Conviene fare sempre attenzione agli editoriali della rivista cubana Espacio Laical. Non è l’organo ufficiale dell’episcopato dell’isola ma ne esprime l’orientamento prevalente. Soprattutto riflette con buona approssimazione le linee di azione del cardinale di l’Avana Jaime Ortega, un elettore di papa Francesco nell’ultimo conclave. L’ultimo editoriale di Espacio Laical ha un titolo sibillino. “Senderos que se bifurcan”, strade che si dividono. Evoca sin dal titolo “Il giardino dei sentieri che si biforcano” il racconto dello scrittore argentino Borges del 1941. Quali sono questi metaforici sentieri che si dividono? E, soprattutto, chi va in una direzione e chi nell’altra?
La risposta alla seconda domanda può illuminare anche la prima. Nel mirino della rivista ci sono “tanto cubani, come stranieri che insistono nel chiedere a importanti centri del potere nel mondo che destabilizzino il governo cubano, adottino misure che danneggiano il popolo dell’isola e contribuiscano a imporre al paese un modello socio economico e politico che ha dimostrato luci ma anche grandi ombre”. Il bersaglio polemico non viene mai nominato, ma il riferimento è a quei dissidenti cubani che in un recente tour in Europa, che ha toccato anche il Vaticano, si sono pronunciati a favore dell’embargo economico che da mezzo secolo gli Stati Uniti hanno stretto attorno a Cuba. Epacio Laical riconosce che “Cuba ha molto da cambiare” e ringrazia persone e istituzioni fuori del paese che se ne preoccupano, ma “i protagonisti di questo cambiamento non possono essere i centri di potere di taluni paesi forti e influenti”.
La rivista critica anche quella parte della diaspora cubana, soprattutto quella radicatasi negli Stati Uniti, che auspica, e nel limite delle sue possibilità cerca di favorire, una implosione del regime cubano per soffocamento, alla maniera dei socialismi dell’est, e il conseguente ribaltamento del governo di Raúl Castro. Scrive la rivista cattolica che “i cubani, in generale, non desiderano un cambiamento sulla falsariga di quello che è avvenuto in moltissimi paesi dell’Europa dell’Est. L’immensa maggioranza dei cubani non vuole che il paese prenda la strada e segua il destino di quella parte del mondo, né che i nostri cambiamenti avvengano con una metodologia simile a quella applicata lì”.
Mano tesa invece al dissenso che non agisce “con fare cospirativo” per ribaltare il governo. “Si rende urgente una evoluzione politica capace di ampliare il processo di apertura tra cubani che la pensano diversamente. Bisogna che tutti assieme, e con una intensa partecipazione popolare, riusciamo a cancellare l’attuale modello sociale, con il proposito di adeguarlo alle domande vigenti della nazione”. E per questo è anche “obbligatorio che la politica ufficiale eviti irrigidimenti che a questo punto della storia ci possono precipitare nell’abisso”.

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