Il documento più antico porta la data del 1537, il più recente quella del dicembre 2014. Tra l’uno e l’altro ci sono quasi cinque secoli. Negli archivi della Basilica di Guadalupe a Città del Messico c’è la storia della nazione latinoamericana dagli anni immediatamente successivi alla celebre apparizione del 1531 che ha cambiato il corso della storia del Messico da poco sottomesso dai conquistatori capeggiati da Cortés.
Logico che il tempo reclami il suo tributo e che la lotta contro l’erosione del tempo sia una buona causa per chi ha il compito di tramandare la storia ai posteri. Ad essa, alla lotta contro le devastazioni del tempo, sono dedicate le autorità della basilica di Guadalupe che hanno messo mano al rimodellamento dell’Archivio Storico e Musicale. Ci vorranno vari mesi di lavoro, ha informato l’archivista della Cattedrale Metropolitana del Messico, il presbitero Gustavo Watson Marrón. “Parliamo di 615 casse di documenti e dell’archivio musicale che sono altre 400 casse”.
L’archivista ha anche informato che è in corso la digitalizzazione delle immagini. “300 mila sono già state digitalizzate, quanto ai documenti il 75 per cento è stato digitalizzato”.

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