DEFINITIVO IN URUGUAY. Da oggi il matrimonio gay è legge dello stato

Festa gay

Con un’ampia maggioranza anche la Camera dei deputati, dopo il Senato la scorsa settimana, ha ratificato la legge che consentirà, da questo momento in avanti, il matrimoni tra persone dello stesso sesso. L’Uruguay si aggiunge così all’Argentina e diventa il secondo paese latinoamericano ad approvare la normativa nella sua versione più permissiva. Quando ancora si conteggiavano i voti (71 dei 92 deputati presenti in aula hanno votato a favore della legge) fuori dall’augusto palazzo legislativo di Montevideo il verdetto veniva festeggiato con balli e canti da una variopinta folla di sostenitori che hanno salutato il nuovo diritto civile irridendo al tradizionale matrimonio cattolico. Il presidente del piccolo paese sudamericano, José Mujica, in più occasioni aveva tentato di procrastinare il dibattito sulla legge sostenendo che non si trattava di una riforma prioritaria del suo governo. Ha dovuto cedere alla diversa opinione delle componenti che integrano il Frente Amplio, la coalizione di sinistra che lo sostiene. Toccherà a lui, adeso, ratificare la legge. Il suo predecessore Tabaré Vazquez, anch’egli a capo della coalizione Frente Amplio, si era rifiutato di farlo quando venne approvata la legge sul divorzio nel 2006 e si era dimesso contro il parere della maggioranza degli esponenti del suo partito. Una legge, quella che depenalizza l’aborto, che paradossalmente potrebbe anche essere rimessa in discussione e sottoposta a referendum abrogativo sei anni dopo la sua entrata in vigore. Nei giorni in cui si discuteva di matrimonio gay infatti, la Corte elettorale dell’Uruguay ha cominciato a verificare le impronte digitali che accompagnano le 68 mila firme presentate da cittadini che chiedono la deroga della legge sull’interruzione volontaria della gravidanza nella versione approvata nel 2006.

Abrogazione aborto

Presentazione delle firme per l’abrogazione della legge sull’aborto davanti alla Corte elettorale di Montevideo

Tornando alla legge sul matrimonio ugualitario votata oggi, c’è da dire che negli ultimi sei anni l’Uruguay aveva già legalizzato l’unione civile degli omosessuali e l’adozione dei bambini da parte di coppie dello stesso sesso, oltre ad abilitare il cambio di nome e di sesso e permettere l’ingresso di omosessuali nelle forze armate. Nel mese di giugno del 2012 la giustizia uruguayana per la prima volta aveva anche riconosciuto il matrimonio tra due persone dello stesso sesso celebrato in Spagna. La legge approvata oggi amplia significativamente tutto questo.

Forte la contrarietà dei vescovi del paese. In un documento unanime hanno denunciato che previamente al dibattito si è voluta creare una deliberata confusione contrabbandando l’idea della protezione dei diritti delle coppie omosessuali con la figura di una unione che di fatto viene equiparata al matrimonio. “Non discutiamo la buona volontà e il tentativo di cercare una maggiore giustizia da parte dei nostri legislatori, ma insistiamo sulla gravità e sulle conseguenze di quello che è in gioco, al di là di quel che appare”. I vescovi lamentano che si chiamino allo stesso modo due realtà differenti con il pretesto dell’uguaglianza. “Questo non è giustizia ma assimilazioni inconsistenti che otterranno il risultato di debilitare ancor di più il matrimonio”.

Per i vescovi la legge pregiudica anche i diritti fondamentali del bambino, “che corre il rischio di trasformarsi in un oggetto, soprattutto quando si rivendica l’adozione piena come un diritto di tutti i matrimoni, senza tenere conto che deve prevalere l’interesse del bambino di crescere con un chiaro riferimento materno e paterno”. Insomma un “retrocesso nell’ordinamento giuridico” dell’Uruguay.

Il documento si conclude ricordando le parole che Papa Francesco scriveva alle Carmelitane di Buenos Aires nel giugno del 2010: “Il popolo argentino dovrà affrontare, nelle prossime settimane, una situazione il cui esito può ferire gravemente la famiglia. Si tratta del progetto di legge sul matrimonio tra persone dello stesso sesso. C’è qui in gioco l’identità e la sopravvivenza della famiglia: papà mamma e figli. C’è in gioco la vita di tanti bambini che saranno discriminati privandoli della maturazione umana che Dio ha voluto avvenisse con un padre e una madre. C’è in gioco il rifiuto frontale alla legge di Dio, incisa nei nostri cuori”.

Qualcuno, in questi giorni di discussioni fuori e dentro il Parlamento, ha anche ricordato le analisi del filosofo Uruguayano Alberto Methol Ferré, scomparso nel novembre del 2009 sul decadimento della sinistra latinoamericana, là dove finisce con il fare propria la democrazia liberale nei suoi aspetti più permissivi per venire da essi trasformata e divorata.

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