<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Terre d&#039;America di Alver Metalli &#187; Chiesa</title>
	<atom:link href="https://www.terredamerica.com/category/chiesa/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.terredamerica.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Thu, 01 Nov 2018 10:39:02 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.8.2</generator>
	<item>
		<title>GIUSTIZIA PER ROMERO. RIPARTONO LE INDAGINI. Dopo 38 anni d’impunità riprende il processo per identificare assassini e mandanti. E si torna a parlare di una “pista argentina”</title>
		<link>https://www.terredamerica.com/2018/10/14/giustizia-per-romero-ripartono-le-indagini-dopo-38-anni-dimpunita-riprende-il-processo-per-identificare-assassini-e-mandanti-e-si-torna-parlare-di-una-pista-argentina/</link>
		<comments>https://www.terredamerica.com/2018/10/14/giustizia-per-romero-ripartono-le-indagini-dopo-38-anni-dimpunita-riprende-il-processo-per-identificare-assassini-e-mandanti-e-si-torna-parlare-di-una-pista-argentina/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 14 Oct 2018 13:36:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alver Metalli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza 2]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://terredamerica.guestblog.it/?p=10526</guid>
		<description><![CDATA[<p>È già santo, ma gli manca la giustizia terrena. E per i suoi assassini senza nome e senza volto non potrà esserci quel perdono che la Chiesa ha promesso quando verranno identificati. Intanto il cielo del Salvador continua a lacrimare copiosamente da due settimane. Gli effetti dell’uragano Michael, dicono qui, che però non hanno impedito [&#8230;]</p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com/2018/10/14/giustizia-per-romero-ripartono-le-indagini-dopo-38-anni-dimpunita-riprende-il-processo-per-identificare-assassini-e-mandanti-e-si-torna-parlare-di-una-pista-argentina/">GIUSTIZIA PER ROMERO. RIPARTONO LE INDAGINI. Dopo 38 anni d’impunità riprende il processo per identificare assassini e mandanti. E si torna a parlare di una “pista argentina”</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com">Terre d&#039;America di Alver Metalli</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">È già santo, ma gli manca la giustizia terrena. E per i suoi assassini senza nome e senza volto non potrà esserci quel perdono che la Chiesa ha promesso quando verranno identificati. Intanto il cielo del Salvador continua a lacrimare copiosamente da due settimane. Gli effetti dell’uragano Michael, dicono qui, che però non hanno impedito il pellegrinaggio sino alla cattedrale e alla tomba di Romero, dove i salvadoregni si sono concentrati per seguire quello che il Papa faceva in piazza San Pietro con il loro illustre concittadino. Qualche giorno prima, sempre sotto la pioggia, c’è stata un’altra marcia, terminata in un luogo diverso da una piazza sacra, il Palazzo di Giustizia di San Salvador. Un pellegrinaggio devoto per accompagnare la santificazione di un martire il primo, una marcia con striscioni per reclamare una maggior celerità nel processo contro gli autori materiali e intellettuali dell’assassinio di monsignor Romero che da 38 anni sono nell’ombra.</p>
<p style="text-align: justify">Il momento per spingere verso la verità giudiziaria è ben scelto, per la canonizzazione dell’illustre vittima e per la riapertura delle indagini dopo che una sentenza del 12 maggio 2017 le ha finalmente riattivate mettendole nelle mani del giudice istruttore penale Rigoberto Chicas, quello che i salvadoregni conoscono bene per aver mandato in carcere per corruzione Antonio Saca, il loro presidente tra gli anni 2004 e il 2009. “È una persona molto seria e siamo convinti che il caso farà passi in avanti” commenta Ovidio Mauricio Gonzalez, di Tutela Legale, la storica istituzione fondata nel 1977 da monsignor Romero con il nome di Soccorso giuridico, poi trasformata in quello che è oggi dal suo amico e successore Arturo Rivera y Damas.</p>
<p style="text-align: justify">Non è facile credere che dopo quasi quattro decadi nessuno degli autori che hanno preso parte a questo crimine sia stato portato davanti ad un tribunale, e più ancora che non si sia celebrato un processo con indiziati attendibili. Ma è proprio così. Romero è anch’egli vittima della pace che voleva per il suo tormentato paese, perché gli accordi che hanno disarmato la guerriglia in Salvador nel 1992 hanno anche portato le parti in conflitto a non scavare più di tanto nelle atrocità commesse, per lasciarsele alle spalle in pro della futura concordia che sembrava finalmente di poter riuscire a conquistare. La legge di amnistia decretata dal presidente di Arena Alfredo Cristiani nel marzo 1993 ha così sepolto centinaia di processi già avviati nei tribunali del paese e stoppato la valanga che sarebbe arrivata con la nuova democrazia. Basti pensare che solo la Commissione per la Verità nella sua breve stagione si occupò di duemila casi, su 80 mila vittime seminate dalla guerra e 10 mila desaparecidos lasciati in eredità alla fine del conflitto. Poi, finalmente, la legge d’amnistia è stata dichiarata incostituzionale e derogata il 13 luglio 2016 e i processi hanno avuto via libera, anche quelli che si riferivano a casi già amnistiati. Ovidio Mauricio Gonzalez, che tra le altre cose ha certificato il trasferimento dei resti di Romero dalla vecchia tomba alla nuova con tanto di giuramento canonico l’11 marzo 2015, si dichiara soddisfatto per la riapertura e il nuovo titolare della causa. Nel suo ufficio oberato di fascicoli ci mostra uno ad uno gli 11 volumi di duecento e passa pagine ciascuno da poco consegnati nelle mani del nuovo giudice istruttore. Contengono ricostruzioni, deposizioni, testimonianze, articoli di giornali, verbali, mappe, nomi anche, e identikit, come quello del presunto assassino, alto, magro, dal volto spigoloso con barbetta e baffi descritto così da altri partecipanti del commando della morte. Una base indiziaria di grande valore che conferma o integra altri lavori come il rapporto della Commissione per la verità, che raccolse elementi praticamente conclusivi, o quello della Commissione interamericana dei diritti umani che ne ha seguito le tracce ed anche il gran volume di materiale riunito per il processo civile condotto in California, a Fresno, contro Álvaro Saravia, un nome su cui torneremo, che lo condannò a un risarcimento di 10 milioni di dollari e portò il giudice a scrivere nella sentenza che esisteva veramente uno squadrone della morte ed era comandato dal maggiore Roberto D’Abuisson. Alla domanda se il materiale riunito dalla Commissione per la verità sarebbe stato sufficiente per portare a giudizio e condannare il principale sospettato dell’assassinio, D’Aubuisson appunto, un assessore di peso della commissione, l’americano Douglas Cassel, dottore in giurisprudenza ad Harvard e oggi professore di diritto internazionale presso l&#8217;Università di Notre Dame, rispose un sì senza tentennamenti: &#8220;Se fosse stato possibile portarlo davanti a un tribunale, penso che il processo sarebbe terminato con una condanna. Nessuno dei commissari e nessuno dei tre consulenti avemmo il minimo dubbio in questo caso, perché intervistammo testimoni chiave, che sapevano cosa’era successo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Il quotidiano argentino La Nación &#8211; e anche su questo ritorneremo &#8211; pubblicò in data 14 marzo 2018 un’intervista alla sorella minore di D’Abuisson, Marisa de Martínez, con il titolo “Mi hermano, el asesino de monseñor Oscar Romero”. La donna, all’epoca assistente sociale e molto attiva nelle comunità di base del Salvador, riferisce la visita nel sanatorio dove il fratello era ricoverato il giorno prima della morte. In quell’occasione, l’ultima da vivo, gli disse: «&#8221;Devi morire in pace, ti prego, affidati a Romero, chiedigli perdono con la parte più profonda del tuo cuore&#8221;. Lui aprì gli occhi per un momento, la avvicinò a sé fino a che non fu faccia a faccia e, incapace di parlare per la malattia, cominciò a piangere”».</p>
<p style="text-align: justify">Marisa D’Abuisson de Martínez oggi è in piazza San Pietro. Prima di partire per Roma ha rilasciato un’intervista a <i>El Faro</i> che il quotidiano ha pubblicato sabato 13 ottobre, vigilia della canonizzazione di monsignor Romero. Alla domanda di Roberto Valencia, firma di punta delle inchieste del giornale, se nutra dei dubbi sulla partecipazione del fratello all’assassinio la sorella rinnova questa risposta: «Purtroppo &#8230; per le cose che Roberto stava dicendo su Monsignore, per quel taccuino che gli trovarono [la cosiddetta “Agenda Saravia”] con quei dati, penso che si arruolò in quell&#8217;organizzazione, diciamo, creata per vedere come potevano mettere da parte definitivamente Romero. E, naturalmente, la sua penultima omelia può avere spinto anche coloro che ancora avevano dei dubbi”.</p>
<p style="text-align: justify">“Secondo le risultanze della Commissione per la Verità l’organigramma delle responsabilità dell’assassinio di Romero portava ad uno squadrone della morte organizzato da D’Abuisson e finanziato dal così chiamato gruppo di Miami, delle famiglie facoltose emigrate negli Stati Uniti” aggiunge l’avvocato Mauricio Gonzalez: “Il capitano Álvaro Saravia era l’amministratore dei fondi, l’economo per così dire, dell’autista si sa chi fosse, altri nomi sono conosciuti, anche se non di tutti si può precisare il ruolo avuto nell’operazione, non c’è certezza solo su chi abbia premuto il grilletto, sospetti sì”.</p>
<p style="text-align: justify">Da Roma dove si trova per la canonizzazione, il cardinale salvadoregno Gregorio Rosa Chávez è tornato a parlare di una “connessione argentina”, almeno per ciò che si riferisce all’addestramento del tiratore che ha sparato a Romero nel pomeriggio del 24 marzo 1980. Rosa Chávez ha indicato in “un sacerdote argentino” la propria fonte. Questi gli parlò di una &#8220;una scuola per addestrare i tiratori scelti” vicino alla città di residenza e di aver saputo che “chi ha ucciso Romero è venuto da lì&#8221;. Il cardinale ha raccontato a Roma che prima dell&#8217;omicidio, il nunzio apostolico in Argentina ha ricevuto un rappresentante dell&#8217;ambasciata americana che gli ha rivelato: &#8220;Romero è in pericolo, per favore ditegli che &#8211; forse &#8211; la prossima settimana sarà assassinato&#8221;. Allora il segretario dell&#8217;ambasciata vaticana a Buenos Aires chiamò il nunzio in Costa Rica, Lajos Kada, e lui, a sua volta, chiamò l&#8217;arcivescovo&#8221;. Rosa Chávez ha completato il suo racconto romano, alla vigilia della canonizzazione, confermando che anche nel diario che Romero era solito tenere si trova il riscontro alla pista argentina: “L&#8217;arcivescovo ha scritto nel suo diario: il nunzio mi ha chiamato e mi ha detto che forse la settimana prossima sarò ucciso. E immediatamente ha offerto la sua vita”. Poi Rosa Chávez ha proseguito: «Quando sono stato amministratore apostolico dopo la morte di (l’arcivescovo Arturo) Rivera e Damas, ho scritto a questo nunzio e gli ho chiesto su questo punto: &#8220;È vero, ho avvertito Romero&#8221; mi ha risposto. Quindi abbiamo dati concreti sulla pista argentina. Anche se il nome del cecchino ancora non lo sappiamo».</p>
<p style="text-align: justify">La pista argentina non è nuova neppure per l’avvocato Ovidio Mauricio Gonzalez, che ci parla di documenti declassificati nel paese sudamericano che fanno riferimento all’assassinio di monsignor Romero. “Del resto”, osserva, “non bisogna dimenticare che i regimi militari dell’epoca erano connessi tra di loro per far fronte a quella che chiamavano minaccia comunista continentale”.</p>
<p style="text-align: justify">Al reclamo perché questa volta si proceda con decisione all’accertamento della verità storica si è aggiunto in questi giorni anche un suggerimento preciso, messo nelle mani del nuovo magistrato per le indagini. Se n’è fatto portavoce Wilfredo Medrano, anch’egli di Tutela Legale, nonché rappresentante delle vittime del Mozote, uno dei peggiori massacri della storia dell’America Latina. Medrano ha spiegato che la petizione presentata al nuovo giudice istruttore del caso Romero alla fine della manifestazione davanti al Palazzo di Giustizia contiene anche la richiesta di emettere un’allerta rossa dell’Interpol “perché venga localizzato e deportato il militare Álvaro Saravia”.</p>
<p style="text-align: justify">Álvaro Saravia è un nome che ricorre in pressoché tutti i rapporti che sono stati redatti sino ad oggi sull’assassinio di monsignor Romero. “Venne condannato civilmente negli Stati Uniti a pagare 10 milioni di dollari di indennizzo ai famigliari, si dette alla fuga e oggi risiede in Honduras in un luogo sconosciuto” riassume l’avvocato Mauricio Gonzalez. Nell’agenda che venne sequestrata in una residenza di campagna dov’era riunito un gruppo di prominenti uomini di destra figurano pagamenti effettuati a vari attori di quella che viene denominata Operazione Pina, che potrebbe essere il nome in codice dell’operativo che si è concluso con l’assassinio di monsignor Romero. “Dall’agenda risulta che Saravia avrebbe chiesto due veicoli, uno per il franco tiratore e il conduttore, ed un secondo, per chi ha supervisionato l’azione da fuori” chiarisce Mauricio Gonzalez, che ci mostra la fotocopia della pagina dell’agenda con le annotazioni dei pagamenti effettuati ai membri del commando che il 24 marzo 1980 prese parte all&#8217;assassinio. Gregorio Rosa Chavez, non ancora cardinale, nel maggio del 2015, l’anno della beatificazione di Romero, ci raccontò della “lettera di una persona che abbiamo aiutato ad uscire dal paese. È passato del tempo, finché quest’uomo è ritornato in incognito in Salvador e ha accettato di parlare con un gruppo gli avvocati peruviani che ha lavorato sul caso dell’assassinio di monsignore. Nel verbale del dialogo mancava solo un punto: chi sparò. E questo continua senza essere stato chiarito”. Il profugo rientrato in incognito era proprio l’ex-capitano Álvaro Saravia. “Un giorno mi ha telefonato e mi ha detto di voler pulire la coscienza, che stava scrivendo un libro su Romero e aveva bisogno di vedermi” ha proseguito Rosa Chávez nell’intervista del 2015 a <i>Terre d’America</i>. “Non sapevo se credergli. Gli ho chiesto una prova. Mi ha mandato un emissario con una lettera firmata da lui. Poi è successo qualcosa di inaspettato, un giornalista lo intercettò. E a lui ha raccontato tutto”.</p>
<p style="text-align: justify">Il giornalista è Carlos Dada, fondatore e direttore del quotidiano on-line di El Salvador <i>El Faro</i> e il “tutto” lo si può leggere nell’intervista uscita con il titolo “Así matamos a monseñor Romero” il 22 marzo 2010. Nell’intervista Saravia dichiara di non aver partecipato alla pianificazione dell’assassinio, di non conoscere il cecchino, ma di averlo visto “entrare nell’auto”, di avere la barba, di avergli consegnato “personalmente mille <i>colones</i> che D’Abuisson aveva chiesto in prestito a Eduardo Lemus O´byrne”. D’Abuisson un paio di anni dopo l’assassinio di Romero fondò il partito Arena (Alianza Republicana Nacionalista) e ne divenne il massimo leader. Fu anche presidente dell&#8217;Assemblea costituente del 1983 e un membro di spicco della Lega mondiale anticomunista. Morì nel 1992 di cancro alla gola all’età di 47 anni, dopo aver portato il partito alla presidenza di El Salvador e poco prima della firma degli Accordi di pace che misero fine alla guerra civile in El Salvador.</p>
<p style="text-align: justify">Tra sospettati già morti, suicidi o suicidati, testimoni spariti, depistaggi vari adesso l’indagine sull’assassinio dell’uomo che Papa Francesco ha fatto santo può riprendere il cammino verso la verità. Perché la Chiesa – come ha ripetuto anche in questi giorni il cardinale Rosa Chavez – “vuole perdonare, ma l’elemento giustizia è condizione per il perdono”.</p>
<p style="text-align: justify"> <b><span style="text-decoration: underline">Articoli precedenti:</span></b></p>
<p style="text-align: justify"> <a href="http://www.terredamerica.com/2018/10/09/mentre-roma-il-papa-fara-santo-romero-salvador-ecco-il-programma-ufficiale-vigilia-di-festa-e-una-grande-processione-nella-notte-del-13-ottobre/" target="_blank">MENTRE A ROMA IL PAPA FARÁ SANTO ROMERO, IN SALVADOR… Ecco il programma ufficiale: vigilia di festa e una grande processione nella notte del 13 ottobre</a></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.terredamerica.com/2018/10/11/san-romero-tra-paolo-vi-e-francesco-il-primo-era-per-lui-il-cuore-pulsante-della-chiesa-il-secondo-lha-fatto-santo-oggi-vivrebbe-gli-attacchi-papa-francesco-co/" target="_blank"><span style="font-size: 1em">SAN ROMERO TRA PAOLO VI E FRANCESCO. Il primo era per lui il “cuore pulsante della Chiesa”, il secondo l’ha fatto santo. “Oggi vivrebbe gli attacchi a papa Francesco con lo stesso dolore con cui ha vissuto quelli a Paolo VI”</span></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com/2018/10/14/giustizia-per-romero-ripartono-le-indagini-dopo-38-anni-dimpunita-riprende-il-processo-per-identificare-assassini-e-mandanti-e-si-torna-parlare-di-una-pista-argentina/">GIUSTIZIA PER ROMERO. RIPARTONO LE INDAGINI. Dopo 38 anni d’impunità riprende il processo per identificare assassini e mandanti. E si torna a parlare di una “pista argentina”</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com">Terre d&#039;America di Alver Metalli</a>.</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.terredamerica.com/2018/10/14/giustizia-per-romero-ripartono-le-indagini-dopo-38-anni-dimpunita-riprende-il-processo-per-identificare-assassini-e-mandanti-e-si-torna-parlare-di-una-pista-argentina/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>12 OTTOBRE. NASCE L’AMERICA MODERNA. Diritti dei popoli, liberazione, democrazia, integralismi, poveri, nella riflessione del filosofo uruguayano Methol Ferré</title>
