Da paese di emigrazione, con milioni di chicanos che varcano da tempi immemorabili la frontiera con gli Stati Uniti in cerca di fortuna, a paese di immigrazione, con statunitensi ed europei che in numero crescente si stabiliscono nelle città messicane. E’ la trasformazione che ha interessato il Messico e i suoi 112 milioni di abitanti dal 2000 al-2010 e che nell’ultimo triennio si è ulteriormente accentuata. Gli immigrati con passaporto straniero che vivono nel paese centroamericano sono duplicati nel decennio in questione e il ritmo sembra accelerarsi negli ultimi tempi. Le domande di residenza, fanno sapere al ministero degli interni, sono aumentate di un 10 per cento in quel che va del 2013, tanto di lavoratori specializzati come di colletti bianchi che in effetti stanno arrivando da tutte le parti. L’Europa espelle lavoratori dal sistema produttivo mentre il Messico espande la propria economia che con l’aumento dei salari in Cina e i maggiori costi di trasporto è diventata competitiva per gli stessi imprenditori del Nord.
Anche il flusso migratorio verso gli Stati Uniti è diminuito sensibilmente e molti messicani residenti nel vicino paese tornano alle loro terre. Non solo, ma tre quarti del milione di stranieri che vivono in Messico sono proprio statunitensi. Sembra una legge del contrappasso ma sempre più cittadini USA vivono e lavorano legalmente in Messico ed altrettanti aspirano a farlo. I numeri sono eloquenti: erano 60 mila nel 2009, alla fine del 2012 sono diventati 70.000, senza includere nel numero gli studenti e i pensionati che hanno visti turistici oppure i 35 mila bambini di nazionalità statunitense che vivono con genitori messicani.
Una fetta importante della nuova immigrazione si concentra nelle città di confine, dove aumentano le imprese straniere e le famiglie con genitori di entrambe le nazionalità.

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