LA LETTERA NASCOSTA. Perché la missiva del Papa alla presidente Kirchner non è stata fatta conoscere agli argentini?

Encuentro-Cristina-Francisco

Non è la prima lettera di papa Francisco ai propri connazionali e non sarà l’ultima. Il Papa che chiama al telefono gli amici all’altro capo dell’emisfero, che prende carta e penna e scrive a uomini politici del governo e dell’opposizione, non sono più un motivo di sorpresa. Peraltro papa Francisco mostra di seguire con attenzione le vicende del continente, dal Venezuela di Maduro all’Ecuador di Correa. Ma a differenza delle altre volte della lettera indirizzata alla presidente Cristina Kirchner non se n’è saputo niente per un mese. E forse non se ne sarebbe saputo nulla per chissà quanto tempo se la sua esistenza non fosse stata rivelata dal quotidiano La Nación e il contenuto divulgato dallo stesso giornale. Si è così saputo che la lettera portava la data del 20 marzo, dunque il giorno dopo la messa pontificale con la quale papa Francisco ha iniziato formalmente il suo ministero. Vi si ringrazia la presidente Kirchner per la visita in Vaticano. Poi il messaggio diventa più politico. In un passaggio della lettera il Papa si rivolge “a coloro che sono costituiti in autorità perché ricerchino nel servizio il loro migliore alleato e lavorino infaticabilmente per tessere legami che promuovano la concordia, il dialogo, la riconciliazione e l’intendimento dei popoli”. Vien da pensare che proprio questo accenno alla concordia e al dialogo sia risuonato inopportuno in un momento di tensioni per la riforma della giustizia che il governo Kirchner è impegnato ad approvare contro le forti resistenze tanto del potere giudiziario come della società. Martedì scorso, inizando l’annuale plenum, anche i vescovi argentini – in sintona con la lettera del Papa – avevano reclamato un ampia consultazione, dibattito e consenso per l’approvazione della riforma, mettendo in guardia dal “rischio di debilitare la democrazia repubblicana”.

L’autenticità della missiva del Papa e del suo destinatario – scrive la corrispondente da Roma del quotidiano argentino che l’ha divulgata – è stata confermata da padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede, così come la circostanza in cui era stata scritta. Perché il governo l’abbia tenuta riservata per oltre un mese non è l’unico mistero. L’altro lo solleva il quotidiano che con La Nación divide la piazza argentina, Clarín, che chiede come la giornalista ne sia entrata in possesso e chi abbia dato il via libera alla sua pubblicazione.

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