		<link>https://www.terredamerica.com/2018/10/12/12-ottobre-nasce-lamerica-moderna-diritti-dei-popoli-liberazione-democrazia-integralismi-poveri-nella-riflessione-del-filosofo-uruguayano-methol-ferre/</link>
		<comments>https://www.terredamerica.com/2018/10/12/12-ottobre-nasce-lamerica-moderna-diritti-dei-popoli-liberazione-democrazia-integralismi-poveri-nella-riflessione-del-filosofo-uruguayano-methol-ferre/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 11 Oct 2018 22:11:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alver Metalli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://terredamerica.guestblog.it/?p=9303</guid>
		<description><![CDATA[<p>METHOL FERRÉ: C’è un pensiero che risale al momento generativo dell’America Latina in quanto soggetto storico autocosciente, e a cui abbiamo già accennato parlando delle principali polemiche teologiche: è la grande discussione sull’evangelizzazione degli indigeni che si è svolta nel corso della prima metà del XVI secolo. Fu un dibattito aspro, di grande intensità, che [&#8230;]</p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com/2018/10/12/12-ottobre-nasce-lamerica-moderna-diritti-dei-popoli-liberazione-democrazia-integralismi-poveri-nella-riflessione-del-filosofo-uruguayano-methol-ferre/">12 OTTOBRE. NASCE L’AMERICA MODERNA. Diritti dei popoli, liberazione, democrazia, integralismi, poveri, nella riflessione del filosofo uruguayano Methol Ferré</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com">Terre d&#039;America di Alver Metalli</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">METHOL FERRÉ: C’è un pensiero che risale al momento generativo dell’America Latina in quanto soggetto storico autocosciente, e a cui abbiamo già accennato parlando delle principali polemiche teologiche: è la grande discussione sull’evangelizzazione degli indigeni che si è svolta nel corso della prima metà del XVI secolo. Fu un dibattito aspro, di grande intensità, che coinvolse le migliori menti dell’epoca. I teologi che vi intervennero furono quasi tutti spagnoli, ma la ricaduta della controversia sul Nuovo Mondo fu decisiva; a giusto titolo può essere annoverata tra le riflessioni fondanti la Chiesa latinoamericana, che hanno fissato il corso e stabilito la direzione futura del cattolicesimo in queste terre.</p>
<p style="text-align: justify">La discussione fu così accanita e prolungata che dal XVI secolo trapassò nel secolo seguente; grazie ad essa gli indios delle terre scoperte e conquistate vennero alfine considerati liberi vassalli della Corona spagnola nel territorio del Nuovo Mondo. Che poi nella pratica tale principio venisse contraddetto in maggior o minor misura in un luogo delle Indie o nell’altro, che i missionari dovessero denunciare gli abusi di conquistadores, che i coloni facessero il bello e cattivo tempo approfittando della lontananza dalla madrepatria, questo non inficia il fatto che abbia ispirato una legislazione indigena molto avanzata sul piano dei diritti umani.</p>
<p style="text-align: justify">Il dibattito a cui mi riferisco fu un momento privilegiato, propulsivo, del processo di gestazione dei diritti umani in America Latina, che confluirà nella formazione del pensiero giuridico europeo. Le cosiddette leggi delle Indie saranno espressione della seconda scolastica rinascimentale e barocca che va da Vitoria a Suàrez e che comprende tanto l’inizio della globalizzazione mondiale con il diritto delle genti, quanto la risposta del Concilio di Trento alla sfida della riforma protestante.</p>
<p style="text-align: justify">Un onesto illuminista contemporaneo come Jürgen Habermas, lo riconosce proprio discutendone con Ratzinger. In un momento del dialogo che i due intellettuali hanno tenuto a Monaco all’inizio del 2004, Habermas parla del liberalismo politico e dei fondamenti normativi dello stato democratico osservando che «la storia della teologia cristiana nel Medio evo, specialmente la tarda scolastica spagnola, si inquadra certamente nella genealogia dei diritti umani». Ed effettivamente è così; nella scolastica di Vitoria prende forma il primo diritto dei popoli di nuova scoperta. Ratzinger gli risponde a sua volta parlando della gestazione dell’idea di diritto naturale, collocandola nel momento in cui il mondo europeo-cristiano deborda le proprie frontiere e si lancia alla scoperta dell’America. «In quel momento – disse &#8211; si è entrati in contatto con popoli estranei alla trama della fede e del diritto cristiani, che sino ad allora era stata l’origine e il modello della legge per tutti. Non c’era nulla in comune con questi popoli sul terreno giuridico». «Ma ciò significa forse – si chiese Ratzinger -che erano carenti di leggi, come alcuni sostennero, o piuttosto si doveva postulare l’esistenza di un diritto che, situato al di sopra di tutti i sistemi giuridici, vincolasse e guidasse gli esseri umani quando entravano in contatto con culture differenti? Davanti a questa situazione – sostenne Ratzinger nella discussione &#8211; Francisco de Vitoria dette il nome a un’idea che già stava fluttuando nell’ambiente: quella del “jus gentium” (letteralmente il diritto dei popoli), dove la parola “gentes” si associa, soprattutto, all’idea di pagani, di non cristiani. Si tratta di una concezione del diritto come qualcosa di previo alla concezione cristiana dello stesso, che deve regolare il corretto rapporto tra tutti i popoli».</p>
<p style="text-align: justify">Habermas, che rappresenta la tradizione più alta dell’illuminismo nel mondo contemporaneo, riconosce l’importanza del diritto naturale nella definizione dei diritti umani e nella gestazione della democrazia e quindi legittima una possibile concordia con la tradizione cristiana.</p>
<p style="text-align: justify">Ci furono diversi altri momenti di dibattito nel corso della storia moderna dell’America Latina, più nel segno di un’assimilazione di acquisizioni e tappe del pensiero proprio delle Chiese europee, ma pur sempre un’assunzione operata dall’interno dello spazio culturale latinoamericano. Quindi venne l’epoca dell’anticlericalismo del secolo XIX, e subito dopo la benefica influenza di Maritain nella vita intellettuale latinoamericana, soprattutto a partire da “Umanesimo integrale” del 1936, che implicò una polemica intensa con settori integristi e conservatori latinoamericani. I cattolici dell’America Latina presero atto della nuova situazione, riconobbero le virtù dello stato liberale che si era affermato ovunque e cominciarono a porre la questione della libertà religiosa in termini finalmente nuovi e maturi, non più reattivi bensì tendenzialmente assuntivi.</p>
<p style="text-align: justify">Maritain e le democrazie cristiane che a lui si ispirarono stabilirono le condizioni perché si comprendesse e si assumesse, anche in America Latina, la Dichiarazione sulla libertà religiosa fatta nel Vaticano II. Da questo punto di vista il Concilio può essere considerato il risultato di una terza scolastica, che coinvolge pensatori come Przywara, Maritain, Rahner, Balthasar, Lonergan e altri non di origine tomista come Blondel, Guardini, Guitton, e lo stesso Ratzinger. Il dibattito Ratzinger-Habermas mostra l’avanzamento del dialogo e le possibilità di incontro del meglio del pensiero cattolico e del miglior pensiero laico-illuminista.</p>
<p style="text-align: justify">Nella visione di questi due esponenti lo stato liberale democratico diviene un ambito di vincoli, di legittimazioni, di riconoscimenti, di garanzie per tutti. Habermas può ben dire che «nelle società pluraliste dotate di una costituzione liberale, il concetto di tolleranza forza i credenti a comprendere, nel loro rapporto con i non credenti o credenti di altre religioni, che debbono fare i conti, ragionevolmente, con il disaccordo persistente di costoro; ma d’altro canto, nella cornice di una cultura politica liberale si forzano anche i non credenti ad assumere questa stessa possibilità nel loro rapporto con i credenti». Argomenti a cui Ratzinger può rispondere, citando Kurt Hubner, che «occorre liberarsi dell’idea enormemente falsa che la fede non abbia nulla da dire agli uomini di oggi, perché contraddice il loro concetto umanista di ragione, di illuminismo e di libertà». Al contrario Ratzinger parla di «rapporto correlativo tra ragione e fede, ragione e religione», chiamate «a depurarsi e redimersi reciprocamente», bisognose come sono una dell’altra.</p>
<p style="text-align: justify">La convergenza dialogica tra questi due esponenti di rilievo, raggiunta e dichiarata adesso, all’inizio di questo nuovo secolo, è possibile solo grazie al Concilio Vaticano II.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>Un inciso a partire da quello che ha detto di Maritain e della polemica con l’integralismo. Lei vede dell’integralismo in America Latina? </i></b></p>
<p style="text-align: justify">Si è già detto che il pensiero latinoamericano è stato lungamente tributario e dipendente dall’Europa, tanto nell’ordine secolare come nell’ordine religioso. Quanto più un intellettuale era colto, più era subordinato a logiche interpretative esterne, anche per ciò che si riferiva a fenomeni latinoamericani, come l’integralismo, appunto.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>Perché chiama integralismo la subordinazione?</i></b></p>
<p style="text-align: justify">No, la subordinazione non è sinonimo di integralismo; ma fatalmente, se in Europa si diffondevano correnti integraliste, qua succedeva lo stesso, nel senso che le categorie di moderno e antimoderno, per esempio, venivano usate per interpretare la realtà anche in questi territori lontani. L’antimodernismo latinoamericano guardava alla cristianità europea come ad un modello eterno di cristianesimo, spingendo i cattolici, di conseguenza, verso rivendicazioni volte alla restaurazione di una cristianità in via di trasformazione e crisi. Ci furono degli autori latinoamericani che teorizzarono la perpetuità delle forme catto europee, contro l’idea che fossero storicamente contingenti.</p>
<p style="text-align: justify">I cattolici integralisti si proponevano di difendere l’indipendenza della Chiesa dallo stato – che era effettivamente minacciata e compressa &#8211; e con essa finivano col difendere anche delle forme di cristianità obsolete. Gli anticlericali, a loro volta, difendevano uno stato liberale onnipotente che ereditava la pretesa di sottomettere la Chiesa al modo dell’assolutismo monarchico. Molta nostra storia di fine ottocento, inizi del novecento è punteggiata dallo scontro di questi due integralismi che si alimentavano reciprocamente in altre latitudini.</p>
<p style="text-align: justify">Oggi la questione è diversa: non necessariamente i fenomeni ecclesiali che hanno l’epicentro in un luogo geografico, si ripetono alla periferia negli stessi termini. La periferia è più autocosciente di essere periferia, più critica.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>Mi pare che questo ragionamento obblighi a rimescolare dei concetti che in un tempo non remoto si usavano molto; mi riferisco a categorie come “progressista” e “conservatore”. Sembravano concetti precisi, dal potere definitorio esaustivo. Che impressione le fanno, oggi, questi stessi concetti? </i></b></p>
<p style="text-align: justify">«Progressisti contro conservatori» ha una generalità tale che non serve a molto come categoria definitoria, salvo che la si specifichi, che la si faccia operare con modalità storiche reali.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>E in ambito ecclesiale? Le sembra che servano a chiarire, a comprendere? Possono avere un valore esplicativo, una qualche attualità ancora oggi? </i></b><b></b></p>
<p style="text-align: justify">Molto scarsa. Negli anni del Concilio Vaticano II e in quelli successivi designavano dei modi di affrontare la realtà che accentuavano elementi precedenti al Concilio, in un caso, o posteriori, in un altro. I conservatori frenavano, i progressisti esageravano e acceleravano le novità. Perché le due categorie che segnala possano mantenere una qualche validità, vanno ricostituite e applicate ad altro. Non so, al modo di evangelizzare per esempio.</p>
<p style="text-align: justify">Le caratteristiche nuove della missione, come volontà di presenza negli ambienti, come attenzione alle università, alla città, saranno appoggiate da taluni e contrastate da altri, che hanno nostalgia di forme precedenti. Insomma: è in ordine ai contenuti che il binomio progressista-conservatore può ricoprire una qualche utilità indicativa.</p>
<p style="text-align: justify">Oggi trovo che i supposti progressismi ostentano un’enfasi che dipende molto dalle interpretazioni suggerite dal potere che esercita la maggior egemonia. Vedo anche in ciò la decomposizione ideologica della sinistra di cui si è già parlato.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>Queste categorie hanno un valore esplicativo scarso, lei dice. Ossia, più che invalidarle, oggi andrebbero ricostituite</i></b><i>?</i></p>
<p style="text-align: justify">E riferite, perché possano mantenere un certo valore, al grado di comprensione della missione della Chiesa nelle circostanze storiche dell’America Latina di cui stiamo discutendo.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>Considera la riflessione sulla liberazione il primo apporto specificamente latinoamericano? </i></b></p>
<p style="text-align: justify">La tematica della liberazione rimbalza nelle diverse direzioni geografiche in qualche modo a partire dalla guerra mondiale in Europa contro il nazifascismo. Appartiene al linguaggio proprio della resistenza francese. Poi, della parola, se ne appropriò quel gigantesco processo di decolonizzazione che seguì la seconda Guerra mondiale, passò in Indocina alle lotte anti-francesi e anti-americane, e proseguì in Africa, designando le lotte per l’indipendenza delle colonie olandesi, francesi, inglesi e portoghesi.</p>
<p style="text-align: justify">Ricordo che nel 1955, durante l’assemblea in cui venne a configurarsi l’odierno CELAM, furono tenute diverse conferenze ai vescovi partecipanti; una s’intitolava “Eucaristia e liberazione”. Quello stesso anno apparve una originale opera del gesuita francese de Finance intitolata “Existence et liberté”. Interi capitoli erano dedicati ai processi di emancipazione, nel tentativo di elaborare una vera e propria filosofia della liberazione. Nella mia evoluzione intellettuale questo pensiero ha avuto molta importanza e non ho mai mancato di visitare padre de Finance nel corso dei viaggi a Roma.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>Sta parlando di una riflessione teologica che prosegue nel Concilio Vaticano II?</i></b></p>
<p style="text-align: justify">In realtà lo sfiora appena; l’esiguità e la modestia della partecipazione latinoamericana non ha permesso che vi avesse un ruolo più centrale.</p>
<p style="text-align: justify">Giovanni XXIII sollevò la questione dei poveri all’inizio del Concilio. Ricordo ancora quella sua frase stentorea: «Davanti ai paesi sottosviluppati la Chiesa si presenta com’è e vuole essere: la Chiesa di tutti, e soprattutto dei poveri». C’è chi propose – come il cardinal Lercaro – che quello dei poveri diventasse il filo conduttore del Concilio. La proposta non passò, ma provocò e ottenne forti echi. In Paul Gauthier, per esempio, che in Palestina scrisse un libro, “Gesù, il carpentiere di Nazareth”, che venne pubblicato durante la prima sessione del Concilio. Le sue riflessioni ricevettero un’accoglienza molto favorevole da parte della delegazione dei vescovi latinoamericani, guidata dal brasiliano Dom Helder Camara e dal cileno Francisco Larraín, che in varie occasioni si riunirono tra di loro e con il padre Gauthier.</p>
<p style="text-align: justify">Quest’ultimo terrà ai padri conciliari di lingua spagnola varie conferenze che verranno poi raccolte in volume con il titolo «La pauvreté dans le monde». Il libro verrà pubblicato alla fine del Concilio, nel 1965, e rimbalzerà con forza in America Latina. Lì si anticipano temi fondamentali che si svilupperanno negli anni a venire, compresa la teologia della liberazione nelle diverse linee che ha poi seguito questo pensiero.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>Se ho ben capito, questa riflessione sui poveri e la liberazione muove i primi passi poco prima del Concilio, tocca il Vaticano II, ritorna in America Latina con più forza.</i></b></p>
