Esternazione di fine anno dello scrittore peruviano Mario Vargas Llosa che plaude alla liberalizzazione della droga e al matrimonio gay, adottati in Uruguay nel corso del 2013 e chiede al Papa di dimissionare due cardinali, gli arcivescovi di Lima e di Santo Domingo. Per il premio Nobel di letteratura sono “ammirevoli le due riforme liberali più radicali approvate dal Governo del presidente José Mujica: il matrimonio gay e la legalizzazione, regolamentazione, vendita e consumo di marihuana”. Vargas Llosa addita le due leggi agli altri governi dell’area come “esempi di politiche liberali, tanto più meritorie in quanto provengono da un governo che originariamente non credeva nella democrazia ma nella rivoluzione marxista leninista e nel modello cubano di autoritarismo verticale e partito unico”.
In altra sede, ma negli stessi giorni, Mario Vargas Llosa ha criticato con parole molto dure il cardinale peruviano Juan Luis Cipriani: “Rappresenta la chiesa più reazionaria, intollerante, fanatica e, pertanto, c’è da auspicare che la nuova politica del Vaticano arrivi fino al Perù”. Una maniera poco dissimulata di chiedere un intervento dall’alto per dimissionare il prelato peruviano. Lo stesso trattamento lo scrittore – a suo tempo candidato presidente per un fronte di destra in Perù – l’ha riservato all’arcivescovo di Santo Domingo, Nicolás de Jesús López Ródriguez, che a suo giudizio “sta appoggiando leggi razziste che privano della nazionalità dominicana 200.000 dominicani per essere figli di discendenti haitiani”.
Lo scambio di cortesie del 2010, quando Vargas Llosa ricevette il premio Nobel di Letteratura sono alle spalle. Allora il cardinale di lima oggetto degli strali odierni gli inviò una lettera di felicitazioni “per essere stato insignito con un riconoscimento di dimensioni universali che premia un lavoro lodevole e una meritoria traiettoria letteraria”. Parole che Vargas Losa disse di apprezzare.
Altri tempi. Per il cardinal Cipriani il 2014 inizia all’insegna di duri attacchi, questa volta provenienti da ambienti cattolici. L’ex presidente della conferenza episcopale peruviana Luis Bambarén non mostra affatto di voler difendere il confratello dagli strali di Vargas Llosa. Cipriani “rappresenta se stesso e la propria arcidiocesi di Lima” ha affermato, e non è pertanto “il capo della Chiesa del Perù. L’unico capo dei vescovi è il Papa” ha concluso Bambarén. Critiche di fine anno anche dall’Instituto de Defensa Legal che giudica arbitraria e incostituzionale la decisione annunciata giovedì da Cipriani di non rinnovare il mandato canonico ai professori di teologia della Pontificia università cattolica del Perù.

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