SOTTO L’EGIDA DI GUADALUPE. La Chiesa delle due Americhe si riunisce in Messico. Almeno 8 cardinali presenti, una ottantina di vescovi e 300 delegati da tutti i paesi

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L’antefatto l’aveva posto Benedetto XVI con la messa solenne del 12 dicembre 2010 in piazza San Pietro per ricordare il ciclo di indipendenze dei paesi dell’America Latina che giusto 200 anni prima cominciavano a staccarsi dalla madrepatria. Due anni dopo, negli stessi giorni, si è tenuto il congresso “Ecclesia in America” con cardinali e vescovi dei due continenti. In quell’occasione, con papa Benedetto ancora regnante, l’appuntamento venne aggiornato al 2013, nel Santuario di Guadalupe in Messico, per quattro giorni di lavoro, dal 16 al 19 novembre. Con la differenza che tra il primo e il secondo rendez-vous c’è stato di mezzo un Papa nuovo, e per giunta proprio della parte del mondo convocata a riunirsi. Papa che prenderà la parola sabato 16 novembre, confermano gli organizzatori, quella Pontificia commissione per l’America Latina, in attesa, come altre congregazioni e consigli di conoscere il proprio destino nella curia vaticana riformata.

Ovvio che il nuovo pontificato e “il suo significato per il continente” sarà al centro delle giornate guadalupane, che dopo le relazioni iniziali del cardinal Marc Ouellet, presidente dei vescovi, Eduardo Chávez, direttore dell’Istituto superiore di studi guadalupani e Carl Anderson, dei Cavalieri di Colombo, le tre entità organizzatrici, si specificheranno in tematiche puntuali quali l’“emergenza educativa”, la famiglia, i laici cattolici in politica, diritti umani giustizia e solidarietà, minoranze comunità e popoli indigeni, la “rivoluzione delle comunicazioni” nel continente americano…

Papa Francesco ebbe parole di una certa severità con i vescovi latinoamericani, quando incontrò l’organismo rappresentativo della Chiesa del continente, il CELAM, in Brasile durante la giornata mondiale della gioventù. In quel momento parlò di clericalismo, di pastorali lontane dalla gente, di vescovi dalla “psicologia di principi”, di ritardi pastorali… L’appuntamento messicano sarà anche l’occasione per capire che effetto hanno avuto tali richiami. L’aggancio con la GMG, del resto, ci sarà sin dal primo giorno, dopo il messaggio del Papa, e lo svilupperà l’arcivescovo di Rio de Janeiro Orani Joào Tempesta, anfitrione del primo viaggio papale in America Latina.

In Messico ci saranno anche due degli 8 membri dell’ormai famoso consiglio dei cardinali riformatori, con molti altri porporati, almeno 8 in elenco, una ottantina di vescovi e ben 300 tra sacerdoti e personalità laiche delle due Americhe: l’honduregno Oscar Rodríguez Maradiaga e lo statunitense Patrick O’Malley. Il primo presiederà uno dei 14 gruppi di lavoro in cui si suddividerà l’assemblea plenaria, quello sulla missione della Chiesa in situazioni di emarginazione e povertà e parteciperà al dibattito su “Cultura e società”, il secondo avrà la responsabilità del “gruppo 10” sulle problematiche relative ai diritti umani, la giustizia e la solidarietà, per poi sedersi a fianco di Maradiaga nella stessa tavola rotonda.

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