<p style="text-align: justify">É interessante ripercorrere il cammino che compie. Montini, che con il cardinal Suenens ebbe voce in capitolo nel Concilio allorché si trattò di discutere la logica con cui andava strutturato, una volta divenuto Paolo VI avvertì la necessità di integrare quel grande documento conciliare che è la “Gaudium et spes”. Mi riferisco alla redazione della “Populorum progressio”, nel 1966, con la quale – già Papa &#8211; reintroduce il tema della povertà, del terzo mondo, dei paesi sottosviluppati e in via di sviluppo nella riflessione ecclesiale.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>Quindi annovera Paolo VI come un punto forte lungo quella linea che lei chiama “tradizione teologica latinoamericana”.</i></b></p>
<p style="text-align: justify">É colui che conduce per mano la Chiesa latinoamericana nell’assimilazione del Concilio. Con la “Populorum progressio” Paolo VI apre il Concilio all’America Latina.</p>
<p style="text-align: justify">Nel discorso inaugurale della Conferenza di Medellín, Paolo VI richiamerà vari testi prodotti in America Latina; li cita dettagliatamente nella sua prolusione ponendoli a fianco della sua stessa enciclica, quasi a voler dare loro un analogo valore. Sono testi dell’episcopato boliviano, di quello brasiliano, cileno e messicano di cui il Papa raccomanda lo studio e la lettura assieme alla “Populorum progressio”. Questi testi sono tutti centrati sul tema della povertà e della liberazione.</p>
<p style="text-align: justify">In questa occasione, parlando a tutta la Chiesa latinoamericana riunita in Colombia, il Papa indica e conferma lo «sforzo onesto inteso a promuovere il rinnovamento e la promozione dei poveri e di quanti vivono in condizione di inferiorità umana e sociale». Senza ricorrere alla violenza rivoluzionaria. Lo dirà con queste parole indimenticabili: «Né l’odio né la violenza sono lo sforzo della nostra carità».</p>
<p style="text-align: justify">Questo appello è costato molto al Papa e molto alla Chiesa dell’America Latina, perché ci fu una moltitudine di giovani cattolici che presero la strada della guerriglia. Ancora mi addolora pensare a tanti ragazzi che ho conosciuto, peruviani, messicani, cileni, uruguayani, argentini, che sono morti oppure hanno avuto le vite rovinate. Fu una testimonianza veramente eroica quella di Paolo VI, che – è giusto ripeterlo &#8211; fu colui che avvicinò il Concilio all’America Latina riprendendo con convinzione quegli accenti sulla povertà e la liberazione propri della riflessione della Chiesa latinoamericana e nel Vaticano II appena accennati.</p>
<p style="text-align: justify">Paolo VI giudicò importante, nel quadro della “Gaudium et spes”, ampliare la questione sociale. Poi, negli anni ’70, l’“Evangelii Nuntiandi” completerà l’assimilazione dell’insieme Concilio. Questa costituzione apostolica ebbe il ruolo di unificare intimamente, nella Conferenza che succedette a Medellín, quella di Puebla, i due testi base del Vaticano II: “Lumen Gentium” e “Gaudium et spes”. In qualche modo l’“Evangelii Nuntiandi” fu una sintesi riassuntiva e semplice che contribuì alla diffusione del Concilio tra di noi.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo di allora la scelta preferenziale per i poveri verrà fatta propria da tutta la Chiesa dell’America Latina.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>Ad un certo punto di questi dialoghi lei ha fatto questa affermazione: «A me pare che sia finalmente possibile legare in forma intima l’evangelizzazione del nucleo universitario della società moderna con l’opzione preferenziale per i poveri…».</i></b><b></b></p>
<p style="text-align: justify">Cioè non in modo estrinseco, prendendo gli elementi principali di una cultura che si genera al di fuori di un principio cristiano totalizzante e sovrapponendoli ipso facto ad una condizione di arretratezza, oppure – ma il risultato è ugualmente insoddisfacente &#8211; elevando l’arretratezza così com’è a principio di cultura. Negli anni settanta – lo abbiamo visto &#8211; è stato un po’ così.</p>
<p style="text-align: justify">Chiesa-università-poveri devono essere posti su una linea di continuità. In considerazione del fatto che il lavoro, anche manuale, è sempre più “pensiero”. L’idea cristiana del lavoro porta ad intervenire sulla realtà così com’è modificandola alla luce dell’immagine ideale che deriva dall’essere compagni della creazione. E questa è una questione di consapevolezza, cioè di cultura, dunque di educazione.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>«La Chiesa latinoamericana – ha sostenuto &#8211; più di qualsiasi altro soggetto, ha la possibilità di riprendere questo legame in termini nuovi». Cosa vuol dire “in termini nuovi”? </i></b><b></b></p>
<p style="text-align: justify">Con la coscienza del momento storico che l’America Latina sta vivendo. A mio modo di vedere nei prossimi vent’anni si gioca la possibilità storica di superare l’attuale condizione di arretratezza del continente; e questa possibilità è in buona parte legata al processo d’ integrazione, se esso si realizza oppure no nelle sue esigenze di base. Per superare l’arretratezza l’orizzonte, le energie, devono essere unificati.</p>
<p style="text-align: justify">Da: Alberto Methol Ferré-Alver Metalli, <i>Il Papa e il Filosofo</i>, Cantagalli, Siena 2013. Edizione precedente: <i>L’America Latina del XXI secolo</i>, Torino, Marietti, 2006</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com/2018/10/12/12-ottobre-nasce-lamerica-moderna-diritti-dei-popoli-liberazione-democrazia-integralismi-poveri-nella-riflessione-del-filosofo-uruguayano-methol-ferre/">12 OTTOBRE. NASCE L’AMERICA MODERNA. Diritti dei popoli, liberazione, democrazia, integralismi, poveri, nella riflessione del filosofo uruguayano Methol Ferré</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com">Terre d&#039;America di Alver Metalli</a>.</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.terredamerica.com/2018/10/12/12-ottobre-nasce-lamerica-moderna-diritti-dei-popoli-liberazione-democrazia-integralismi-poveri-nella-riflessione-del-filosofo-uruguayano-methol-ferre/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>SAN ROMERO TRA PAOLO VI E FRANCESCO. Il primo era per lui il “cuore pulsante della Chiesa”, il secondo l’ha fatto santo. “Oggi vivrebbe gli attacchi a papa Francesco con lo stesso dolore con cui ha vissuto quelli a Paolo VI”</title>
		<link>https://www.terredamerica.com/2018/10/11/san-romero-tra-paolo-vi-e-francesco-il-primo-era-per-lui-il-cuore-pulsante-della-chiesa-il-secondo-lha-fatto-santo-oggi-vivrebbe-gli-attacchi-papa-francesco-co/</link>
		<comments>https://www.terredamerica.com/2018/10/11/san-romero-tra-paolo-vi-e-francesco-il-primo-era-per-lui-il-cuore-pulsante-della-chiesa-il-secondo-lha-fatto-santo-oggi-vivrebbe-gli-attacchi-papa-francesco-co/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 11 Oct 2018 01:07:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alver Metalli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza 2]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://terredamerica.guestblog.it/?p=10518</guid>
		<description><![CDATA[<p>Un pezzetto di El Salvador sta lasciando il paese a piccoli sciami dall’aeroporto internazionale monsignor Romero con scalo a Roma. Sono coloro che alla canonizzazione del beato Romero devono esserci, i vescovi, il cardinale Rosa Chávez, alcuni rappresentanti del governo, i familiari viventi del ramo materno di donna Guadalupe Galdámez e del paterno don Santos [&#8230;]</p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com/2018/10/11/san-romero-tra-paolo-vi-e-francesco-il-primo-era-per-lui-il-cuore-pulsante-della-chiesa-il-secondo-lha-fatto-santo-oggi-vivrebbe-gli-attacchi-papa-francesco-co/">SAN ROMERO TRA PAOLO VI E FRANCESCO. Il primo era per lui il “cuore pulsante della Chiesa”, il secondo l’ha fatto santo. “Oggi vivrebbe gli attacchi a papa Francesco con lo stesso dolore con cui ha vissuto quelli a Paolo VI”</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com">Terre d&#039;America di Alver Metalli</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Un pezzetto di El Salvador sta lasciando il paese a piccoli sciami dall’aeroporto internazionale monsignor Romero con scalo a Roma. Sono coloro che alla canonizzazione del beato Romero devono esserci, i vescovi, il cardinale Rosa Chávez, alcuni rappresentanti del governo, i familiari viventi del ramo materno di donna Guadalupe Galdámez e del paterno don Santos Romero, poi tantissimi altri che possono permettersi di fare il viaggio intercontinentale, ma anche chi non potrebbe permetterselo ed ha deciso di dar fondo ai risparmi di una vita per partecipare di persona ad un momento che per El Salvador storico lo è di certo. Cinquemila connazionali, assicura il cardinale Gregorio Rosa Chávez, più altri duemila che arriveranno da tante parti del mondo dove questo popolo di migranti che sono i salvadoregni si è stabilito nel corso dei difficili anni della guerra civile. C’è però un altro pezzo di popolazione, ben più numeroso di quello viaggiante, che si prepara al pellegrinaggio in loco, quello che la notte tra sabato e domenica partirà da piazza Salvador del Mundo per accompagnare la cerimonia romana fino al luogo dove ci sono i resti di Romero, nel sottosuolo della cattedrale metropolitana di San Salvador. Quattro chilometri più o meno che sfioreranno la piccola cappella della Divina Provvidenza dove Romero viveva e dove è stato assassinato in un caldo pomeriggio di 38 anni fa mentre celebrava messa per il primo anniversario della scomparsa di Sara Meardi de Pinto, la madre di un amico che dirigeva un quotidiano salvadoregno.</p>
<p style="text-align: justify">Non è cambiata molto da quel 24 marzo la piccola cappella che sorge giusto di fianco all’ospedale per malati terminali di cancro dedicato alla provvidenza divina. A sinistra dell’altare c’è la sbiadita Madonna di Guadalupe di allora, la facciata è stata riverniciata mantenendo la primitiva tonalità bianco-sporco ed una rampa per handicappati adesso arriva sino alla soglia della chiesa, perché sono molti i disabili che visitano “l’area martoriale” come vengono chiamati i pochi metri quadrati attorno all’altare che verranno recintati prossimamente. La strada che passa davanti all’ingresso della cappella, <i>calle</i> dell’ospedalino la chiamano i locali, fino al parcheggio dell’ospedale è pulita e piastrellata con materiali antiscivolo che all’epoca non c’erano. Ospedale e cappella sono quasi un tutt’uno, separati solo da piante floreali dai colori sgargianti che non fanno certo pensare alla scena di un assassinio atroce con i suoi semioscuri autori celati nell’ombra. E invece sembra di vederla la Volkswagen Passat che transita una prima volta davanti alla cappella, posteggia sul piazzale di fronte all’ospedale, torna indietro e si ferma sul ciglio della strada proprio di fronte alla porta aperta, il finestrino che si abbassa, la sottile canna del fucile di precisione che sporge alcuni centimetri, lo sparo, il piccolo proiettile calibro.22 che percorre i trenta metri e dieci centimetri di distanza per conficcarsi nel torace del celebrante mentre distende il corporale sull’altare poco prima di iniziare la consacrazione delle ostie. Madre Luz Isabel Cueva, una religiosa messicana molto vicina a Romero che si prendeva cura dei malati terminali nel vicino ospedale ricorderà così quel momento. “Si sentì l’esplosione di una bomba, non so perché. Vidi una nuvola bianca che gli coprì la faccia. <i>Monseñor</i> afferrò la tovaglia e la tirò indietro, il ciborio si rovesciò e si dispersero le ostie senza essere state consacrate. In quel momento monsignore cadde a faccia in su, ai piedi del Cristo”. L’auto con il cecchino e l’autista riparte e passa davanti alla casa di Romero per poi percorrere un tratto di <i>avenida</i> del Rocio, immettersi in <i>avenida</i> Toluca e scomparire nel traffico della capitale salvadoregna.</p>
<p style="text-align: justify">La casa dove viveva monsignor Romero dista non più di settanta metri dalla cappella dove celebrava. Fu costruita dalle monache carmelitane poco dopo che Romero, arcivescovo di recente nomina, rifiutò di vivere nel palazzo arcivescovile come un papa Francesco ante litteram. Mentre lo stavano costruendo, dormiva in una piccola stanza dietro l&#8217;altare della cappella dove celebrava messa per le suore e dove è stato assassinato. Oltrepassando il portone d’ingresso c’è ancora la Toyota Corona che era solito usare, ed una parete tappezzata di ex voto che da tempo non ha più un solo centimetro libero per aggiungervene un altro.</p>
<p style="text-align: justify">All’interno della casa, in una teca di vetro, è appesa la camicia grigia perforata da un forellino sotto il taschino sinistro che indossava il giorno fatidico della morte. Un buchetto millimetrico circondato da una macchia di sangue essiccato da cui è penetrato il piccolo proiettile che ha fatto scempio delle viscere soffocando la vittima nel proprio sangue. Ma è la stanza di Romero che colpisce per la sua essenzialità, non più di due metri quadrati, una piccola scrivania con sopra la copia in gesso di una pietà, la macchina da scrivere IBM a tasti meccanici, un registratore Bigston a cassetta con microfono incorporato dove registrava il diario, una pratica costante di tutta la vita che solo lo sparo ha interrotto. Un’unica foto sul comodino, un ritratto classico di Paolo VI di 10 cm per 15 e alla parete, appeso, un portaritratti in vetro comune con nove fotografie, tutte di Romero con il “suo” Papa.</p>
<p style="text-align: justify">Uniti in vita e in morte. Uniti nella santità che un papa latino-americano proclamerà domenica mattina. E uniti dal martirio, come dirà il postulatore di Romero il vescovo italiano Vincenzo Paglia. Una comparazione molto indovinata anche per il gesuita padre Bartolomeo Sorge, perché “uno ha dato la vita per la Chiesa promovendo il Concilio Vaticano II nonostante le critiche, le offese, il danno arrecato alla sua persona, l’altro amando Paolo VI e la rotta lungo cui voleva incamminare la Chiesa”. E di martirio, come si ricorderà, ha parlato anche il Papa regnante ai partecipanti al pellegrinaggio da El Salvador in ringraziamento per la beatificazione di Romero, il 23 maggio 2015: “Il martirio di mons. Romero non fu solo nel momento della sua morte: iniziò prima, ma iniziò con le sofferenze per le persecuzioni precedenti alla sua morte e continuò anche posteriormente perché non bastava che fosse morto: fu diffamato, calunniato, infangato. Il suo martirio continuò anche per mano dei suoi fratelli nel sacerdozio e nell’episcopato”.</p>
<p style="text-align: justify">Il rapporto di Romero con Paolo VI è di straordinaria importanza nella vita del santo salvadoregno. Ne trarrà ispirazione negli anni della gioventù, ne riceverà conforto nei momenti difficili, e difesa dagli attacchi. “Tra loro c’è stata una relazione maestro-alunno” ci dice il sacerdote Rafael Urrutia, che ha propiziato per una vita la conclusione a cui si è giunti oggi con un Papa latino-americano. “Romero si era affezionato molto all’insegnamento di Paolo VI, che lo eleverà all’episcopato come vescovo di Santiago de María, poi ausiliare e arcivescovo di San Salvador”. Urrutia considera che non si possa capire Romero senza “le tre devozioni che alimentarono il suo fruttuoso ministero: il Santissimo Sacramento, la Beata Vergine Maria e la Chiesa, che materializzava nella persona del Papa”». Il suo lemma episcopale <i>Sentir con la Iglesia</i> (sentire con la chiesa, avere gli stessi sentimenti) per Romero si traduceva in un “sentire con il Papa”. Più tardi aggiungerà nella vita da arcivescovo una quarta devozione quella al Sacro Cuore di Gesù, a cui aveva consacrato tutta la sua vita e che rinnovava tutti i mesi».</p>
<p style="text-align: justify">Urrutia è parroco di una popolosa parrocchia che oggi porta il nome di Romero. Lì custodisce archivi importanti che tanto sono serviti alla causa di canonizzazione. Estrae qualche foglio da un corposo volume che raccoglie tutte le omelie pronunciate da Romero. «Il 2 luglio 1978, Monsignor Romero riprese la sua solita predicazione domenicale, dopo un viaggio che dovette fare a Roma per chiarire a papa Paolo VI &#8220;alcuni fraintendimenti derivanti da informazioni false o interessate&#8221;» spiega Urrutia. «Gli piaceva molto trascorrere qualche giorno a Roma con il successore di Pietro, che gli dava l&#8217;opportunità di sentirsi con la Chiesa e di vivere molto da vicino la comunione con il Romano Pontefice, &#8220;perché là dove sanno già quanto amo e sostengo la Sede del Successore di Pietro, non potrebbero dubitare della mia fedeltà al Papa&#8221; commentava con i suoi». A Roma ebbe un incontro riconfortante con Paolo VI. «Una volta in patria, nella celebrazione di quel giorno, parla al suo popolo dell’esperienza vissuta a Roma come di un tornare al cuore della Chiesa, a nutrirsi del sangue stesso della Chiesa personificata in Paolo VI». Urrutia legge: &#8220;Quando vedevo circolare accanto alla tomba di San Pietro o accanto alla cattedra del Papa pellegrinaggi da ogni parte del mondo, mi sembrava qualcosa così come il flusso sanguigno dell&#8217;umanità che passa attraverso il cuore per ossigenare tutta la Chiesa. Perché questo è il Papa: il cuore della Chiesa!&#8221;. Le nove fotografie di quella giornata romana con Paolo VI sono quelle appese nella minuscola stanza dove Romero è vissuto gli ultimi anni.</p>
