PREGATE PER ME…FIRMATO FRANCISCO. Inaspettata lettera del Papa ai ragazzi e alle ragazze che lottano contro la droga in una baraccopoli di Buenos Aires

Il cardinal Bergoglio lava i piedi a 12 ragazzi del Hogar de Cristo, alla periferia di Buenos Aires
Il cardinal Bergoglio lava i piedi a 12 ragazzi del Hogar de Cristo, alla periferia di Buenos Aires

Le inedite telefonate e i messaggi a sorpresa di Bergoglio Papa hanno raggiunto anche loro, i ragazzi degli Hogar de Cristo, le case dove trovano accoglienza e cura dal paco, la droga povera, quella che distrugge in fretta, ricavata dai residui della lavorazione della cocaina. E non solo loro, perché negli Hogar ci sono anche giovani abusati sessualmente, delinquenti, sieropositivi, disoccupati, residui anch’essi espulsi dalla grande metropoli. Gli Hogar portano il nome del cileno Alberto Hurtado, gesuita come Bergoglio e santo dall’ottobre del 2005.Hogar

Papa Francesco non si è dimenticato di quando venne fondato il primo, nella villa miseria 21, nel marzo di cinque anni fa. Quel giovedì santo del 2008 andò ad inaugurarlo di persona, lavò i piedi a 12 ragazzi che iniziavano il processo di recupero, e formulò i due principi a cui avrebbe dovuto ispirarsi l’azione educativa: “prendere la vita come viene” e “condurre una lotta corpo a corpo” con la tossicodipendenza. Nella lettera a sorpresa che si sono visti recapitare ragazzi, preti e responsabili dell’Hogar, papa Francesco evoca gli inizi: “cominciammo questo cammino con molta timidezza”, ricorda. “Oggi l’Hogar è una realtà grande” – scrive Bergoglio. E articolata in differenti livelli: c’è una fattoria per il recupero degli uomini dedicata a Madre Teresa di Calcutta, delle “case dell’amicizia” dove alloggia chi ha finito il periodo di recupero e cerca lavoro. Le minacce di morte ricevute dal sacerdote José Maria di Paola nell’aprile del 2009, il suo successivo allontanamento dalla baraccopoli, hanno avuto il risultato di dilatare ancor di più i confini del primitivo Hogar. Ne sono nati altri due nel 2011, uno dedicato al sacerdote Carlos Mujica assassinato nel 1974, l’altro a don Bosco. “Quanto dobbiamo ringraziare!” scrive, da Roma, il loro Bergoglio. “Quando mi sarebbe piaciuto essere personalmente con voi! Quanto ho imparato dalla vostra lotta quotidiana! Come ringrazio di avervi conosciuto! Quanto bene mi avete fatto e mi fate ancora oggi!”.

Le ultime parole della lettera a loro indirizzata sono di incoraggiamento, di speranza.  “E vi ricordo: vale la pena andare avanti… vale la pena lottare… vale la pena Gesù e sua madre la Vergine… Non lasciatevi rubare la speranza! Festeggiate, celebrate, comportatevi bene! E per favore non dimenticatevi di pregare e far pregare per me. Ne ho molto bisogno”.

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