Il quotidiano messicano El Universal riproduce nell’edizione di oggi l’intricato sistema societario con cui Joaquín “Chapo” Guzmán, arrestato lo scorso 22 febbraio in Messico, spostava e riciclava il profitto della sua poderosa macchina criminale. Una complicata ingegneria finanziaria che inanella la bellezza di quasi trecento società create tra il 2007 e il 2014.
Le attività spaziano dagli hotel ai ristoranti, stazioni di servizio, agenzie immobiliari, con interessi nell’estrazione mineraria, laboratori farmaceutici, negozi d’arte.
Nella documentazione fornita dall’Ufficio di controllo dei beni stranieri negli Stati Uniti (OFAC) figura anche una attività di allevamento di cavalli ripartita tra il Messico e la Colombia.
Le tentacolari attività del narcos fino a qualche giorno fa più ricercato al mondo si avvalevano di coperture nazionali non solo in Messico e in Colombia, ma negli stessi Stati Uniti, in Uruguay, Panama, Belize, Spagna ed Ecuador.

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