AL DI QUA E AL DI LA DELLA FRONTIERA. Nuove tendenze dell’emigrazione tra Messico e Stati Uniti

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Aumenta il numero dei messicani che fanno ritorno in Messico dopo aver vissuto negli Stati Uniti. E non è tutto. Diminuisce anche quello dei messicani che vogliono attraversare la frontiera per stabilirsi nel vicino paese. Il doppio movimento si è fatto più che sensibile negli ultimi anni al punto da essere rilevato e quantificato dagli specialisti in flussi migratori di entrambi i paesi riuniti nel Diálogo binacional sobre migrantes mexicanos en Estados Unidos y en México. Le ragioni del primo dei due fenomeni, il ritorno in Messico, vanno ricercate nei controlli migratori più severi disposti dalle autorità americane e nella crisi del mercato del lavoro negli Stati Uniti. Così c’è chi parte dalle contee delle grandi città USA meta di migranti e intraprende il cammino contrario sino alla frontiera portando con sé i risparmi per iniziare in Messico una nuova vita. In generale, fanno notare gli investigatori, coloro che percorrono il cammino a ritroso, o per lo meno una maggioranza di loro, non ritorna ai luoghi di origine; preferisce invece stabilirsi nei centri urbani degli stati messicani del nord, dove ci sono maggiori e migliori opportunità di lavoro. Nel censimento del 2010 980 mila messicani hanno risposto di aver vissuto negli Stati Uniti, contro i 230 mila che avevano dato questa stessa risposta nel 2005, cioè cinque anni prima.

Non solo è aumentato il flusso di ritorno. Lo stesso flusso migratorio verso gli Stati Uniti è caduto ai livelli più bassi degli ultimi 30-35 anni. Nel 2005 partivano dal Messico verso gli Stati Uniti, legalmente o illegalmente, 680 mila cittadini all’anno. Dal 2010 il loro numero è passato a 106.000. Le ragioni della diminuzione, in questo caso, vanno cercate nell’alto livello di insicurezza durante il viaggio all’interno del Messico per raggiungere la frontiera. Ma anche nell’insicurezza generale della vita nei paesi e nelle campagne che consiglia alle famiglie di mantenersi unite per affrontare le minacce alla proprietà e alla sicurezza personali.

Se questa tendenza proseguirà, avvertono i curatori della ricerca, tra il 2010 e il 2020 il mercato del lavoro messicano si gonfierà di 1.8 milioni di persone circa, che in altri tempi sarebbero emigrate negli Stati Uniti.

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