I numeri, quando hanno queste dimensioni, fanno effetto, e ancor più in America Centrale dipinta come una delle aree più violente del mondo, flagellata dal narcotraffico, dalle pandillas, dalla criminalità comune e dai residui di antiche guerriglie. E a raffigurarla così, un territorio di scarsa civiltà, dove vita e morte convivono in precario equilibrio, è proprio la stampa Usa, che adesso fa i conti con la realtà interna di un paese dove un milione 384 mila persone sono morte per colpi di armi da fuoco dal 1963 ad oggi.
Più degli americani caduti in tutti i teatri di guerra che vedono impegnati gli Stati Uniti dal secondo conflitto mondiale ad oggi, più delle vittime statunitensi provocate dal terrorismo in tutti i paesi dell’emisfero.
La fonte, del resto, è inoppugnabile, il Centro per i controllo e la prevenzione delle malattie e il Federal bureau, due istituzioni legate al Dipartimento di Giustizia.
I numeri, con comprensibile malizia, li ha rilanciati l’agenzia Prensa Latina e sono stati ripresi con molta evidenza dai giornali centroamericani di questi giorni.

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