di riconsegnargli il suo posto come sacerdote”.
L’arcivescovo Monsalve si è dichiarato ottimista rispetto alla missione di ricerca, il cui obiettivo è quello di “poter dare cristiana sepoltura” a Camilo Torres. Non si è invece pronunciato sulla seconda richiesta del gruppo guerrigliero.

ametalli@gmail.com