<p style="text-align: justify">Chiediamo a Urrutia se immagina come si comporterebbe oggi Romero di fronte agli attacchi a papa Francesco, ultimo dei quali quello di un suo stretto collaboratore, l’ex nunzio a Washington Carlo Maria Viganò. “Sicuramente lo avrebbero fatto soffrire, l’avrebbe sentito come un attacco a tutta la Chiesa, e ci avrebbe messo tutti in ginocchio a pregare per il Papa”.</p>
<p style="text-align: justify">Paolo VI e monsignor Romero si videro l’ultima volta il 21 giugno 1978, un mese e mezzo prima della morte di Montini. Sul suo diario Romero ricorderà quell’incontro con particolare affetto. Scrive che il Papa con lui fu “cordiale, generoso, l’emozione di quel momento non mi permette di ricordare parola per parola”. Montini gli disse di capire il suo difficile lavoro, “che può non essere compreso, necessita di molta forza e pazienza”. Con quell’incoraggiamento finale che tanto sostenne Romero: “Anche se so che non tutti la pensano come lei nel suo Paese, proceda con coraggio, con pazienza, con forza, con speranza”.</p>
<p style="text-align: justify">L’anno seguente Romero tornò a Roma. Fece anticamera con Giovanni Paolo II poi andò a pregare davanti alla tomba del “suo” Papa per trarre quel conforto che probabilmente non aveva ricevuto: “Mi ha impressionato, più di tutte le altre, per la sua semplicità”, dettò al vecchio registratore Bigston: “Ho sentito un’emozione speciale nel pregare sulla tomba di Paolo VI, di cui sono andato ricordando tante cose dei suoi dialoghi con me, durante le visite che ho compiuto ed avendo la fortuna di essere ammesso in sua presenza privata”. Il dialogo adesso continuerà, tra due santi.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="text-decoration: underline">Articoli precedenti:</span></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.terredamerica.com/2018/10/09/mentre-roma-il-papa-fara-santo-romero-salvador-ecco-il-programma-ufficiale-vigilia-di-festa-e-una-grande-processione-nella-notte-del-13-ottobre/" target="_blank">MENTRE A ROMA IL PAPA FARÁ SANTO ROMERO, IN SALVADOR… Ecco il programma ufficiale: vigilia di festa e una grande processione nella notte del 13 ottobre</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com/2018/10/11/san-romero-tra-paolo-vi-e-francesco-il-primo-era-per-lui-il-cuore-pulsante-della-chiesa-il-secondo-lha-fatto-santo-oggi-vivrebbe-gli-attacchi-papa-francesco-co/">SAN ROMERO TRA PAOLO VI E FRANCESCO. Il primo era per lui il “cuore pulsante della Chiesa”, il secondo l’ha fatto santo. “Oggi vivrebbe gli attacchi a papa Francesco con lo stesso dolore con cui ha vissuto quelli a Paolo VI”</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com">Terre d&#039;America di Alver Metalli</a>.</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.terredamerica.com/2018/10/11/san-romero-tra-paolo-vi-e-francesco-il-primo-era-per-lui-il-cuore-pulsante-della-chiesa-il-secondo-lha-fatto-santo-oggi-vivrebbe-gli-attacchi-papa-francesco-co/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>PROSPETTIVA SCICLUNA. I probabili futuri passi per combattere e sconfiggere la pedofilia clericale anticipati dall’uomo di fiducia di Papa Francesco su questo fronte</title>
		<link>https://www.terredamerica.com/2018/10/09/prospettiva-scicluna-probabili-futuri-passi-per-combattere-e-sconfiggere-la-pedofilia-clericale-anticipati-dalluomo-di-fiducia-di-papa-francesco-su-questo-fronte/</link>
		<comments>https://www.terredamerica.com/2018/10/09/prospettiva-scicluna-probabili-futuri-passi-per-combattere-e-sconfiggere-la-pedofilia-clericale-anticipati-dalluomo-di-fiducia-di-papa-francesco-su-questo-fronte/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Oct 2018 11:35:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alver Metalli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza 2]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://terredamerica.guestblog.it/?p=10511</guid>
		<description><![CDATA[<p>L&#8217;arcivescovo de La Valletta (Malta) e Presidente emerito del Collegio per l&#8217;esame dei ricorsi alla Sessione Ordinaria della Congregazione per la dottrina della fede (2002-2012), mons. Charles Scicluna, nel corso del briefing sui lavori in corso della XV Assemblea sinodale dedicata ai giovani, ovviamente si è soffermato sulla materia che conosce di più e meglio [&#8230;]</p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com/2018/10/09/prospettiva-scicluna-probabili-futuri-passi-per-combattere-e-sconfiggere-la-pedofilia-clericale-anticipati-dalluomo-di-fiducia-di-papa-francesco-su-questo-fronte/">PROSPETTIVA SCICLUNA. I probabili futuri passi per combattere e sconfiggere la pedofilia clericale anticipati dall’uomo di fiducia di Papa Francesco su questo fronte</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com">Terre d&#039;America di Alver Metalli</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">L&#8217;arcivescovo de La Valletta (Malta) e Presidente emerito del Collegio per l&#8217;esame dei ricorsi alla Sessione Ordinaria della Congregazione per la dottrina della fede (2002-2012), mons. Charles Scicluna, nel corso del briefing sui lavori in corso della XV Assemblea sinodale dedicata ai giovani, ovviamente si è soffermato sulla materia che conosce di più e meglio e per la quale la Chiesa Cattolica, gli ultimi pontefici e gli Episcopati del mondo gli riconoscono la più alta autorevolezza e grande prestigio. È stato lui, come inviato dei Papi, a sistemare vicende ingarbugliate e delicate in diversi luoghi del pianeta. Riflettendo pacatamente sulla questione, mons. Scicluna ha dato un sereno sguardo indietro e soprattutto ha provato a illustrare probabili condotte della gerarchia cattolica nel futuro e lo ha fatto con una prima affermazione molto impegnativa. Ha detto: viviamo «un momento molto importante perché uno dei frutti può essere diventare più umili, e non c’è altra strada all’umiltà che l’umiliazione». Su <i>Vatican Insider</i>, I. Scaramuzzi racconta: &#8220;La sua presenza al briefing quotidiano sul Sinodo sui giovani in corso in Vaticano (3-28 ottobre) si è inevitabilmente trasformata in una conferenza stampa sulla cronaca degli ultimi mesi e sulle prospettive del futuro prossimo. L’assemblea sinodale, ha precisato il presule maltese, non è il luogo da cui attendersi «risposte veloci» al tema – «tremendamente tragico» – degli abusi sessuali, mentre i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo convocati dal Papa a febbraio per un vertice <i>ad hoc</i> sarà l’occasione di affrontare questioni come la maggiore responsabilizzazione (<i>accountability</i>) dei vescovi, la lentezza della giustizia ecclesiale, la cooperazione necessaria con le autorità civili&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Puntuali e precise le parole di mons. Scicluna sul prossimo vertice delle Conferenze episcopali. Saranno affrontate questioni come:</p>
<p style="text-align: justify"><b>1</b>) maggiore responsabilizzazione dei vescovi;</p>
<p style="text-align: justify"><b>2</b>) la lentezza della giustizia ecclesiale;</p>
<p style="text-align: justify"><b>3</b>) la cooperazione necessaria con le autorità civili.</p>
<p style="text-align: justify">Più avanti mons. Scicluna ha precisato ancora che occorre:</p>
<p style="text-align: justify"><b>4</b>) andare alla radice del problema, il clericalismo, brodo di coltura di una perversione del ministero sacerdotale;</p>
<p style="text-align: justify"><b>5</b>) contrastare la tendenza a trattare il ministero come una fonte di potere;</p>
<p style="text-align: justify"><b>6</b>) lavorare con spirito rinnovato sulla la questione della formazione del clero e della selezione dei canditati al sacerdozio;</p>
<p style="text-align: justify"><b>7</b>) costante e seria cooperazione con le autorità civili. Ugualmente importante ciò che si fa e ciò che non si fa</p>
<p style="text-align: justify">Mons. Scicluna ha poi spiegato: “Bisogna andare alla radice degli abusi, aumentare la responsabilizzazione. E non solo per quello che facciamo, ma anche per quanto non facciamo, come ha chiarito il Santo Padre con il <i>Motu proprio</i> sui vescovi negligenti, che è stato un messaggio molto forte. Noi vescovi che siamo responsabili solo di fronte a Dio o alla nostra coscienza ma anche di fronte al nostro popolo”. (…) “La questione degli abusi sessuali dei minori è nell’<i>Instrumentum laboris</i>, al punto 66, quindi non è qualcosa che entra dalla finestra, era un tema già presente. È una esperienza che alcuni giovani hanno fatto della Chiesa, vedendo uomini di Chiesa che dicono una cosa e ne fanno un’altra. La mia impressione è che il tema sia stato affrontato in tutti i gruppi linguistici, che è un tema generale che dovrà trovare più spazio nel documento finale. Sappiamo che la maggior parte delle vittime sono giovani, bisogna parlare delle ferite inflitte proprio da coloro che avrebbero dovuto curarsi di loro: è più che tragico, è tremendamente tragico. E Papa Francesco, circondato dai vescovi di tutto il mondo, ha lo stesso desiderio di passare dalle belle parole alle azioni, per far sì che la Chiesa sia un luogo più sicuro, e condurre le diverse culture ad applicare la lettera circolare che la Congregazione per la Dottrina della fede ha inviato alle Conferenze episcopali di tutto il mondo nel 2011 per proporre linee-guida poi riviste dalla stessa congregazione&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify"><b>Santità e peccato</b><b>.</b> “Cosa penso di persone che dicono “voi fate una cosa e ne dite un’altra, vergogna!”? Penso che abbiano ragione. Dobbiamo vergognarci. E penso che non ci sia altro modo che l’umiltà, e il silenzio. Non ho una ricetta istantanea, a volte queste cose prendono molto più tempo di quanto ci si immagini. Al tempo stesso penso che ci siano molti preti santi lì fuori. Come ha scritto il Papa, la santità è l’incontro della mia debolezza con la misericordia di Dio. E ci sono tanti preti che vivono santamente e cambiano la vita delle persone. Questo miracolo succede ogni giorno e sicuramente non conquista i titoli dei giornali, come fanno le lettere e le contro-lettere, ma succede tutti i giorni. Non lo credo: lo vedo tutti i giorni. Dovremmo avere questo forte senso della realtà, non pensare che le lettere che ci mandiamo siano la cosa più importante nella Chiesa, perché altrimenti viviamo in una bolla. Quando incontri persone che hanno cambiato la vita incontrando un santo sacerdote lo capisci, anche se fa più notizia un albero che brucia che una foresta che cresce”.</p>
<p style="text-align: justify"><b>L’Incontro a febbraio dei Presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo</b><b> </b>Guardando verso questo importante e decisivo appuntamento, mons. Scicluna ha osservato:<b> </b>“Il Sinodo, però, non è sugli abusi. Abbiamo un importante incontro a febbraio, con i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo – ha ricordato Scicluna – e penso che quello sarà il momento dove dobbiamo porre la questione non solo della prevenzione ma anche della responsabilizzazione: penso che quello sia il luogo migliore. Non mi aspetto risposte veloci a questo Sinodo, ci sono molte altre questioni in discussione, ma l’incontro di febbraio è l’incontro giusto per queste questioni”. (…) “Ci si attende una maggiore responsabilizzazione dei vescovi» e «credo che dobbiamo fidarci di Papa Francesco perché si realizzi un sistema dove c’è maggiore responsabilizzazione». Al vertice di febbraio, del quale «per fortuna non sono il responsabile», ha aggiunto Scicluna, «da vescovo, presidente della piccola Conferenza episcopale maltese, penso che innanzitutto dobbiamo realizzare, pur venendo da Paesi e culture diverse, che quello degli abusi sessuali non è un problema legato ad una singola cultura o ad una singola parte geografica del mondo, come in passato qualcuno ha detto. Poi, certo, diverse culture hanno diversi modi di affrontare il problema sul terreno, ci sono culture nelle quali la vergogna è il maggiore impedimento a scoprire l’abuso. Ma dobbiamo andare alla radice del problema: Papa Francesco lo chiama clericalismo e dobbiamo essere più concreti per dire cosa significa questo brodo di coltura, questa perversione del ministero, dobbiamo contrastare la tendenza a trattare il ministero come una fonte di potere. E poi c’è la questione della formazione del clero, della selezione. E ancora il tema della cooperazione con le autorità civili. Fondamentale è dare alle nostre comunità delle risposte, perché il problema ci riguarda tutti e ovunque”.</p>
<p style="text-align: justify"><b>Caso McCarrick</b><b>. </b>I. Scaramuzzi infine racconta nella sua cronaca del briefing: “A chi domandava, in evidente riferimento al caso del cardinale Theodore McCarrick, se la Chiesa non dovrebbe considerare gli abusi sessuali sui maggiorenni con la stessa severità degli abusi sessuali sui minorenni e sugli adulti vulnerabili, Scicluna ha risposto ricordando che già l’equiparazione degli adulti con disabilità ai minorenni, nel diritto ecclesiale relativo a questo crimine, è uno «sviluppo nella legge della Chiesa» introdotto da Benedetto XVI. «Non so se la legge si svilupperà ulteriormente, ma penso che la questione vada presa in considerazione», non, ad ogni modo, a questo Sinodo ma sempre all’incontro di febbraio”.</p>
<p style="text-align: justify"><b>Giustizia della Chiesa a volte troppo lenta</b>. “Quel che mi duole, magari – ha detto ancora l’arcivescovo – è che la giustizia (ecclesiale, <i>ndr</i>) a volte prende un tempo che è un po’ esagerato, e questo è problema che addolora molto Papa Francesco, lo so da testimone diretto quanto il Papa soffra per la lentezza. Ma c’è anche la giustizia civile che bisogna rispettare, perché le risposte non devono essere solo in seno alla Chiesa, ma se il delitto è civile bisogna rispettare la giurisdizione civile e sottomettere il colpevole – come dice Benedetto XVI nella Lettera ai fedeli irlandesi – alle conseguenze delle sue azioni deliberate. Come vescovo, adesso, sono dall’altra parte della scrivania, vivo questa esperienza come pastore del mio popolo: padre per il prete che pecca, padre per la vittima. Questa è una scissione tragica per il vescovo.</p>
<p style="text-align: justify"><b>Arrivare alla verità è fondamentale</b><b>. </b>Cercare la verità è essenziale, ma ho imparato, nel mio servizio alla mia Chiesa &#8211; una piccola Chiesa &#8211; che devo avere l’aiuto di chi è esperto, non posso fidarmi solo della mia prudenza, perché c’è un’emozione spirituale, c’è una vicinanza che non mi permette la distanza necessaria per un giudizio sereno. Per questo ho creato un gruppo di laici esperti che fanno l’indagine e mi danno le indicazioni per un giudizio, e questo mi lascia abbastanza sereno di esser un pastore a servizio della verità e dell’incolumità del mio popolo».</p>
<p style="text-align: justify"><b>Alle vittime …</b><b> </b>Ai giovani che hanno subito un abuso «ho poco da dire: preferirei piangere con loro, come mi è capitato molte volte. Davanti a questa tragedia il silenzio e il pianto sono la prima risposta. Ma poi c’è grande sete di verità e giustizia, che non è incompatibile con la misericordia, perché tutti abbiamo bisogno di misericordia ma la misericordia è vuota se non rispetta la verità. Bisogna dire peccato al peccato, questa è la giustizia. Quando Papa Francesco parla di santità, nella <i>Gaudete et Exsultate</i>, ricorda che Gesù parlava di “sete e fame” di giustizia perché la sete e la fame sono l’istinto più forte: è come se senza giustizia non potessimo vivere perché la sete e la fame di giustizia sono radicali, fondamentali. E quando incontro vittime – ormai non più giovani perché per parlare di esperienza dolorosa a volte servono anni – trovo una grande sete e fame di giustizia, che io condivido».</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com/2018/10/09/prospettiva-scicluna-probabili-futuri-passi-per-combattere-e-sconfiggere-la-pedofilia-clericale-anticipati-dalluomo-di-fiducia-di-papa-francesco-su-questo-fronte/">PROSPETTIVA SCICLUNA. I probabili futuri passi per combattere e sconfiggere la pedofilia clericale anticipati dall’uomo di fiducia di Papa Francesco su questo fronte</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com">Terre d&#039;America di Alver Metalli</a>.</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.terredamerica.com/2018/10/09/prospettiva-scicluna-probabili-futuri-passi-per-combattere-e-sconfiggere-la-pedofilia-clericale-anticipati-dalluomo-di-fiducia-di-papa-francesco-su-questo-fronte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>URAGANO COX SULLA CHIESA CILENA. Nuove gravi accuse contro il vescovo ora sotto processo canonico in Vaticano. Da 16 anni vive in Germania e la sua salute è molto precaria</title>
		<link>https://www.terredamerica.com/2018/10/08/uragano-cox-sulla-chiesa-cilena-nuove-gravi-accuse-contro-il-vescovo-ora-sotto-processo-canonico-vaticano-da-16-anni-vive-germania-e-la-sua-salute-e-molto-precaria/</link>
		<comments>https://www.terredamerica.com/2018/10/08/uragano-cox-sulla-chiesa-cilena-nuove-gravi-accuse-contro-il-vescovo-ora-sotto-processo-canonico-vaticano-da-16-anni-vive-germania-e-la-sua-salute-e-molto-precaria/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Oct 2018 15:51:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alver Metalli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://terredamerica.guestblog.it/?p=10509</guid>
