C’è chi vede un atto di ripudio del pontificato dietro gli incidenti nella cattedrale di Buenos Aires provocati da un gruppo di ultraconservatori che hanno impedito una cerimonia religiosa per ricordare “La notte dei cristalli rotti”, considerato il momento d’inizio dell’Olocausto ebreo. Per il luogo: Bergoglio ha retto la basilica metropolitana sino al momento della nomina del suo successore, l’Arcivescovo Mario Poli; e per la circostanza, un atto interreligioso nella linea di quel dialogo ecumenico che l’attuale Papa ha coltivato con convinzione, con una particolare attenzione al mondo ebraico argentino.
E che si tratti proprio di un ripudio del pontificato sembrerebbe confermarlo anche l’appoggio che i manifestanti hanno ricevuto in queste ore da Christian Bouchacourt, superiore del Distretto dell’America del sud della Fraternità san Pio V che ha dichiarato di “riconoscere l’autorità del Papa” ma di dubitare della sua infallibilità: “Fa cose che non possiamo accettare” ha affermato a radio La Red di Buenos Aires. Tra le cose inaccettabili Christian Bouchacourt aveva da poco incluso la doppia canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, puntualmente stigmatizzata sul sito sudamericano della fraternità.
Nelle dichiarazioni radiofoniche di queste ore Bouchacourt si è riferito all’interruzione dell’atto ecumenico come ad “un modo di protestare pacifico”. Sui manifestanti: “Li conosco e capisco la reazione che hanno avuto. Quello che è successo non nasce dal desiderio di fomentare una ribellione, ma dal manifestare il nostro amore alla chiesa cattolica”. “Le chiese” ha proseguito “sono fatte per il culto cattolico… non possiamo accettare che si faccia un altro culto”.
Si allunga intanto la lista delle espressioni di ripudio contro l’atto degli ultraconservatori argentini. Quella dell’Istituto di dialogo interreligioso l’hanno firmata Guillermo Marcó, ex-portavoce di Bergoglio, il rabbino Daniel Goldman e l’islamico Omar Abboud. Biasimo per l’atto di intolleranza religiosa anche dalla Chiesa evangelica luterana unita, dalla Confraternita argentina giudeo-cristiana, dalla Chiesa avventista del settimo giorno, dalla Delegazione delle istituzioni israelite argentine (DAIA), per finire con il Congresso ebraico latinoamericano.
Ad esse si aggiunge una denuncia penale presentata dall’Istituto nazionale argentino contro la discriminazione (INADI), che vede nell’atteggiamento dei manifestanti un “incitamento all’intolleranza e all’odio religioso” passibile di sanzioni penali secondo le leggi del paese.

ametalli@gmail.com

