Il primo incontro tra Papa Bergoglio e la Presidente argentina Cristina Fernández vedova Kirchner si svolse a Santa Marta il 18 marzo 2013. Un secondo incontro, piuttosto breve e protocollare, si tenne a Rio de Janeiro nel corso della Giornata Mondiale della Gioventù, dove la Presidente si recò per la Messa conclusiva (28 luglio 2013). Ora, a un anno esatto dalla prima Udienza, domani lunedì 17 marzo, Papa Francesco pranzerà con la signora Kirchner e, certamente, molti e importanti saranno i temi della conversazione. In un anno sono cambiate molte cose tanto che i contesti di quest’incontri sono molto diversi anche perché l’Argentina di oggi è molto cambiata rispetto a quella di 12 mesi fa.
Tutto molto in fretta. L’incontro di domani in pratica è stato organizzato in pochissimi giorni. Fonti della Casa Rosada confermano che poco prima che Papa Francesco cominciasse i suoi Esercizi spirituali, nel corso della telefonata di Cristina Fernández per fare gli auguri al Papa in occasione dell’imminente primo anniversario del pontificato, Francesco sentendo che la Presidente preparava un viaggio a Parigi dove l’Argentina sarà ospite d’onore della Fiera del libro, gli avrebbe detto: “E perché non passa da me e così pranziamo insieme?”.
Detto fatto. Domani, la Presidente, che è arrivata a Roma oggi a bordo dell’aereo presidenziale “Tango 1″, sarà in Vaticano con una piccola delegazione formata da: Héctor Timerman, Ministro degli Affari esteri, Alfredo Scoccimarro, Segretario per la Comunicazione pubblica e Guillermo Olivieri, Segretario del culto (protocollo). Olivieri, ieri, poco prima di prendere l’aereo ha dichiarato: “L’incontro con il Papa sarà con un’agenda aperta”.
Ad ogni modo il pranzo a Santa Marta è privato: il Papa e la Presidente.
Santa Marta: un anno fa. Il primo incontro fu un omaggio protocollare dovuto al figlio dell’Argentina diventato Papa e, al contempo, una riconciliazione con questo figlio singolare che, come vescovo di Buenos Aires e Presidente dell’Episcopato, non fu mai persona gradita ai Kirchner (marito e moglie) e neanche al peronismo “oficialista” (al potere). Quando Jorge Mario Bergoglio partì per Roma per partecipare al Conclave, i rapporti governativi con il cardinale erano praticamente freddissimi o inesistenti. La stampa peronista non si lasciava scappare nessuna occasione per criticarlo e contestare le sue prese di posizioni. Dal 2005 nessun Kirchner (Néstor prima e Cristina dopo) ha preso parte al Te Deum del cardinale il giorno della festa nazionale (Il prossimo 25 maggio la signora Cristina Fernández vedova Kirchner sarà presente alla cerimonia religiosa nella cattedrale di Buenos Aires). Non è vero come si è detto che Jorge Mario Bergoglio ha chiesto, inutilmente, per ben 13 volte udienza ai Presidenti, ma è vero che gli incontri sono stati quasi sempre poco produttivi e la diffidenza delle autorità era palese.
Perciò l’udienza del Papa del 18 marzo 2013 alla signora Cristina rappresentò la fine della guerra fredda e dunque la chiusura di una tappa dolorosa e travagliata. Francesco fece di tutto per evitare “ricordi del passato”; anzi, dal primo istante si comportò come un anfitrione cordiale, affettuoso, desideroso di riprendere un cammino interrotto senza rimproveri o risentimenti. La Presidente da parte sua fece lo stesso.
Rio de Janeiro. In Brasile, otto mesi fa, la brevità dell’incontro – nel contesto dell’ultimo giorno della GMG – non consentì nessun approfondimento particolare. Fu un colloquio conviviale per ribadire i nuovi buoni rapporti, che dal giorno dell’elezione di Francesco, si sono sviluppati anche tramite contatti telefonici, emissari, scambi di doni e corrispondenza.