		<description><![CDATA[<p>Il vescovo cileno Francisco José Cox Huneeus, sacerdote dell&#8217;Istituto dei Padri di Schönstatt, come accade periodicamente dal 1997 è tornato a fare notizia in questi giorni. Due gli spunti: nuove accuse per abusi sessuali presentate in Cile da parte di due presunte vittime (Abel Soto e Hernán Godoy) e un&#8217;accusa simile presentata l’anno scorso anche [&#8230;]</p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com/2018/10/08/uragano-cox-sulla-chiesa-cilena-nuove-gravi-accuse-contro-il-vescovo-ora-sotto-processo-canonico-vaticano-da-16-anni-vive-germania-e-la-sua-salute-e-molto-precaria/">URAGANO COX SULLA CHIESA CILENA. Nuove gravi accuse contro il vescovo ora sotto processo canonico in Vaticano. Da 16 anni vive in Germania e la sua salute è molto precaria</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com">Terre d&#039;America di Alver Metalli</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Il vescovo cileno Francisco José Cox Huneeus, sacerdote dell&#8217;Istituto dei Padri di Schönstatt, come accade periodicamente dal 1997 è tornato a fare notizia in questi giorni. Due gli spunti: nuove accuse per abusi sessuali presentate in Cile da parte di due presunte vittime (Abel Soto e Hernán Godoy) e un&#8217;accusa simile presentata l’anno scorso anche in Germania, dove il presule vive da diversi anni. Qui, nel 2004, quando già era isolato, costretto alla preghiera e alla penitenza e sottoposto a trattamento psichiatrico, avrebbe commesso un ulteriore abuso sessuale. L’accusa presentata in Germania è passata alla Congregazione per la Dottrina della Fede e quindi si è aperto un processo canonico contro il vescovo cileno, ancora in corso. È la prima volta che Francisco José Cox viene processato anche se da moltissimi anni in Cile viene accusato, e indicato pesantemente, come un omossessuale incontenibile e anche come un pedofilo seriale. Mons. Cox, come già detto, non è stato mai processato poiché il suo Istituto, l&#8217;Episcopato cileno e amici suoi in Vaticano hanno sempre agito in modo di sottrarlo alle tante gravi accuse contro di lui. Per evitare processi e condanne, Cox fu inviato in modo coatto in Germania, in località Vallendar, dove risiede da 16 anni. Era il 2002. Era rientrato da poco in Cile da Roma dove si era impegnato, per volere della Segreteria di Stato (allora guidata dal card. Angelo Sodano, Nunzio in Cile tra il 1978 e il 1989), nel coordinamento tra il Vaticano e la Rai nell&#8217;ambito della preparazione delle trasmissioni dell&#8217;Anno Giubilare.<br />
Il ritorno di mons. Cox</p>
<p style="text-align: justify">Si potrebbe dire che Cox, in un qualche modo, è l&#8217;esempio più eclatante e spudorato di un preciso comportamento di buona parte della gerarchia cattolica cilena che, per tanti anni, si è dimostrata molto efficace nell’applicare politiche di occultamento e insabbiamento degli abusi sessuali da parte di membri del clero, a maggior ragione se vescovo. Anzi, forse la complessa e ingarbugliata vicenda Cox è al principio della crisi che questa chiesa sta vivendo pubblicamente da subito dopo la Visita di Papa Francesco (15-18 gennaio 2018). Ecco il perché a molti osservatori non sembra sorprendente e inatteso il “ritorno di mons. Cox”, ormai 85 anni di età, molto malato e incapace di intendere e di volere perché colpito da una severissima demenza senile, in pratica ricoverato nel Poliambulatorio della curia dell&#8217;Istituto dei Padri di Schönstatt, Vallendar (Germania).</p>
<p style="text-align: justify">Il 16 aprile 1997 Papa Giovanni Paolo II accettò la rinuncia di Cox, in quel momento arcivescovo de La Serena (a nord di Santiago). Si disse allora che era per una questione di salute mentale del presule. Al contempo però sulla stampa, nei corridoi dell&#8217;Episcopato, degli uffici governativi, nelle redazioni dei giornali, nella curia cilena dei Padri di Schönstatt, circolavano numerose storie di abusi sessuali e condotte sessuali spregiudicate che avevano come protagonista il vescovo Cox, sacerdote in passato grandemente rispettato e riverito anche perché appartenente a una famiglia conosciuta, benestante e prestigiosa nel Paese. Quando mons. Cox venne messo discretamente fuori circolazione, un suo confratello di Congregazione, l’attuale cardinale Francisco Javier Errázuriz, già in passato superiore dei Padri Schönstatt (1974), disse che il vescovo aveva &#8220;una forma di affettività eccessivamente espressiva”.</p>
<p style="text-align: justify">Mons. Francisco José Cox, e la sua tragica vicenda e parabola, è uno snodo essenziale per capire e seguire la &#8220;logica&#8221; della crisi della chiesa cilena sulla quale si parla da dieci mesi. Coprire e insabbiare le malefatte di Cox è un processo che si sviluppa in parallelo alle coperture dei delitti di Karadima. Cox, come Segretario della Commissione episcopale organizzatrice della Visita di Giovanni Paolo II, diventa un braccio esecutivo del Nunzio, allora Angelo Sodano, il quale tramite la guida della preparazione del pellegrinaggio papale assume di fatto il comando e la direzione dell&#8217;Episcopato. È l&#8217;influenza del Nunzio Sodano ciò che porta alla nomina di Cox, prima a Segretario del Pontificio Consiglio per la famiglia (5 agosto 1981) e poi a arcivescovo coadiutore de La Serena (3 marzo 1985). Sarà poi questo medesimo meccanismo che porterà il vescovo Cox a lavorare nel coordinamento tra Vaticano e Rai per gli eventi del Giubileo, con uffici presso le strutture di Borgo Sant&#8217;Angelo 23. In quel periodo, breve, Cox guidò anche presso la Radio Vaticana una rubrica settimanale dedicata a riflessioni mariane. Già allora Cox era inseguito da numerose gravi accuse e su di lui erano uscite sulla stampa cilena diverse denunce e testimonianze.</p>
<p style="text-align: justify">***</p>
<p style="text-align: justify"><b>Cenni biografici di mons. Cox.</b></p>
<p style="text-align: justify">- Nel 1954 entra nel noviziato dell&#8217;Istituto dei Padri di Schönstatt. Studia anche due anni economia presso la Pontificia Università Cattolica del Cile. Poi studia filosofia, teologia e diritto canonico presso l&#8217;Università di Friburgo e la Pontificia Università Lateranense.</p>
<p style="text-align: justify">- Il 16 luglio 1961 a Friburgo viene ordinato presbitero. In seguito, è stato consigliere nazionale del suo ordine in Cile e poi impiegato nella Congregazione per i religiosi e gli istituti secolari a Roma.</p>
<p style="text-align: justify">- Il 18 dicembre 1974 Paolo VI lo nomina vescovo di Chillán. Il 5 agosto 1981 Giovanni Paolo II lo nomina segretario del Pontificio Consiglio per la famiglia. Rinuncia alla sua diocesi il 9 novembre dello stesso anno. Il 3 marzo 1985 lo stesso Pontefice lo nomina arcivescovo coadiutore de La Serena. Tra il 1986 e il 1987 è il Segretario esecutivo della Commissione nazionale per la visita papale del 1987.</p>
<p style="text-align: justify">- Il 16 aprile 1997 Giovanni Paolo II accetta la sua rinuncia al governo pastorale dell&#8217;arcidiocesi de La Serena. In quel tempo è stata citata come motivazione la salute mentale del presule. Passano alcuni anni in cui non si registrano notizie precise sul prelato. Con certezza si ha notizia di un suo passaggio nel Celam (Bogotá, Colombia) nel Dipartimento per i laici e poi a Roma, presso le strutture di Rai Vaticano per la preparazione delle trasmissioni giubilari. Poi Cox rientra in Cile.</p>
<p style="text-align: justify">- Nell&#8217;ottobre del 2002, dopo che i giornali lo avevano accusato di aver abusato sessualmente di bambini e giovani per più di dieci anni, lascia definitivamente tutte le attività pastorali. Il 31 ottobre 2002, infatti, il cardinale Francisco Javier Errázuriz Ossa, come azione protettiva per l&#8217;immagine della Chiesa cattolica, annuncia la partenza di Cox Huneeus per &#8220;condotta impropria&#8221; e il suo isolamento in un monastero in Germania: ciò suscita le proteste delle vittime che interpretano questo provvedimento come un modo di evitare di rispondere davanti alla giustizia.</p>
<p style="text-align: justify">- Il 5 novembre successivo, il comitato permanente della Conferenza episcopale del Cile si scusa con tutte le persone ferite. Anche monsignor Cox Huneeus si scusò &#8220;per questo lato oscuro che si oppone al Vangelo&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com/2018/10/08/uragano-cox-sulla-chiesa-cilena-nuove-gravi-accuse-contro-il-vescovo-ora-sotto-processo-canonico-vaticano-da-16-anni-vive-germania-e-la-sua-salute-e-molto-precaria/">URAGANO COX SULLA CHIESA CILENA. Nuove gravi accuse contro il vescovo ora sotto processo canonico in Vaticano. Da 16 anni vive in Germania e la sua salute è molto precaria</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com">Terre d&#039;America di Alver Metalli</a>.</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.terredamerica.com/2018/10/08/uragano-cox-sulla-chiesa-cilena-nuove-gravi-accuse-contro-il-vescovo-ora-sotto-processo-canonico-vaticano-da-16-anni-vive-germania-e-la-sua-salute-e-molto-precaria/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>IL CARDINALE CONVERTITO DAGLI INDIOS. Giro d’orizzonte con il porporato peruviano Padro Barreto sul prossimo sinodo sull’Amazzonia. Ma anche sull’amico Francesco&#8230;</title>
		<link>https://www.terredamerica.com/2018/10/01/il-cardinale-convertito-dagli-indios-giro-dorizzonte-con-il-porporato-peruviano-padro-barreto-sul-prossimo-sinodo-sullamazzonia-ma-anche-sullamico-francesco/</link>
		<comments>https://www.terredamerica.com/2018/10/01/il-cardinale-convertito-dagli-indios-giro-dorizzonte-con-il-porporato-peruviano-padro-barreto-sul-prossimo-sinodo-sullamazzonia-ma-anche-sullamico-francesco/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 01 Oct 2018 00:35:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alver Metalli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza 2]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://terredamerica.guestblog.it/?p=10492</guid>
		<description><![CDATA[<p>Mamma Elvira, figlia di spagnoli, è nata nello stesso quartiere di Buenos Aires dove ha visto i natali Bergoglio, il barrio Flores, che – altra coincidenza singolare – deriva per sucessivi passaggi dal peruviano don Mateo Leal de Ayala che acquistò quelle terre nel secolo XVII viaggiando dal Perù. “Proprio così, nel barrio di Flores [&#8230;]</p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com/2018/10/01/il-cardinale-convertito-dagli-indios-giro-dorizzonte-con-il-porporato-peruviano-padro-barreto-sul-prossimo-sinodo-sullamazzonia-ma-anche-sullamico-francesco/">IL CARDINALE CONVERTITO DAGLI INDIOS. Giro d’orizzonte con il porporato peruviano Padro Barreto sul prossimo sinodo sull’Amazzonia. Ma anche sull’amico Francesco&#8230;</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com">Terre d&#039;America di Alver Metalli</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Mamma Elvira, figlia di spagnoli, è nata nello stesso quartiere di Buenos Aires dove ha visto i natali Bergoglio, il <i>barrio</i> Flores, che – altra coincidenza singolare – deriva per sucessivi passaggi dal peruviano don Mateo Leal de Ayala che acquistò quelle terre nel secolo XVII viaggiando dal Perù. “Proprio così, nel <i>barrio</i> di Flores come il Papa” assente il cardinal Pedro Barreto che nella capitale dell’Argentina è venuto per partecipare al recente Forum interreligioso G20. “Glie l’ho detto quasi 40 anni fa quando sono venuto qui e lui ha avuto la delicatezza di portarmi in giro per un&#8217;intera mattinata a conoscere il quartiere dove mia madre è vissuta fino all&#8217;età di 9 anni”. Poi donna Elvira è andata in Perù. “I miei nonni, che erano spagnoli, emigrarono in Perù e vi sono rimasti. Mia madre parlava sempre dell&#8217;Argentina, mio padre era peruviano e i due sono già morti”. Pedro Ricardo Barreto Jimeno, questo è il nome completo, in Perù è nato e ci vive da 73 anni, è diventato gesuita, arcivescovo di una diocesi amazzonica, Huancayo, vicepresidente della Conferenza episcopale peruviana e, dal giugno 2018, cardinale per scelta personale di Papa Francesco.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>Andando al tema che le ho proposto per questo dialogo, l’Amazzonia&#8230; </i></b></p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;Amazzonia, per me è una scoperta. Sono nato in pieno deserto <i>limeño</i>, una frangia costiera del Perù molto arida, e fin dall&#8217;infanzia i gesuiti portavano di tanto in tanto nel collegio dell&#8217;Immacolata dove studiavo, alcuni indios amazzonici con cui lavoravano nel nord-est del Perù, nel dipartimento di Cajamarca, e anche in Amazonas. In quel momento vedevo i miei fratelli indigeni e in certo modo ho cominciato a scoprire qualcosa che la mia ignoranza, che era sfrontata, non mi faceva vedere, che mi portava a pensare ai nativi come a persone da cui non c’era niente da imparare. In Perù li chiamiamo “chunchos”: qualcuno che è lì, relegato. Mentre stavo scoprendo la mia vocazione di gesuita al servizio della Chiesa, ho sentito fortemente che dovevo servire questi fratelli che, per me, erano sconosciuti e ignorati. Infatti, durante i miei anni di formazione -il tempo di Magistero com’è chiamato, tra Filosofia e Teologia- ho potuto lavorare nel Vicariato Apostolico di Jaén (una estesa area di 28 parrocchie nella regione amazzonica del Perù, <i>N.d.A</i>.).</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>E quando ha cominciato a guardare i &#8220;chunchos&#8221; in modo diverso?</i></b></p>
<p style="text-align: justify">Quando già ero vescovo di quella stessa zona. Avevo 30 anni di sacerdozio sulle spalle e Papa Giovanni Paolo II mi ha nominato vescovo di Jaén, che per me è stata la risposta di Dio al mio desiderio fin da quando ero giovane.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>Si può dire che c&#8217;è stata in lei una conversione quando li ha conosciuti di più?</i></b></p>
<p style="text-align: justify">Certamente. Ho notato che avevano un&#8217;estrema cura dell&#8217;acqua perché vivevano di pesca, che si prendevano anche cura degli animali perché vivevano di loro. Jaén si affaccia sul bacino del Rio delle Amazzoni, che in quel tratto è il fiume Marañón. La geografia è selvaggia. Lì vive il gruppo etnico degli awajún-wampis. Sono stato con loro solamente due anni e mezzo. Dio mi ha dato la consolazione di poter servire proprio coloro che avevo conosciuto da bambino. La mia soddisfazione è che i tre natali che ho trascorso come vescovo di quell’area sono andato a visitare la comunità awajún-wampis di Villa Gonzalo, nella parte più remota del Vicariato Apostolico di Jaén. Ero con un gesuita, padre Manolo García Rendueles che adesso è morto, e che visse con gli indigeni amazzonici. Io non capivo granchè ma ho vissuto un&#8217;esperienza inedita. Mi sono lasciato guidare da questo gesuita che era lì da anni.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>Che cosa le ha chiamato l’attenzione di questo pezzo di popolo amazzonico? </i></b></p>
<p style="text-align: justify">Primo che vivevano in comunità. Secondo, erano persone che, se commettevano uno sbaglio, loro stessi andavano dall&#8217;“apu”, il capo, e gli dicevano: &#8220;Io ho rubato una gallina e mi merito di essere rinchiuso per un giorno&#8221;. Non c&#8217;era polizia. Avevano un profondo atteggiamento di rispetto. Terzo: vivevano in modo sobrio. Non pescavano per una settimana o per due giorni: pescavano solo quello che gli serviva per vivere. Lì, il ruolo del maschio era di cacciare di notte. Quando la celebrazione del Natale si avvicinava, gli uomini tornavano all&#8217;alba portando cinghiali o altri animali. Le donne raccoglievano il frutto del lavoro degli uomini e preparavano il cibo. A mezzogiorno, dopo la Messa, ci siedavamo attorno ad un tavolo molto lungo, non vi era alcuna distinzione tra l&#8217;un l&#8217;altro; è vero, questo si, che il gruppo di donne era al servizio degli uomini &#8230; la tovaglia era molto bella: foglie di banano, un po’ di sale quì e là perchè l’elaborazione del cibo era molto semplice. Ho imparato molto da loro e sto ancora imparando. Ciò non significa che siano perfetti. Hanno problemi anche loro, le loro difficoltà. Ma la loro cultura, la loro saggezza manifestava una trascendenza che per me era Dio.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>Torniamo al Sinodo sull’Amazzonia indetto da Papa Francesco. Chi lo capisce oggi, nel nostro mondo, che dobbiamo prenderci cura dell&#8217;Amazzonia?</i></b></p>
<p style="text-align: justify">Nessuno può amare quello che non conosce. L&#8217;incontro con gli indios è la chiave. Senza conoscerli, difficilmente si potrà capire quello che sto dicendo. L&#8217;Amazzonia non è solo un territorio privilegiato in biodiversità, ma un territorio privilegiato con culture ancestrali. Stiamo parlando di 340 comunità indigene, di 200 e più lingue aborigene che tra di loro non possono comunicare ma che hanno un asse che le attraversa rappresentata dal rispetto per la vita, l&#8217;acqua, l&#8217;aria e il suolo e da una esistenza in armonia con tutto questo.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>Queste comunità di cui parla avranno rappresentatività al Sinodo dell&#8217;Amazzonia nell&#8217;ottobre 2019 a Roma?</i></b></p>
