L’ORO E L’ARGENTO DEL MESSICO. Un saccheggio di minerali peggiore di quello attuato con la conquista spagnola, denuncia il quotidiano La Jornada

Miniera

Mentre si discute, in Messico, una nuova legge sugli idrocarburi la politica mineraria del governo viene posta sotto accusa. “Il saccheggio d’oro, argento e altri minerali del paese attuato in gran parte da società canadesi è superiore a quello condotto dalla Spagna negli anni della conquista e della colonia” accusa il Partito della Rivoluzione Democratica (PDR). Violare la legge, contaminare vaste aree del territorio nazionale, impiegare manodopera a basso costo e in pessime condizioni di sicurezza sul lavoro, trasferire la maggior parte della ricchezza al di fuori del territorio nazionale, questi sono i capi di accusa mossi contro le multinazionali che operano in Messico. “Le società transnazionali del settore minerario operano con un inquadramento giuridico che fissa imposte dirette dello 0,3 per cento contro il 71,1% applicato all’estrazione degli idrocarburi. L’utile è pertanto del 93,5 per cento”. La responsabilità maggiore ce l’hanno le società canadesi, che controllano il 95 per cento della produzione di oro e argento e il 97% di quella del rame.

Il tema delle concessioni minerarie in America Latina preoccupa anche le chiese dei differenti paesi. Una forte denuncia in questo senso la si è ascoltata recentemente proprio in Messico durante il convegno delle chiese delle due Americhe promosso dal Vaticano e dai Cavalieri di Colombo. In quella sede, il cardinale dell’Honduras Oscar Rodriguez de Maradiaga, coordinatore del gruppo di consiglieri del Papa, ha puntato il dito contro “lo sfruttamento delle ricchezze minerarie attuato dalle transnazionali che avvelena l’ambiente, espropria il paese delle sue ricchezze e lascia dietro di se montagne di pietre sterili”.

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