Non ha ancora compiuto il secondo compleanno dalla fondazione e già 29 esponenti sono stati assassinati mentre altri tre risultano desaparecidos. E mentre a Cuba le delegazioni del governo e della guerriglia discutono i restanti punti dell’accordo che dovrà portare alla pace, in Colombia si guarda con preoccupazione all’escalation di assassini politici che hanno come bersagli esponenti di sinistra, leader sindacali e contadini, che fanno parte di un movimento – Marcha Patriótica appunto -destinato ad assumere protagonismo una volta iniziato il disarmo e la partecipazione delle FARC alla vita politica nazionale. Si reclamano garanzie di sicurezza al governo del presidente Juan Manuel Santos e c’è chi ricorda la sistematica eliminazione di esponenti dell’Unione Patriottica quando ci fu un primo tentativo di accordo nel 1985.
L’obiettivo era permettere ai guerriglieri amnistiati, attraverso la UP, di poter esercitare una azione politica legale, ed a loro lo Stato colombiano aveva offerto garanzie di sicurezza e agibilità politica. Nelle elezioni del 1986 la Unión Patriótica ottenne un importante risultato elettorale che le permise di eleggere un gruppo parlamentare, decine di deputati regionali, sindaci e diverse centinaia di consiglieri comunali.
Un risultato che costò caro: più di cinquemila tra dirigenti e militanti furono assassinati, tra cui due candidati alla presidenza, parlamentari, sindaci e consiglieri.

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