<p style="text-align: justify">Sì, certo, il Sinodo si trova in un processo di preparazione iniziato il 19 gennaio 2018 a Puerto Maldonado, nel sud-est del Perù, quando Papa Francesco ha iniziato lì la sua visita pastorale. Il primo incontro fu proprio con gli indigeni dell&#8217;Amazzonia. Andò ad ascoltarli e a trasmettere loro un messaggio chiaro e molto impegnativo: che sono i principali interlocutori per la Chiesa e per la società per quanto riguarda l&#8217;Amazzonia. E sono loro che devono insegnarci una vita sobria, attenta all’acqua, all’aria e al suolo. La cosa più importante di questa fase di preparazione del Sinodo non è solo quella di riuscire a dare risposte per arricchiere il documento di base, ma anche che le Assemblee territoriali sono già in corso in tutta l&#8217;Amazzonia. Sono gli spazi in cui possono esprimere non solo quello che vivono, ma anche ciò che soffrono e si aspettano dalla Chiesa. Questi contributi delle assemblee territoriali, previste fino alla fine dell&#8217;anno, costituiranno l&#8217;input più significativo delle comunità indigene per il Sinodo dell&#8217;Amazzonia.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>L&#8217;Amazzonia è un territorio conteso da grandi interessi economici. Come si può generare uno spazio di dialogo in modo che coloro che rappresentano questi interessi arrivino a capire che l&#8217;Amazzonia è indispensabile alla vita di tutti? Basti pensare che ci fornisce il 20% dell&#8217;aria che respiriamo sul nostro pianeta&#8230;</i></b></p>
<p style="text-align: justify">Ed anche il 20% dell’acqua dolce nel mondo. È impressionante! La Chiesa arriva in Amazzonia solo 500 anni fa, quando ha inizio l&#8217;Evangelizzazione, ma questa terra è stata martoriata tanto nel territorio come nella sua gente da tempi primordiali. In questo senso possiamo dire che la contesa è stata permanente. Papa Francesco ha una frase molto bella: &#8220;La Chiesa arriva in Amazzonia e non se ne va dopo aver riempito le valigie&#8221;. Ci sono persone che vanno in Amazzonia per riempire le valige di soldi, ma la Chiesa no. C&#8217;è una lotta tra il bene e il male. Questo non vuol dire che tutte le chiese presenti sono perfette: non siamo perfetti. L&#8217;unico perfetto è Gesù e le vicende dei 12 apostoli dimostrano che la corruzione c’era anche tra quelli che aveva scelto Gesù stesso. Perché una tale disputa come quella che avviene in Amazzonia? Perchè il territorio amazzonico ha risorse naturali immense, ha una straordinaria biodiversità.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>Deve essere affascinante conoscere questa espressione meravigliosa e così variegata della natura.</i></b></p>
<p style="text-align: justify">Certo, come le dicevo io continuo ad imparare molto vivendo con le persone di quei luoghi. Sono appena stato con dom Claudio Hummes, il cardinale emerito di San Paolo del Brasile, presidente della rete ecclesiale pan-amazzonica (REPAM). La REPAM è un&#8217;ispirazione di Dio venuta prima che si conoscesse la <i>Laudato sì</i> di Papa Francesco. Dico sempre che il fondatore della REPAM è Papa Francesco.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>Perchè?</i></b></p>
<p style="text-align: justify">Perché ero presidente della Commissione Giustizia e Solidarietà del Consiglio Episcopale Latinoamericano (CELAM) e sono andato a Brasilia con il mandato di decidere se dire sì o no alla creazione della REPAM. Stiamo parlando di circa 7 milioni e mezzo di km2, di 67 vescovi del Brasile e altri 30 vescovi degli 8 paesi che compongono la regione amazzonica. Assurdo! Nel messaggio iniziale che ci ha inviato il Papa in quell’occasione lui si congratula con noi per la creazione della REPAM. Allora Dom Claudio, io, tutti i partecipanti a quell’incontro ci siamo guardati e ci siamo detti: cosa aspettiamo? Se il Papa, Vescovo di Roma, il vincolo di comunione con tutti i vescovi e fedeli cattolici, ci chiede questo, rimbocchiamoci le maniche e mettiamo mano al lavoro. Eravamo nel settembre 2014. Il 3 marzo 2015 c’è stata la presentazione ufficiale della REPAM a Roma e il 19 marzo ci siamo riuniti in assemblea plenaria come Chiesa latinoamericana, la prima volta nella storia, nella Commissione Interamericana dei Diritti Umani parlando di estrattivismo e presentavamo la neonata REPAM. Questo può farlo solamente Dio.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>Concorda nel dire che la </i></b><b>Laudato sì<i> è stata svalutata da alcuni settori anche cattolici in quel che propone per una migliore qualità della vita per tutta l&#8217;umanità?</i></b></p>
<p style="text-align: justify">Alcuni lo pensano, ma sono pochi e potenti. E addesso hanno messo in campo la grande forza dei loro soldi. Ma il denaro non dovrebbe comandare, come dice Papa Francesco, nella vita sociale. <i>Laudato sì</i> ha sconcertato molti, e questo è un bene, perché è la prima enciclica della Chiesa cattolica lungo tutto il suo ininterrotto magistero a presentare un unico tema: la cura della casa comune proposta a tutti, cattolici, credenti e persone di buona volontà che abitano questo mondo.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>Parlando di spiazzamenti, lei è stato creato cardinale il 28 giugno di quest&#8217;anno ed è stato vicino a Papa Francesco proprio in quei giorni. Cosa ci può dire? Come sta vivendo questo momento del suo pontificato?</i></b></p>
<p style="text-align: justify">In modo inaspettato e immeritato sono stato creato cardinale della Chiesa cattolica. Non sono un cardinale del Perù. Sono un cardinale della Chiesa cattolica, arcivescovo di Huancayo in Perù. Ho sentito in questo un sostegno molto forte anche alla mia vocazione di gesuita, noi che facciamo il voto di servire Cristo e la Chiesa sotto la guida del Papa. La coincidenza è che il papa è gesuita. Ma io non sostengo papa Francesco, latino americano, argentino, gesuita, amico posso forse dire. La mia vita è centrata in Cristo, nella Chiesa e sotto la guida del Papa. In questo senso vedo che per me è stata una sorta di inizio di resurrezione, di speranza, di gioia, di impegno per la giustizia e la pace in un modo molto pratico, con i piedi per terra, sulla terra dell’Amazzonia, con la realtà della famiglia in Amazzonia, con la realtà dei giovani così come sono oggi, con questo vangelo della gioia che ha dato speranza e questa lettera enciclica <i>Laudato sì</i>. Sono convinto che papa Francesco non inventa nulla. Alcuni, pochissimi, parlano male di papa Francesco, la stragrande maggioranza invece lo appoggia. Quello che sta facendo è attuare il desiderio che Dio ha ispirato in Giovanni XXIII: il Concilio Vaticano II, e la cura della Chiesa in America Latina che da Medellin nel 1968 &#8211; quest&#8217;anno ricorre il 50 ° anniversario da quella storica conferenza – adesso arriva ad offrire al mondo qualcosa che nessuno avrebbe potuto immaginare: il primo Papa latinoamericano, Francesco.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>Ma non ci ha detto quello che le ha detto il Papa&#8230;</i></b></p>
<p style="text-align: justify">(Ride) Quando ero con lui cinque giorni prima della creazione [del suo cardinalato], lo ringraziai per la designazione e passammo a parlare di altro. Non mi ha chiamato &#8220;cardinale&#8221;, non mi ha detto cosa dovevo fare, né mi ha detto perché mi aveva nominato. Come dicendo: &#8220;Ehi, stiamo insieme. Sono il vescovo di Roma, tu sei il vescovo di Huancayo in Perù, sai cosa devi fare, vai avanti! &#8220;. E abbiamo continuato a parlare di altri argomenti.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>Il Papa riceve attacchi tutti i giorni da diversi fronti. Come commenta questa situazione?</i></b></p>
<p style="text-align: justify">Sta vivendo la Pasqua di Gesù. La Chiesa sta vivendo la Pasqua di Gesù. Una Chiesa, come ha detto Bergoglio prima che finisse il conclave, che guardava a se stessa, che si preoccupava dell’immagine di se stessa. Che per questo voleva nascondere i gravissimi peccati di abuso sessuale, di abuso di potere, di manipolazione delle coscienze e, soprattutto, di difesa di una dottrina ma non di una vera moralità. É qualcosa di molto serio. Papa Benedetto XVI ha avuto il coraggio e l’audacia di segnalarlo ad Aparecida nel 2007, e lo posso dire perchè ero lì. Io, come cardinale della Chiesa e come vescovo latinoamericano, e molti altri come me, pensiamo che Papa Benedetto abbia aiutato molto la Chiesa latinoamericana ad Aparecida. Disse che l&#8217;opzione preferenziale per i poveri era implicita nella fede cristologica. Quando lo abbiamo ascoltato gli abbiamo dato un forte applauso; con questo chiuse una ferita che era certamente grande.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>Lei è latinoamericano. Ci sono paesi che stanno attraversando un brutto periodo nel nostro continente. Patiscono violenza istituzionale e politica, instabilità di diverso tipo e angosce che hanno conseguenze gravi nella vita dei popoli. La sua opinione?</i></b></p>
<p style="text-align: justify">È molto chiara, l’attuale sistema economico che Papa Francesco, in <i>Laudato sì</i> ma anche nella <i>Evangelii Gaudium,</i> definisce come “un sistema che uccide”, ha fallito, mette il denaro al di sopra della persona. Lo ripeto spesso: la tecnologia è avanzata moltissimo, trasforma le cose, le materie prime, produciamo aeroplani, automobili &#8230; ma l&#8217;etica trasforma le persone e questo è stato relegato. Questo sistema ci ha introdotti nella spirale di un consumismo irrazionale che ci fa pretendere sempre di più di quel che abbiamo. C&#8217;è bisogno di una conversione urgente che ci porti a pensare agli altri come a noi stessi. Cristo non pensava a se stesso, pensava agli altri. C&#8217;è più felicità nel dare che nel ricevere. Dobbiamo sostenere con decisione la riforma della Chiesa, perché o avviene ora o mai più.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com/2018/10/01/il-cardinale-convertito-dagli-indios-giro-dorizzonte-con-il-porporato-peruviano-padro-barreto-sul-prossimo-sinodo-sullamazzonia-ma-anche-sullamico-francesco/">IL CARDINALE CONVERTITO DAGLI INDIOS. Giro d’orizzonte con il porporato peruviano Padro Barreto sul prossimo sinodo sull’Amazzonia. Ma anche sull’amico Francesco&#8230;</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com">Terre d&#039;America di Alver Metalli</a>.</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.terredamerica.com/2018/10/01/il-cardinale-convertito-dagli-indios-giro-dorizzonte-con-il-porporato-peruviano-padro-barreto-sul-prossimo-sinodo-sullamazzonia-ma-anche-sullamico-francesco/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>BERGOGLIO STYLE. Pronta la “biografía intelectual” di Francesco. Borghesi: “Ogni Papa ha il suo modo di interpellare la Chiesa nell&#8217;ora presente del mondo. Non è marginale comprendere le ragioni di questo stile”</title>
		<link>https://www.terredamerica.com/2018/09/25/bergoglio-style-pronta-la-biografia-intelectual-di-francesco-borghesi-ogni-papa-ha-il-suo-modo-di-interpellare-la-chiesa-nellora-presente-del-mondo-non-e-marginale-comp/</link>
		<comments>https://www.terredamerica.com/2018/09/25/bergoglio-style-pronta-la-biografia-intelectual-di-francesco-borghesi-ogni-papa-ha-il-suo-modo-di-interpellare-la-chiesa-nellora-presente-del-mondo-non-e-marginale-comp/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 25 Sep 2018 21:24:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alver Metalli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza 2]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://terredamerica.guestblog.it/?p=10472</guid>
		<description><![CDATA[<p>È passato un anno dall’uscita dell’edizione italiana di “JORGE MARIO BERGOGLIO. Una biografia intellettuale. Dialettica e mistica” scritta dal filosofo Massimo Borghesi, un anno che l’autore ha trascorso in giro per l’Italia a presentare il pensiero del Papa, nonostante tutto molto poco conosciuto. Infatti, «molti si sono sorpresi ascoltando della formazione &#8220;europea&#8221; di Bergoglio, della [&#8230;]</p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com/2018/09/25/bergoglio-style-pronta-la-biografia-intelectual-di-francesco-borghesi-ogni-papa-ha-il-suo-modo-di-interpellare-la-chiesa-nellora-presente-del-mondo-non-e-marginale-comp/">BERGOGLIO STYLE. Pronta la “biografía intelectual” di Francesco. Borghesi: “Ogni Papa ha il suo modo di interpellare la Chiesa nell&#8217;ora presente del mondo. Non è marginale comprendere le ragioni di questo stile”</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com">Terre d&#039;America di Alver Metalli</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">È passato un anno dall’uscita dell’edizione italiana di “JORGE MARIO BERGOGLIO. Una biografia intellettuale. Dialettica e mistica” scritta dal filosofo Massimo Borghesi, un anno che l’autore ha trascorso in giro per l’Italia a presentare il pensiero del Papa, nonostante tutto molto poco conosciuto. Infatti, «molti si sono sorpresi ascoltando della formazione &#8220;europea&#8221; di Bergoglio, della ricchezza intellettuale di Methol Ferré, Amelia Podetti&#8230; In Italia non si sa nulla della cultura argentina» commenta Borghesi accennando ad un bilancio. «Poi l&#8217;idea di un pensiero polare-dialettico ha spiazzato e incuriosito. E anche stupito che dietro la &#8220;semplicità&#8221; del papa stesse un pensiero così ricco ed originale». Anche il libro, nel frattempo, ha fatto il suo cammino, ed è stato pubblicato in portoghese, inglese, polacco mentre sono in preparazione edizioni in croato e francese.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>Arriva adesso anche l’edizione in spagnolo, rivolta quindi al continente che ha dato il Papa regnante…</i></b></p>
<p style="text-align: justify">Si. Devo dire che sono particolarmente lieto per questa edizione curata da <i>Encuentro*</i>. In tal modo il volume potrà essere letto in Spagna e nell&#8217;America Latina. In Argentina, soprattutto, la patria di Bergoglio. Sarà particolarmente interessante per me leggere le reazioni del mondo argentino, di coloro che hanno conosciuto personalmente il futuro Papa. Anche per loro, ne sono convinto, sarà una sorpresa leggere la complessa formazione intellettuale di Bergoglio. Abituati alla semplicità del cardinale di Buenos Aires, alla sua riservatezza, alla sua impostazione eminentemente pastorale, potranno ora scoprire da quale profondità di pensiero e di mistica trae origine la testimonianza del Pontefice.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>In questo anno, parliamo del 2018, il libro in italiano è stato presentato in tanti incontri, in tante città d’Italia, è stato recensito e commentato su giornali e riviste ed è stato anche discusso criticamente. C’è qualcosa che hai scoperto o approfondito in queste occasioni e che integreresti in una eventuale nuova edizione?</i></b><i></i></p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;esperienza degli incontri e delle presentazioni è stata di grande interesse. Ho potuto verificare direttamente come in molti casi i pregiudizi riguardo al Papa dipendessero da una non conoscenza del Pontefice latino-americano. In Europa e nell&#8217;Occidente in generale ci sono molti pregiudizi derivati dalla sua provenienza: un populista, un peronista, ecc. Dal punto di vista del volume non aggiungerei molto. La parte che meritava qualche pagina in più è quella concernente la personalità intellettuale di Miguel Angel Fiorito, il professore di filosofia del giovane Bergoglio. Si tratta di una figura di assoluto rilievo che ha esercitato una grande influenza sul suo discepolo.</p>
<p style="text-align: justify"><b> </b><b><i>Ti chiedo di riassumere le critiche principali al tuo lavoro che ti sei sentito rivolgere, che sono poi anche le critiche al Papa…</i></b></p>
<p style="text-align: justify">In realtà non ci sono state critiche di rilievo. Anche i critici più radicali di Francesco, come Sandro Magister in Italia, hanno dovuto prendere atto che il volume costituisce uno studio serio nel quale viene alla luce, per la prima volta, lo spessore intellettuale di Bergoglio. Nessuno ha contestato l&#8217;impianto generale del volume: l&#8217;idea di un pensiero della polarità come fondamento del pensiero “cattolico” di Bergoglio. L&#8217;unica critica d&#8217;insieme è stata quella del teologo Andrea Galli il quale ha obiettato che il mio volume darebbe rilievo alla formazione “filosofica” di Bergoglio mettendo in ombra la sua teologia “profetica”. In realtà temo che Galli non abbia gradito che io abbia messo in luce le autentiche fonti teologiche di Bergoglio: De Lubac, von Balthasar, Guardini, oltre, naturalmente la “Teologia del pueblo” della scuola del Rio de la Plata. Si tratta del filone della teologia del Concilio, aperto e dinamico, ritenuto però troppo “moderato” dal teologo Galli.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>Forse è stata una sorpresa anche per i critici meno prevenuti…</i></b></p>
