Le elezioni del 24 novembre saranno le none del Paese centroamericano dal 1980, quando è tornata la democrazia dopo quasi due decenni di regime militare. Per la prima volta vi parteciperanno nove partiti politici, quattro dei quali “emersi” dopo il colpo di Stato del 28 giugno del 2009 che ha deposto il presidente Manuel Zelaya, promotore di un referendum che prevedeva la modifica della Costituzione.
Ma la partita per la presidenza si giocherà a tre. Xiomara Castro, moglie del destituito Manuel Zelaya, è in testa nelle preferenze espresse dagli honduregni all’inizio della campagna elettorale che durerà tre mesi, con un 28 per cento di consenso. La segue il carismatico presentatore televisivo Salvador Nasralla col 21% e il presidente del legislativo, Juan Hernández, leader del Partito Nazionale al governo, con il 18%.
I tre si disputeranno la guida di un paese dove il 70 per cento dei suoi 8 milioni di abitanti vive nella povertà. Nonostante la crescita economica registrata il divario tra ricchi e poveri in Honduras continua infatti ad aumentare costantemente. A evidenziarlo è anche un recente studio del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Pnud). Dati ufficiali dell’Istituto Nazionale di Statistica (Ine) indicano inoltre che il tasso di povertà totale nel Paese è aumentato dal 62 per cento al 66 per cento e la povertà estrema dal 42 al 45 per cento nel 2012, rispetto al 2011. Poco più di tre milioni e mezzo di persone si trovano in condizioni di povertà totale e cinque milioni e mezzo in condizioni di povertà estrema, ossia con meno di un dollaro e mezzo al giorno.
La violenza è l’altro grave problema. L’Honduras registra il più alto indice di omicidi del mondo, 85,5% ogni centomila persone secondo le Nazioni Unite.

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