Non ci sono stime precise, numeri rotondi, solo segnalazioni a pioggia un po’ da tutti i paesi dell’America Latina, centinaia di messaggi che arrivano al comitato organizzatore e che con qualche affanno si riesce a processare. Ma se un messaggio arriva, altri dieci non partono o non partono ancora, a tre mesi dall’inizio delle Giornate mondiali della gioventù in Brasile. La sensazione, però, è che i numeri stiano cambiando rapidamente – arrivi, presenze, partecipazione ai singoli eventi – e tutti tendano all’aumento rispetto alle previsioni. Dalla sola arcidiocesi di Lima, in Perù, segnalano mille autobus prenotati per Rio. Per monsignor Oriani Tempesta, arcivescovo di Rio de Janeiro il papa argentino “aumenta la curiosità” delle persone “e attrarrà un numero ancora maggiore di giovani provenienti dai paesi vicini”. Con tutto quello che ciò comporta.
Le autorità dello stato di Rio de Janeiro cercano di correre ai ripari e stanno mettendo a punto una proposta di legge che offra incentivi fiscali ad imprese che apportino risorse economiche, non solo per patrocinare il megaevento, ma anche per migliorare le infrastrutture della città. I municipi di Rio de Janeiro e dintorni vengono interpellati uno ad uno per capire se ci sono leggi urbanistiche in vigore che proibiscono o limitano l’uso di spazi pubblici. E’ il caso delle scuole, che ci si prepara a trasformare in alloggi per i pellegrini e che non potrebbero ricevere questa destinazione senza degli appositi emendamenti normativi. Ci si interroga anche se i trasporti siano adeguati alla valanga di presenze che si abbatterà sulla città a fine luglio. A Manila, nel 1998, si mossero 4 milioni di giovani. A Madrid due. Rio potrebbe superare ogni precedente.

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