<p style="text-align: justify">Non solo per loro. Anche i sostenitori di Francesco non sospettavano il <i>background</i> di Francesco. Dopo il mio testo non è più possibile accusare il Papa di impreparazione, formazione teologico-filosofica inadeguata, ecc. La critica ha dovuto spostarsi su altri fronti.</p>
<p style="text-align: justify"><b> </b><b><i>Come sappiamo, e come hai evidenziato nel tuo lavoro, uno dei riferimenti latinoamericani di Bergoglio è stato il filosofo uruguayano Methol Ferré, di cui ricorrono a novembre nove anni dalla scomparsa. Tu lo hai conosciuto, conosci il suo pensiero… immagini come guarderebbe a questo frangente della storia della Chiesa con un papa latino-americano regnante?</i></b></p>
<p style="text-align: justify">Beh, tu puoi immaginare, avendolo intervistato per il volume <i>Il Papa e il Filosofo**</i> quale idea Methol potrebbe aver avuto della Chiesa odierna. Lui che al momento dell&#8217;elezione di Benedetto XVI, nel 2005, pensava che fosse ancora prematura l&#8217;elezione di un papa latino-americano. Possiamo essere certi che se Methol fosse vivo sarebbe stato il primo sostenitore del Pontefice, avrebbe disegnato in modo magistrale la geopolitica ecclesiale al tempo di Francesco, i conflitti con la Chiesa nordamericana, con quella polacca, ecc. La sua penna ci manca. Conoscendo perfettamente Bergoglio ne avrebbe interpretato, dal di dentro, i sogni e le aspirazioni, la sua idea di una riforma evangelica della Chiesa, la sua opposizione al clericalismo come malattia di una Chiesa autoreferenziale, quella degli ultimi 30 anni.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>La questione della pedofilia ha avuto una accelerazione drammatica negli ultimi tempi. Vediamo con sgomento che i contorni si allargano, acquistano una vastità insospettata. Nella tua ricerca ci sono tracce, indizi dell’atteggiamento di Bergoglio su questioni diciamo così di natura sessuale relative a clero e religiosi, e su questa della pedofilia in particolare?</i></b></p>
<p style="text-align: justify">No, allorché ho concluso il volume, nel marzo del 2017 la questione della pedofilia sembrava sotto controllo e le misure disciplinari adeguate. Poi si è visto che il problema era ben più tragico di quanto si poteva immaginare al punto che la Chiesa nordamericana, che si è risvegliata da un grande sonno durato 40 anni, non ha trovato di meglio che riversare sul Pontefice la colpa di mancata vigilanza.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>Da che cultura nasce un attacco al Papa come quello di Viganò e compagni noti e occulti</i></b><i>?</i></p>
<p style="text-align: justify">Si tratta di una versione conservatrice e militante del cattolicesimo che si è imposta, gradualmente, dopo il 1989 e la caduta del comunismo. Con la fine del marxismo molti, nella Chiesa, sognavano un ritorno alla fede, all&#8217;Est come all&#8217;Ovest. Questo non è accaduto. Anzi l&#8217;era della globalizzazione ha coinciso con un accentuarsi della secolarizzazione, del relativismo, del libertinismo. Donde la “reazione etica” del cattolicesimo che si è chiuso nei propri confini di fronte ad un mondo ostile. All&#8217;esterno valeva la battaglia per alcuni valori negati (aborto, eutanasia) dalla società secolarizzata. Questa prospettiva si scontra oggi con quella missionaria che il Papa auspica nella <i>Evangelii gaudium.</i> Il fronte conservatore, che si salda con i poteri economici e politici oggi dominanti, non ama il Papa, tenta in tutti i modi di delegittimarlo. L&#8217;operazione Viganò rientra in questo contesto.</p>
<p style="text-align: justify"><i>I<b>l cardinale emerito Angelo Scola, già arcivescovo di Milano e secondo porporato più votato nel conclave che ha eletto Bergoglio, proprio in occasione della presentazione del tuo libro a Milano ha detto che «Per noi europei l&#8217;elezione di Papa Francesco è stata come un pugno nello stomaco, una sveglia”, e nell’autobiografia del card. Scola uscita di recente ha ripetuto che “Il comparire di un Papa come Francesco è stato un salutare colpo allo stomaco che lo Spirito Santo ci ha assestato per svegliarci”. A tuo giudizio a che punto siamo in questo risveglio?</b></i></p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;affermazione del cardinale Scola, presentato nel Conclave come l&#8217;altro candidato al pontificato, è particolarmente significativa. Rivela, con grande onestà, come anche coloro che all&#8217;inizio hanno faticato a decifrare la personalità del nuovo pontefice si siano poi lasciati interrogare dalla sua testimonianza e dal suo operato. Questo è autentico discepolato ecclesiale. Non è un caso che coloro che si oppongono a Francesco non citino mai la posizione del cardinal Scola. Scola non è un conservatore, ma non è nemmeno un progressista. Per di più è ormai in “pensione”, come si suol dire. Non ha nessun interesse personale nel difendere il Papa. Se oggi lo sostiene, pur provenendo da una sensibilità diversa, questo ha certamente un grande valore. I conservatori si dovrebbero porre, ogni tanto, qualche domanda. Non è purtroppo nella loro natura mentale.</p>
<p style="text-align: justify"><b> </b><i>«<b>La Chiesa statunitense è contro papa Francesco» hai detto. Come fondi una affermazione così perentoria?</b></i></p>
<p style="text-align: justify">Per i motivi che abbiamo richiamato in precedenza. La posizione di un cattolicesimo conservatore, militante, totalmente centrato su due/tre valori morali, occupa quasi per intero lo scenario della Chiesa americana. In ciò favorito dalla deriva secolarizzante e relativistica del Partito Democratico che tradizionalmente, per la sua sensibilità sociale, era il punto di riferimento dei cattolici nordamericani. La Chiesa americana fa realmente fatica nel comprendere la posizione di Francesco. Lo ritiene un sudamericano dipendente dalla Teologia della liberazione filomarxista, un progressista sociale, un relativista etico. C&#8217;è una profonda ignoranza sul suo pensiero. Per questo spero che l&#8217;edizione inglese del mio volume, <i>The Mind of Pope Francis,</i> appena uscita per Liturgical Press, possa contribuire, almeno in minima parte, ad una chiarificazione. Alla incomprensione culturale si unisce poi lo scandalo della pedofilia e degli abusi sessuali del clero, uno scandalo che i vertici della Chiesa USA tendono, in modo incredibile, a riversare sul Papa reo di non essere adeguatamente intervenuto con la dovuta fermezza.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>E la Chiesa latino-americana lo appoggia, lo segue, per la conoscenza che ne hai tu?</i></b></p>
<p style="text-align: justify">La Chiesa latino-americana è, in parte, totalmente solidale con Francesco. In parte, invece, è avversa. Ampi settori dell&#8217;episcopato hanno la stessa mentalità clericale e conservatrice analoga a quella nordamericana. È il caso dell&#8217;episcopato cileno. Al di là delle resistenze il vero nodo è, comunque, dalla parte di coloro che sostengono l&#8217;opera rinnovatrice di Francesco. Comprendono cosa significa l&#8217;elezione di un papa latino-americano sul soglio di Pietro? Questo non è un evento accidentale. Indica un <i>kairòs</i>. La Chiesa dell&#8217;America Latina entra a pieno titolo nella Chiesa universale, ne costituisce un paradigma. Se dovessimo usare il linguaggio di Methol Ferré diremmo che passa da “Chiesa riflesso” a “Chiesa fonte”. Questo è un avvenimento di grande importanza. Francesco sta proponendo, a partire da Roma, il modello di Chiesa che ha vissuto e sperimentato nella sua Argentina. Lo sta proponendo alla Chiesa universale.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>Sappiamo che il Papa ha collaborato personalmente ad indirizzare la tua ricerca in determinate direzioni e verso certi autori. Ha anche letto il libro terminato? Hai dei riscontri che abbia seguito il libro una volta pubblicato?</i></b></p>
<p style="text-align: justify">So che il Papa ha visto ed apprezzato molto il volume. Se lo abbia letto per intero non posso, naturalmente, saperlo. Lo ha consigliato ai suoi più stretti collaboratori e questo è, certamente, un segno del suo apprezzamento.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>Con che auspicio saluti adesso l’edizione in lingua spagnola di “Jorge Mario Bergoglio. Una biografía intelectual”</i></b><i>?</i></p>
<p style="text-align: justify">Di un&#8217;ampia circolazione, in America Latina in particolare. Che il libro possa aiutare tutti coloro che, pur non essendo ostili per ragioni ideologiche al Papa, fanno comunque fatica nel comprenderlo. Francesco sta dando una grande testimonianza di Cristo nell&#8217;ora presente. Una testimonianza evangelica. È tragico che una parte del popolo cristiano, seduto su pseudoconvinzioni assurte a dogmi, non lo comprenda. Certe sottolineature che in Occidente possono risultare non chiare devono essere comprese a partire da una prospettiva generale. Ogni Papa ha il suo stile, il suo modo di interpellare la Chiesa nell&#8217;ora presente del mondo. Non è marginale comprendere le “ragioni” di questo stile.</p>
<p style="text-align: justify"> <b>&#8212;</b></p>
<p style="text-align: justify"> *Massimo Borghesi, “Jorge Mario Bergoglio. <i>Una biografía intelectual. Dialéctica y mística</i>”, Ediciones Encuentro, Madrid 2018</p>
<p style="text-align: justify">** Alberto Methol Ferré-Alver Metalli, <i>Il Papa e il Filosofo</i>, Cantagalli, Siena 2014</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com/2018/09/25/bergoglio-style-pronta-la-biografia-intelectual-di-francesco-borghesi-ogni-papa-ha-il-suo-modo-di-interpellare-la-chiesa-nellora-presente-del-mondo-non-e-marginale-comp/">BERGOGLIO STYLE. Pronta la “biografía intelectual” di Francesco. Borghesi: “Ogni Papa ha il suo modo di interpellare la Chiesa nell&#8217;ora presente del mondo. Non è marginale comprendere le ragioni di questo stile”</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com">Terre d&#039;America di Alver Metalli</a>.</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.terredamerica.com/2018/09/25/bergoglio-style-pronta-la-biografia-intelectual-di-francesco-borghesi-ogni-papa-ha-il-suo-modo-di-interpellare-la-chiesa-nellora-presente-del-mondo-non-e-marginale-comp/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>IL POPOLO DEI SANTUARI A CONVEGNO. Inizia oggi in Costa Rica il “VII Congresso dei santuari dell’America Latina”, dove batte il cuore pulsante del cattolicesimo del continente</title>
		<link>https://www.terredamerica.com/2018/09/01/il-popolo-dei-santuari-convegno-inizia-oggi-costa-rica-il-vii-congresso-dei-santuari-dellamerica-latina-dove-batte-il-cuore-pulsante-del-cattolicesimo-del-continente/</link>
		<comments>https://www.terredamerica.com/2018/09/01/il-popolo-dei-santuari-convegno-inizia-oggi-costa-rica-il-vii-congresso-dei-santuari-dellamerica-latina-dove-batte-il-cuore-pulsante-del-cattolicesimo-del-continente/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 01 Sep 2018 01:48:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alver Metalli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://terredamerica.guestblog.it/?p=10400</guid>
		<description><![CDATA[<p>I santuari mariani dell’America Latina sono una cosa seria e seriamente devono essere accuditi. Lo ha detto il Papa quando ancora non lo era, già in Brasile nel santuario di Aparecida, nel 2007: “La pietà popolare è una modalità legittima di vivere la fede, un modo di sentirsi parte della Chiesa e una forma dell’essere [&#8230;]</p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com/2018/09/01/il-popolo-dei-santuari-convegno-inizia-oggi-costa-rica-il-vii-congresso-dei-santuari-dellamerica-latina-dove-batte-il-cuore-pulsante-del-cattolicesimo-del-continente/">IL POPOLO DEI SANTUARI A CONVEGNO. Inizia oggi in Costa Rica il “VII Congresso dei santuari dell’America Latina”, dove batte il cuore pulsante del cattolicesimo del continente</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com">Terre d&#039;America di Alver Metalli</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">I santuari mariani dell’America Latina sono una cosa seria e seriamente devono essere accuditi. Lo ha detto il Papa quando ancora non lo era, già in Brasile nel santuario di Aparecida, nel 2007: “La pietà popolare è una modalità legittima di vivere la fede, un modo di sentirsi parte della Chiesa e una forma dell’essere missionari; in essa si sentono le vibrazioni più profonde della profonda America”. Lo ha ripetuto, questa volta da Papa, nel suo primo testo magisteriale iniziato da Benedetto XVI e da lui terminato dopo soli sette mesi di pontificato, il 24 novembre 2013: Quella che si esprime nei santuari è una vera “spiritualità incarnata nella cultura dei semplici. Non è vuota di contenuti, ma li scopre e li esprime più per via simbolica che attraverso l&#8217;uso della ragione strumentale, e nell&#8217;atto di fede si accentua maggiormente il <i>credere in Deum</i> che il <i>credere Deum</i>”. Lo ribadiranno i vescovi dell’America Latina nel convegno che si apre oggi nella capitale della Costa Rica, San José, nell’istmo dell’America Centrale che poi, il prossimo gennaio, a Panama, ospiterà anche la Giornata mondiale della gioventù. Devozione mariana e gioventù; un binomio che la Chiesa latino-americana vuole unire ancor più strettamente.</p>
<p style="text-align: justify">Lo scopo dei cinque giorni di lavori (1-5 ottobre) sarà quello di &#8220;Incoraggiare e rafforzare la pietà popolare, come luogo teologico, e la sua espressione nei santuari, centri di spiritualità e misericordia, per dinamizzare la sua forza evangelizzatrice nella vita della Chiesa”.</p>
<p style="text-align: justify">È la settima volta che il CELAM, attraverso il suo Dipartimento di Missione e Spiritualità dell&#8217;Organizzazione dei Santuari dell&#8217;America Latina e dei Caraibi, organizza un incontro di questo tipo. Perché non c’è angolo di America Latina, non c’è nazione o regione compresa tra la frontiera messicana con gli Stati Uniti, la Terra del Fuoco e l’Amazzonia, che non registri la devozione a una qualche Madonna variamente rappresentata. A cominciare dalla Madonna di Guadalupe, la <i>morenita</i>, la Vergine per eccellenza, la patrona del Messico e del continente latino-americano, il prototipo di tutte le Madonne invocate dalla Chiesa e venerate dal popolo cattolico di queste latitudini, che le statistiche più recenti stimano in oltre 400 milioni, la metà del totale del cattolicesimo planetario.</p>
<p style="text-align: justify">La lettera di convocazione del Congresso specifica che nel corso dei lavori si utilizzerà “una metodologia didattica in cui le esposizioni degli specialisti e dei workshop saranno inframezzate al trattamento di argomenti specifici”. Questi sono alcuni titoli estratti dall’agenda dei lavori, organizzati in tre sessioni che procedono in parallelo nel corso di una stessa giornata: “Il cammino dei Congressi dei santuari”, “Dalla religiosità popolare alla pietà popolare”, “I santuari centri di spiritualità e di misericordia”, “La pietà popolare come luogo teologico e suo fondamento antropologico”, “La religione nella cultura postmoderna”, “La pietà popolare nel quadro dei documenti della Chiesa”, a cui si aggiungeranno diversi laboratori dedicati all’espressione culturale e artistica che prospera in questi luoghi di culto popolare. Il tutto all’insegna degli “insegnamenti di Papa Francesco sulla liturgia e la pietà popolare” contenuti nell’Esortazione apostolica <i>Evangelii Gaudium</i>, di cui si richiamano i punti principali nel documento di lavoro. Come quando, al titolo dedicato alla “Forza evangelizzatrice della pietà popolare” si afferma che per capire la realtà umana che affolla i santuari bisogna “partire dalla connaturalità affettiva che l’amore dà e in questo modo apprezzare la vita teologale presente nella pietà dei popoli cristiani, specialmente nei poveri”.</p>
<p style="text-align: justify">Papa Francesco, forte della sua esperienza nelle <i>villas</i> miseria di Buenos Aires, ricorda “la fede salda di quelle madri ai piedi del letto del figlio malato che si afferrano ad un rosario anche se non sanno imbastire le frasi del Credo; o a tanta carica di speranza diffusa con una candela che si accende in un’umile dimora per chiedere aiuto a Maria, o in quegli sguardi di amore profondo a Cristo crocifisso”. Per concludere che “chi ama il santo Popolo fedele di Dio non può vedere queste azioni unicamente come una ricerca naturale della divinità. Sono la manifestazione di una vita teologale animata dall’azione dello Spirito Santo che è stato riversato nei nostri cuori”.</p>
