Svegliarsi una mattina e trovare il fiume coperto da una patina nera di petrolio. E’ quanto è successo agli abitanti delle località di Chiriaco, nell’Amazzonia appartenente al Perù, e agli abitanti di Morona, nello stato di Loreto, sempre in territorio peruviano. Un tratto notevole delle acque del fiume Chiriaco, tributario del più grande Marañón da cui dipende in gran parte la vita della gente del posto e la loro sopravvivenza erano annerite da uno stato uniforme di petrolio.
La prima fuoriuscita risale al 25 gennaio e si è prodotta all’altezza del chilometro 440 dell’oleodotto Norperuano, amministrato dalla società petrolifera Petro-Perù. La settimana dopo si è prodotta una seconda falla nella provincia Datem del Marañón, nello stato di Loreto. La società petrolifera statale ha spiegato che la fuoriuscita del petrolio è stata provocata da una frattura nei condotti dovuta ad una frana che si è prodotta come conseguenza delle intense piogge di gennaio.
Le due fughe di petrolio, secondo l’Organización Regional de los Pueblos Indígenas de la Amazonía Norte del Perú (Orpian), ha danneggiato circa 8 mila residenti.

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