“TENEREZZA” NELLA BARACCOPOLI. La foto e la sua storia approdano nella favela di Buenos Aires che Bergoglio era solito frequentare

Il fotografo Cangas con la foto incorniciata
Il fotografo Cangas con la foto incorniciata

“Tenerezza”, lo scatto di Enrique Cangas divenuto famoso, viene esposto adesso nella villa 21-24, la favela di Buenos Aires che Bergoglio era solito frequentare. La storia della fotografia e dei suoi due protagonisti era stata ricostruita e raccontata da Terre d’America lo scorso 5 ottobre (Tenerezza). Il giovane evangelico, Juan Francisco Taborda, ventidue anni all’epoca del fotogramma (29 giugno 2006), incontrò Bergoglio altre due volte, senza riconoscere nel “prete” che si fermava a parlare con lui in portineria dove lavorava o nella cattedrale, il sacerdote che gli appoggia la testa sulla spalla nel Luna Park di Buenos Aires. Sino all’elezione, mercoledì 13 marzo 2013, quando come molti altri argentini corse in Plaza de Mayo in tempo per vederlo affacciarsi sulla loggia centrale della Basilica di San Pietro vestito di bianco. Ma anche in quel momento Juan Francisco Taborda non lo riconobbe. Dovettero passare alcuni giorni, e che qualcuno gli postasse lo scatto del fotografo Enrique Cangas sulla sua pagina Facebook per connettere le cose tra di loro. “Quando ho visto la fotografia sono rimasto senza fiato” aveva commentato.

Questa stessa fotografia, adesso, con altre 26, quasi tutte inedite, prende la strada di una mostra fotografica che è stata allestita nella Chiesa Virgen de los Milagros de Caacupé una delle baraccopoli più popolose quasi al centro della capitale argentina.

“Il mio obiettivo è mostrare che gli atteggiamenti e i gesti di Papa Francisco, quei gesti che oggi sorprendono il mondo, sono la continuazione di quello che ha fatto vedere a Buenos Aires negli anni da arcivescovo” commenta Cangas, 42 anni, docente in una scuola di Avellaneda, a pochi chilometri dal centro di Buenos Aires.

La mostra, allestita da pochi giorni, è visitata da gente umile, fa notare il fotografo che saluta gli avventori sulla porta del salone: “molti di loro conoscevano personalmente Bergoglio per averlo visto camminare nei vicoli della villa, partecipare alle feste ed entrare tante volte nelle loro case”. Anche per questo li si vede visitare la mostra con in mano delle foto che loro stessi gli hanno scattato in occasione di battesimi, prime comunioni, cresime di loro figli o di nipoti quando il cardinale andava in visita.

“E’ stato qui, è stato un padre per noi, e adesso lo è di tutto il mondo”, dice Ana, il cui figlio frequenta l’Hogar de Cristo per il recupero dei tossicodipendenti, fondato da padre José Maria di Paola. Olga mostra orgogliosa una fotografia di Bergoglio che lava i piedi al figlio, un giovedì santo. Ricorda che lo vedeva arrivare camminando. “Scendeva dall’autobus 70 e faceva tre cuadras a piedi per entrare nella villa, sempre con la sua borsa nera. Non l’ho mai visto arrivare in macchina”. Olga, anche lei con un figlio in problemi, ci tiene a precisare che “veniva per le feste della Madonna, di San Giovanni e di San Biagio”. Sanno che ogni tanto chiama per telefono qualcuno di loro. Per i compleanni soprattutto. “Gli dice di andare avanti con fede, che lui prega sempre per loro”. “Eravamo la sua famiglia, ci diceva così”, interviene María de los Angeles. Luisa vive nella villa dagli anni 70, ha conosciuto e collaborato con padre Daniel de la Sierra, l’”Angelo della bicicletta” come lo chiamavano, per essersi opposto ai bulldozer che dovevano demolire la baraccopoli negli anni della dittatura. “Padre Jorgito è nostro, io lo adoro” esclama María con gesto eloquente.

Il desiderio segreto del fotografo Enrique Cangas è quello di portare la mostra in Vaticano.

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