<p style="text-align: justify">Un altro punto richiamato nel documento di lavoro del “VII Congresso dei santuari dell’America Latina” sottolinea che “nella pietà popolare, &#8211; frutto del Vangelo inculturato -, è sottesa una forza attivamente evangelizzatrice che non possiamo sottovalutare: sarebbe come disconoscere l’opera dello Spirito Santo”. Per poi tracciare il lavoro che si presenta a chi deve prendersi cura dei santuari e del popolo che vi si raduna: “Siamo chiamati ad incoraggiare e rafforzare tale forza evangelizzatrice della pietà popolare per approfondire il processo di inculturazione che è una realtà mai terminata. Le espressioni della pietà popolare hanno molto da insegnarci e, per chi è in grado di leggerle, sono un luogo teologico a cui dobbiamo prestare attenzione, particolarmente nel momento in cui pensiamo alla nuova evangelizzazione”.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com/2018/09/01/il-popolo-dei-santuari-convegno-inizia-oggi-costa-rica-il-vii-congresso-dei-santuari-dellamerica-latina-dove-batte-il-cuore-pulsante-del-cattolicesimo-del-continente/">IL POPOLO DEI SANTUARI A CONVEGNO. Inizia oggi in Costa Rica il “VII Congresso dei santuari dell’America Latina”, dove batte il cuore pulsante del cattolicesimo del continente</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com">Terre d&#039;America di Alver Metalli</a>.</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.terredamerica.com/2018/09/01/il-popolo-dei-santuari-convegno-inizia-oggi-costa-rica-il-vii-congresso-dei-santuari-dellamerica-latina-dove-batte-il-cuore-pulsante-del-cattolicesimo-del-continente/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>“NON CI BASTANO I TRIONFI LEGALI”. Il programma in otto punti dell’arcivescovo argentino Victor Fernández: L’«obiettivo fondamentale: far sì che i bambini non siano abortiti»</title>
		<link>https://www.terredamerica.com/2018/08/18/non-ci-bastano-trionfi-legali-il-programma-otto-punti-dellarcivescovo-di-la-plata-victor-fernandez-lobiettivo-fondamentale-far-si-che-bambini-non-si/</link>
		<comments>https://www.terredamerica.com/2018/08/18/non-ci-bastano-trionfi-legali-il-programma-otto-punti-dellarcivescovo-di-la-plata-victor-fernandez-lobiettivo-fondamentale-far-si-che-bambini-non-si/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 18 Aug 2018 14:22:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alver Metalli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://terredamerica.guestblog.it/?p=10366</guid>
		<description><![CDATA[<p>«Resta l&#8217;obiettivo fondamentale: far sì che i bambini non siano abortiti. Per questo non ci bastano i trionfi legali». Víctor Manuel Fernández, arcivescovo di La Plata, teologo e stretto collaboratore di Papa Francesco, lo scorso 11 agosto 2018 è intervenuto una seconda volta dopo la vittoria in Senato dei no alla proposta di legge per [&#8230;]</p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com/2018/08/18/non-ci-bastano-trionfi-legali-il-programma-otto-punti-dellarcivescovo-di-la-plata-victor-fernandez-lobiettivo-fondamentale-far-si-che-bambini-non-si/">“NON CI BASTANO I TRIONFI LEGALI”. Il programma in otto punti dell’arcivescovo argentino Victor Fernández: L’«obiettivo fondamentale: far sì che i bambini non siano abortiti»</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com">Terre d&#039;America di Alver Metalli</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">«Resta l&#8217;obiettivo fondamentale: far sì che i bambini non siano abortiti. Per questo non ci bastano i trionfi legali». Víctor Manuel Fernández, arcivescovo di La Plata, teologo e stretto collaboratore di Papa Francesco, lo scorso 11 agosto 2018 è intervenuto una seconda volta dopo la vittoria in Senato dei no alla proposta di legge per legalizzare l’aborto in Argentina. Lo ha fatto ringraziando i preti e i laici che si sono mobilitati contro la proposta di legge, invitando però, con realismo, a non fermarsi al risultato parlamentare.</p>
<p style="text-align: justify">Subito dopo l’esito della votazione, Fernández, pur manifestando in modo inequivocabile la sua soddisfazione per il prevalere di una posizione autenticamente popolare, aveva detto che non sarebbe sceso in piazza a festeggiare. Quella frase, isolata dal suo contesto e stravolta nel suo significato, è stata strumentalizzata prima da un giornale italiano e poi da un sito sedicente cattolico che quotidianamente lancia strali contro il Papa e contro i suoi collaboratori.</p>
<p style="text-align: justify">Ecco che cosa aveva detto: aveva ringraziato i senatori del nord del Paese, decisivi per la vittoria del fronte antiabortista, che «non hanno votato a favore dei bambini mai nati perché sono stati messi sotto pressione dei preti ma per la pressione del popolo che loro devono rappresentare». Quindi l’arcivescovo di La Plata, nel messaggio dell’8 agosto scorso, aggiungeva: «Non oserei uscire per la strada a celebrare il “no” all&#8217;aborto, perché credo che né i legislatori né la società in generale possono andare a dormire in pace. Ancora non si è discusso di come faremo ad accompagnare le donne incinte che non desiderano un figlio, di aiutare le donne con dei problemi che possono portarle ad arrivare in extremis all’aborto, quindi facilitando le adozioni; di prevenire le gravidanze tra gli adolescenti, di incoraggiare una paternità responsabile, di migliorare l&#8217;accesso alla sanità da parte delle donne povere, sono infatti molte più le donne che muoiono perché arrivano al parto malnutrite o malate piuttosto che delle donne che muoiono a causa dell’aborto».</p>
<p style="text-align: justify">Era evidente, a chiunque legga senza gli occhiali del pregiudizio o della malafede, che Fernández &#8211; il quale peraltro si era già espresso in precedenza contro la legge abortista &#8211; fosse contento per l’esito del voto, ma al contempo volesse invitare a riflettere sui problemi ancora tutti senza risposta anche dopo quel voto. Tre giorni dopo, un nuovo messaggio di ringraziamento a preti, religiosi e laici di ogni appartenenza politica che si sono attivati per contrastare la proposta di legge.</p>
<p style="text-align: justify">«Voglio ringraziarvi di cuore per tutto quello che avete fatto, soprattutto nelle ultime settimane, per difendere la vita dei più piccoli. Avete reclamato pacificamente, avete implorato, siete stati al freddo e alla pioggia. Grazie! Che il Signore vi premi per questo impegno!». Seguono otto punti relativi all’«obiettivo fondamentale: far sì che i bambini non siano abortiti». Per perseguire il quale «non ci bastano i trionfi legali».</p>
<p style="text-align: justify">Bisogna, spiega l’arcivescovo, dare «testimonianza di quanto amiamo la vita fragile, indifesa e innocente». Spiegare «con argomentazioni chiare le ragioni della nostra scelta, con spiegazioni comprensibili e convincenti». Essere «vicini alle donne a rischio di aborto». Cercare «di risolvere i problemi, in particolare delle donne povere, che possono portarle ad abortire». Accompagnarle «affinché non siano alla mercé di coloro che le inducono o le obbligano ad abortire». Mostrare «che siamo coerenti nell&#8217;amore alla vita, e che ci fa male ogni forma di vita umana minacciata e degradata: anche la vita dei più poveri e abbandonati dalla società». Aiutare «a scoprire il significato più genuino e completo della sessualità, che non può essere inteso come un semplice piacere irresponsabile, ed educare per una paternità responsabile». Far vedere «che non smettiamo di amare le donne che hanno abortito, cercando di aiutarle a ritrovare la pace e il senso della vita».</p>
<p style="text-align: justify">Infine, Fernández invita a restituire «il calore alla maternità». «Negli ultimi giorni &#8211; scrive sul suo profilo Facebook l’arcivescovo di La Plata &#8211; hanno voluto imporci la visione più fredda, asettica e poco splendente di ciò che significa essere madre. Volevano obbligarci a non dire più “bambino” né “figlio” ma “larva” o semplicemente “un embrione”».</p>
<p style="text-align: justify">«Le donne che hanno visto interrotta una gravidanza per aborti spontanei, sanno che non è questo che si prova. E quelle che parlano di ciò che portano dentro non si esprimono dicendo “il mio embrione”. Oggi vogliono togliere tutto il calore e la passione alla maternità, e anche lasciarla senza poesia. Io ricordo, invece &#8211; conclude Fernández &#8211; una canzone di Baglietto (Juan Carlos Baglietto, musicista argentino, <i>ndr</i>) che ascoltavamo nella mia giovinezza e che diceva: “Era ad aprile il ritmo tiepido del mio piccolino che ballava dentro il ventre, come un prato in fiore&#8230; Il mio bambino, il mio bambino, l&#8217;ombelico, il sole”. Grazie a Dio le nostre convinzioni ci aiutano anche a mantenere la poesia e il miglior umanesimo!».</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.lastampa.it/2018/08/18/vaticaninsider/fernandez-bisogna-far-s-che-i-bambini-non-vengano-abortiti-1ZwdIYB5PY632m2CWgoOlJ/pagina.html" target="_blank">Vatican Insider</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com/2018/08/18/non-ci-bastano-trionfi-legali-il-programma-otto-punti-dellarcivescovo-di-la-plata-victor-fernandez-lobiettivo-fondamentale-far-si-che-bambini-non-si/">“NON CI BASTANO I TRIONFI LEGALI”. Il programma in otto punti dell’arcivescovo argentino Victor Fernández: L’«obiettivo fondamentale: far sì che i bambini non siano abortiti»</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com">Terre d&#039;America di Alver Metalli</a>.</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.terredamerica.com/2018/08/18/non-ci-bastano-trionfi-legali-il-programma-otto-punti-dellarcivescovo-di-la-plata-victor-fernandez-lobiettivo-fondamentale-far-si-che-bambini-non-si/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>UNA FANTASIA FATTA REALTÁ. Quel viaggio inaspettato di Paolo VI in America Latina raccontato dalle radio del continente. Come la morte di Pio XII e quelle di Giovanni XXIII e John F. Kennedy</title>
		<link>https://www.terredamerica.com/2018/08/18/una-fantasia-fatta-realta-quel-viaggio-inaspettato-di-paolo-vi-america-latina-raccontato-dalle-radio-del-continente-come-la-morte-di-pio-xii-e-quelle-di-giovanni-xxiii-e-john-f-kennedy/</link>
		<comments>https://www.terredamerica.com/2018/08/18/una-fantasia-fatta-realta-quel-viaggio-inaspettato-di-paolo-vi-america-latina-raccontato-dalle-radio-del-continente-come-la-morte-di-pio-xii-e-quelle-di-giovanni-xxiii-e-john-f-kennedy/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 18 Aug 2018 06:33:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alver Metalli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza 2]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://terredamerica.guestblog.it/?p=10363</guid>
		<description><![CDATA[<p>Paolo VI, da sempre, in America Latina, è stato un Papa molto amato, rispettato e ascoltato. Anche i suoi &#8220;nemici&#8221; più feroci, soprattutto tra le file dei cattolici brasiliani e argentini tradizionalisti &#8211; i militanti delle molteplici associazioni in difesa della &#8220;patria, la proprietà, la tradizione e la famiglia&#8221;, avversari giurati del Concilio Ecumenico Vaticano [&#8230;]</p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com/2018/08/18/una-fantasia-fatta-realta-quel-viaggio-inaspettato-di-paolo-vi-america-latina-raccontato-dalle-radio-del-continente-come-la-morte-di-pio-xii-e-quelle-di-giovanni-xxiii-e-john-f-kennedy/">UNA FANTASIA FATTA REALTÁ. Quel viaggio inaspettato di Paolo VI in America Latina raccontato dalle radio del continente. Come la morte di Pio XII e quelle di Giovanni XXIII e John F. Kennedy</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com">Terre d&#039;America di Alver Metalli</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Paolo VI, da sempre, in America Latina, è stato un Papa molto amato, rispettato e ascoltato. Anche i suoi &#8220;nemici&#8221; più feroci, soprattutto tra le file dei cattolici brasiliani e argentini tradizionalisti &#8211; i militanti delle molteplici associazioni in difesa della &#8220;patria, la proprietà, la tradizione e la famiglia&#8221;, avversari giurati del Concilio Ecumenico Vaticano II, hanno avuto nei confronti di Papa Montini un certo timore reverenziale. Mezzo secolo fa anche l’emergente dissenso cattolico &#8220;progressista&#8221; nutrì per Paolo VI affetto e rispetto.</p>
<p style="text-align: justify">Giovanni Battista Montini da tutti era considerato un pastore intellettuale di notevole spessore nonché un Pontefice coraggioso, trasparente e affidabile e ciò si diceva anche quando si esprimevano delle critiche al pontificato come quelle, vistose e ricorrenti, in merito all’enciclica Humanae Vitae che qualche giorno fa “ha compiuto” 50 anni.</p>
<p style="text-align: justify">La sua decisione, inattesa, di recarsi in Colombia per aprire i lavori della Seconda conferenza generale degli Episcopati dell&#8217;America Latina, organizzata e coordinata dal CELAM, ebbe un grande impatto e per giorni in molti sembrarono &#8220;increduli&#8221; di fronte all’annuncio amplificato dalla Radio Vaticana. &#8220;Il Papa in America Latina!!&#8221;, si diceva ed erano parole di sconcerto e sorpresa.</p>
<p style="text-align: justify">Papa Paolo VI aveva già fatto passare il messaggio che il Successore di Pietro poteva e doveva uscire dalla sua sede, il Vaticano. Eppure, per i latinoamericani ricevere una visita del Papa era pura fantasia. Prima dell&#8217;America Latina, Paolo VI si era già recato in altri continenti e Paesi: Terra Santa (1964), India-Bombay (1964), New York-Nazioni Unite (1965), Portogallo-Fatima (1967), Turchia: Istanbul, Efeso e Smirne (1967). Quello in Colombia quindi fu il VI Pellegrinaggio internazionale di Paolo VI. Prima di morire ne farà altri tre: Svizzera-Ginevra (1969), Uganda (1969) e Asia Orientale, Oceania ed Australia (1970): Iran, Filippine, Samoa, Australia, Indonesia, Hong Kong e Ceylon (oggi Sri Lanka). I media di allora erano ancora piuttosto arretrati tecnologicamente. La televisione era una risorsa limitata, precaria e circoscritta solo a certe aree geografiche. I grandi vettori per le comunicazioni sociali erano due: i giornali e soprattutto la radio. Di fatto la Visita di Papa Montini nella storia della radio in America Latina resta ancora oggi come uno dei momenti più rilevanti della radiofonia emisferica. In questo contesto, le radio emittenti cattoliche, che erano centinaia dagli Stat Uniti al Cile, svolsero un ruolo di prima linea nella narrazione immediata della visita del Pontefice nella città di Bogotá. Tra gli eventi simili, precedenti, le cronache ne ricordano solo tre: la morte di Pio XII e quelle di Giovanni XXIII e John F. Kennedy (1963), giugno e novembre rispettivamente.</p>
<p style="text-align: justify">Con Paolo VI l’America Latina apre una sua speciale e singolare storia nei suoi rapporti con il Papato. Undici anni dopo la visita di Papa Montini arriverà nella regione un secondo Pontefice: Giovanni Paolo II che visiterà Bahamas, Repubblica Dominicana e Messico, dove inaugurerà la Terza Conferenza generale degli Episcopati dell&#8217;America Latina, a Santa Maria di Puebla. Poi nel 1992 Papa Wojtyla tornerà a Repubblica Dominicana per inaugurare la Quarta Conferenza. Sarà nel 2007 che papa Benedetto XVI, il terzo Pontefice a far visita all’America Latina, aprirà i lavori della Quinta Conferenza degli episcopati della regione (Aparecida, Brasile). Poi, come è ben noto, nel 2013 il quarto Successore di Pietro a far visita ai popoli e chiese dell’America Latina sarà proprio un Papa latino-americano, argentino, Francesco, Jorge Mario Bergoglio. Lo scenario di questo incontro fino a pochi mesi prima impensabile sarà la città di Rio de Janeiro e la cornice sarà la migliore che nessuno avrebbe potuto immaginare: la Giornata mondiale della gioventù. Questi quattro Papi complessivamente hanno effettuato 27 Pellegrinaggi nella regione latino-americana, dal Rio Grande alla Patagonia (Paolo VI – 1 Visita; Giovanni Paolo II – 17; Benedetto XVI – 3 e Francesco – 6). I viaggi papali hanno aperto una pagina nuova nelle relazioni tra i popoli latinoamericani e il Vicario di Cristo, il Vescovo di Roma, e ciò ha gradualmente cambiato in meglio la conoscenza e la percezione reciproca seppure ci sia ancora molto da fare. Oggi, in linea con il processo aperto 50 anni fa da Papa Montini, il pontificato di Francesco sta stimolando e facilitando una lettura della storia di questi popoli e di queste chiese più veritiera, meno carica di cliché e stereotipi, meno inquinata da pregiudizi e ottiche unilaterali.</p>
<p style="text-align: justify"><b>Articolo precedente:</b></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.terredamerica.com/2018/08/17/hace-50-anos-llego-por-primera-vez-un-papa-america-latina-pablo-vi-inauguro-la-historica-conferencia-de-medellin-mientras-los-sovieticos-invadian-checoslovaquia/" target="_blank">50 ANNI FA IL PRIMO PAPA IN AMERICA LATINA</a>. Paolo VI apriva la storica Conferenza di Medellín mentre i sovietici invadevano la Cecoslovacchia</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com/2018/08/18/una-fantasia-fatta-realta-quel-viaggio-inaspettato-di-paolo-vi-america-latina-raccontato-dalle-radio-del-continente-come-la-morte-di-pio-xii-e-quelle-di-giovanni-xxiii-e-john-f-kennedy/">UNA FANTASIA FATTA REALTÁ. Quel viaggio inaspettato di Paolo VI in America Latina raccontato dalle radio del continente. Come la morte di Pio XII e quelle di Giovanni XXIII e John F. Kennedy</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.terredamerica.com">Terre d&#039;America di Alver Metalli</a>.</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.terredamerica.com/2018/08/18/una-fantasia-fatta-realta-quel-viaggio-inaspettato-di-paolo-vi-america-latina-raccontato-dalle-radio-del-continente-come-la-morte-di-pio-xii-e-quelle-di-giovanni-xxiii-e-john-f-kennedy/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
