CONFRONTO A PICCOLE DOSI. I vescovi del Nicaragua dicono sì a dialogo col governo, ma l’incontro, previsto ad aprile, è stato rinviato alla fine di maggio

Leopoldo Brenes con pioggia
Leopoldo Brenes con pioggia

I vescovi membri della Conferenza Episcopale del Nicaragua hanno deciso, dopo le resistenze da parte di alcuni di loro, di andare al Palazzo di Governo per un primo incontro con il Presidente Daniel Ortega, ma hanno rinviato l’appuntamento. Secondo il cardinale Leopoldo Brenes, arcivescovo di Managua, la riunione prevista il 24 aprile prossimo, si farà alla fine del mese di maggio. Mons. René Sándigo, vescovo di Chontales y Río San Juan, Presidente dell’Episcopato, ha precisato che la decisione è stata già comunicata al Governo.

La motivazione, secondo i presuli, è l’attuale momento di emergenza che vive il Paese centroamericano colpito da un’ondata di terremoti.

Va ricordato che tempo fa, i vescovi nicaraguensi, con una lettera, chiesero un incontro al governante con il quale le relazioni non sono particolarmente fluide e cordiali. Ortega, dopo diversi giorni, rispondendo alla lettera, comunicò di essere disponibile per organizzare il desiderato incontro.

Nel frattempo, però, all’interno dell’Episcopato le cose si sono complicate poiché, dopo alcune nomine di alti funzionari di governo che alcuni vescovi ritenevano non opportune, è nata una corrente di opinione tra alcuni presuli che sostenevano che non si doveva andare al colloquio con il Presidente, almeno in questo momento. L’arcivescovo di Managua, cardinale Leopoldo Brenes, commentando l’opposizione al colloquio da parte di mons. Abelardo Mata, vescovo di Estilì, ha detto che si tratta di “un’opinione personale e che alla fine decide la plenaria episcopale”. “Noi vescovi”, ha aggiunto il cardinale Brenes, “non siamo delle fotocopie e ogni singolo vescovo è indipendente. E’ bello avere opinioni diverse. E’ bello anche trovare alla fine  un accordo tra tutti”.

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