Un negoziato sui generis quello in corso in Colombia tra governo e guerriglia. Morti sul terreno, accordi al tavolo. Ma è questa la realtà e nessuno vuole rompere. Questo fine settimana è stato emblematico. 13 soldati sono caduti in una imboscata delle FARC nella regione petrolifera di Arauca e sono stati uccisi. Al confine con Panama è invece l’esercito colombiano ad aver abbattuto un capo della guerriglia soprannominato “Silver” con alcuni suoi uomini. Il soprannome si deve al fatto che commerciava droga e apportava fondi cospicui nelle casse delle FARC.
E mentre sul terreno si misurano le forze per cercare di spostare a proprio favore gli equilibri politici, a Cuba i negoziati sono stati riallacciati dopo la sospensione chiesta dalla guerriglia lo scorso sabato. L’interruzione ha fatto seguito all’annuncio del presidente della Colombia Juan Manuel Santos di voler sottoporre ad un referendum popolare gli accordi già raggiunti e che si raggiungessero nel futuro prossimo a Cuba. La consultazione referendaria dovrebbe essere condotta già il prossimo anno, in coincidenza con le elezioni legislative del 9 marzo o, al più tardi, con quelle presidenziali del 25 maggio. Una maniera per “legittimare” il processo di pace e incassare il ritorno politico dell’accordo, ed un messaggio alle FARC a non tirare per le lunghe la complessa trattativa.

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