Santa Marta – 2014. E’ certo che l’incontro di lunedì sarà molto cordiale e affettuoso così com’è sicuro che il Papa vorrà informarsi sulla salute della Presidente che lo scorso 8 ottobre è stata sottoposta ad un intervento neurochirurgico per rimuovere un ematoma encefalico causato da un trauma cranico del mese d’agosto e sottovalutato. Sulla salute del Presidente tra l’altro la stampa argentina in modo carsico fa galleggiare ipotesi di ogni tipo. Si parlerà della famiglia Kirchner e della nipotina alla quale il Papa ha fatto un dono singolare: piccole scarpe in stoffa con bei ricami. Inoltre, è certo che il Santo Padre chiederà informazioni sulla situazione economico-finanziaria e sociopolitica del suo Paese che, com’è ben noto, da 10 mesi affronta una crisi piuttosto grave, in parte paragonabile a quella del 2001. Ecco un piccolo elenco di alcuni indicatori: svalutazione irrefrenabile del “peso” nei confronti del dollaro (passato in poche ore da 7,1 a 8,1 “pesos”), inflazione oltre il 25% (alla fine dell’anno potrebbe essere vicina al 35%), agitazioni sindacali e sociali ininterrotte con decine di scioperi e proteste ogni giorno, conseguenze economiche disastrose delle scelte protezionistiche e delle nazionalizzazioni, diffidenza dei risparmiatori Usa ed europei nei confronti dei bond del Paese, severo calo del Pil che nel 2011 era dell’8% (alla fine 2014 non supererà il 2%), assottigliamento pericoloso del surplus commerciale … Da aggiungere, e non è cosa da poco, che nessuno o pochi credono alle cifre fornite da Buenos Aires. Tutte le istituzioni finanziarie internazionali diffidano e spesso con le proprie ricerche scoprono che la verità sulle cifre ufficiali è un’altra.
Intanto la popolarità della Presidente è crollata dal 75 al 44% e per ora una terza candidatura presidenziale è molto lontana e forse ormai è cominciato il tramonto politico della dinastia Kirchner. Con il Papa è naturale che siano affrontati altri argomenti come, in particolare, le politiche per combattere la povertà e l’emarginazione. Il pensiero sembra essere fondamentale ma semplice: se lo si vuole, anche nel cuore di una crisi è possibile individuare e mettere in essere delle misure che rendano la povertà, la miseria e l’emarginazione “umanamente sopportabile” in attesa di migliori indici di sviluppo e crescita materiale. Insomma, anche nella povertà e ristrettezza è possibile migliorare la qualità della vita dei più poveri.
Sulla situazione latinoamericana ovviamente un punto focale potrebbe essere la guerra civile strisciante in corso in Venezuela. In questi giorni molti Paesi del Sudamerica, tra cui l’Argentina, e anche diversi Episcopati cattolici, lavorano alacremente per trovare una via di uscita negoziata che includa le due parti in un dialogo sincero e garantito. Cosa potrà dire il Papa? Francesco ha già proposto una via esortando tutti, in particolare i cattolici, gerarchia e fedeli, a seguire questa strada: la cultura dell’incontro. A suo avviso non vi è nessuno problema seppure grande e delicato che non possa essere risolto tramite la ricerca onesta e costante del dialogo e del consenso fra tutte le parti. Per lui, lo scontro e la polarizzazione hanno una sola conseguenza: aggravare i problemi e a volte renderli irrisolvibili. La signora Cristina sicuramente si sentirà dire dal Papa queste cose. Sono cose tra l’altro che il Governo si è già sentito dire dalle autorità della Conferenza Episcopale con la quale esiste un rapporto continuo, fluido e consistente. La Presidente argentina sa molto bene che qualsiasi rapporto privilegiato con il Papa non sarà mai a scapito dell’autorità e dell’autorevolezza dei vescovi argentini e perciò, sa anche che alla fine deve fare i conti con la Chiesa cattolica in Argentina.

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