ARGENTINA, CAMPO DI BATTAGLIA TRA NARCOS. Un sacerdote proveniente da una diocesi della Patagonia guiderà l’offensiva della lotta alla droga

GEDSC DIGITAL CAMERA
Molina 2

Juan Carlos Molina

L’offensiva lanciata dalla Chiesa argentina contro il traffico di droga è almeno pari a quella del narcotraffico la cui crescita è diventata esponenziale. “Il paese si sta trasformando in un campo di battaglia tra narcos e questo è inaccettabile” hanno denunciato i vescovi alla fine del loro raduno annuale. La Chiesa della nazione del Papa è impegnata a combattere la piaga della droga sul terreno delle villa miserias e nelle pieghe oscure delle città del grande paese sudamericano. In questa lotta è in prima linea da anni e ne paga il prezzo: il prete villero Pepe di Paola ha dovuto lasciare la villa dove lavorava da dieci anni ed anche il sacerdote Christian Viña è stato minacciato di morte nell’oratorio che ha eretto in un quartiere operaio della capitale. Anche per questo la recente denuncia dell’episcopato ha scosso le istituzioni politiche argentine. Di qui l’apertura del governatore della provincia di Buenos Aires e candidato alla successione di Cristina Kirchner, Daniel Scioli, che ha espresso apprezzamento per il contributo fornito dall’episcopato, di qui la recente nomina di un sacerdote, Juan Carlos Molina, a capo della Segreteria di programmazione per la prevenzione della tossicodipendenza (SEDRONAR).

Una decisione a sorpresa quest’ultima, presa dalla presidente in prima persona, assicurano nel governo, senza neppure consultare previamente le autorità ecclesiastiche che a loro volta hanno ribadito che Molina, politicamente vicino al governo, eserciterà l’incarico a titolo personale, non “a nome e in rappresentanza della Chiesa” e, com’è prassi in questi casi, verrà sospeso temporaneamente dall’esercizio del ministero sacerdotale.

Juan Carlos Molina ha creato, anni fa, la Fondazione “Valdocco” dalla quale dipendono 4 case di accoglienza, prevenzione e riabilitazione in diverse regioni dell’Argentina e un’altra ad Haiti per bambini orfani. Nel 2008 ha accompagnato Cristina Kirchner nel suo viaggio a Roma, concluso con la visita a Benedetto XVI.

La nomina del sacerdote in una istituzione del governo kirchnerista, è la risposta evidente alle critiche della Chiesa argentina all’inefficienza – fino alla complicità – degli apparati di repressione con il narcotraffico in forte espansione ovunque nel territorio. La decisione di mettere un religioso a capo di un organismo tanto sensibile giunge poco dopo un rimpasto ministeriale voluto dalla presidente e mira a tre obiettivi: incorporare la pressione dei vescovi come parte della lotta del governo al traffico di droga, spegnere le forti critiche in vista delle elezioni presidenziali, modificare l’approccio alla questione della tossicodipendenza da puramente repressivo a integrale. Si sa che il sacerdote – di formazione salesiana – è contrario alla depenalizzazione del consumo di droga; è anche prevedibile che la sua presenza al governo potenzi l’azione dell’equipe dei sacerdoti che lavorano nelle villas miserias della capitale formata a suo tempo da Bergoglio.

Quanto la questione del narcotraffico allarmi i vertici della chiesa è evidente anche dalle dichiarazioni del presidente della conferenza episcopale, José María Arancedo. L’Argentina «sta correndo il rischio di trovarsi in una situazione di non ritorno», ha dichiarato. «Non è un tema localizzato in una regione. La preoccupazione viene dal fatto che la droga si è ormai installata e il narcotraffico è presente dappertutto».

Mario Aurelio Poli, arcivescovo di Buenos Aires e successore di Bergoglio ha annunciato per il 7 dicembre una giornata di digiuno e di preghiera contro la piaga del consumo delle droghe e del narcotraffico e un invito alla solidarietà anche per le vittime del traffico degli esseri umani e dello sfruttamento sui luoghi di lavoro.

I sacerdoti che lavorano nelle baraccopoli di Buenos Aires presenteranno, il 12 dicembre, una sintesi metodologica del loro lavoro che dovrà servire come “guida” in altre situazioni. Il testo è introdotto con una lettera autografa del Papa.

Torna alla Home Page