L’indagine è stata condotta da Survival International nelle aree brasiliane del Mato Grosso del Sud, popolate in prevalenza da indios Guaraní. Il livello di suicidi riscontrato nella regione, la cui estensione è comparabile alla Germania, è di almeno 34 volte superiore alla media nazionale. Molto giovani le vittime, la cui età è compresa tra i 15 e i 29 anni.
Survival International denuncia la distruzione dei boschi, che ha limitato enormemente la caccia e la pesca a scopo alimentare, solo parzialmente sostituita dalle coltivazioni. Nella zona gli indios Guaraní hanno convissuto per secoli distribuiti in 350 mila chilometri di foreste e pianure. Continuano ad essere presenti, ma sempre più relegati in aree ristrette o ai bordi delle strade, in condizioni di penuria, privi dei servizi sanitari minimi. In riserve di 3000 ettari di estensione – denuncia la ONG – ci sono più di 12.000 indigeni.
“E’ difficile vivere sul bordo di una strada” lamenta la leader guaraní Damiana. “Quando piove beviamo acqua sporca, la stessa dei cani; qui non ci sono pozzi di acqua potabile”. La rappresentante indigena, che dice di aver visto morire più della metà dei suoi familiari, chiede alle autorità dello stato di poter tornare alle terre degli ante passati.
Dagli anni ’80 il Mato Grosso è stato invaso da società dedite alla coltivazione della canna da zucchero; attualmente le piantagioni occupano più del 60 per cento della superficie delle terre rivendicate dagli indigeni. A questo si aggiunge la politica del governo brasiliano volta ad incentivare aziende produttrici di biocombustibile nella regione.
Gran parte degli indigeni lavora nelle piantagioni, con stipendi minimi e in condizioni deplorabili. 80 nuove piantagioni di canna da zucchero – segnala Survival International- sono pianificate nel Mato Grosso do Sul, molte di esse impiantate su terreni ancestrali rivendicati dagli indios.

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