La rete di rifugi che assistono gli emigranti lungo la frontiera con il Messico fungono talvolta da ricovero e protezione a tanti clandestini nel loro faticoso periplo verso la frontiera con gli Stati Uniti. Faticoso e pericoloso, che talvolta può costare la vita, più spesso trattamenti crudeli anche per mano di chi dovrebbe proteggerli.
Nel corso del primo semestre del 2013 almeno una trentina di clandestini senza documenti sorpresi dalla polizia dei municipi attraversati sarebbero stati fermati e torturati. La denuncia è stata fatta dalla Casa per l’Emigrante di Saltillo, nel nord del Messico, capoluogo dello stato di Coahuila. L’opera, come molte altre del suo genere, è nata dalla particolare vocazione dei frati Scalabriniani, dediti agli emigranti.
Il rapporto che accusa le autorità di polizia è stato indirizzato alla Commissione interamericana per i Diritti umani delle Nazioni Unite e documenta un certo numero di casi in cui è stata inflitta violenza fisica come asfissia, scariche elettriche, violenza sessuale e psicologica. Episodi, questi ultimi, che si aggiungono a ruberie, estorsioni e sequestri cui gli emigranti dell’America Centrale sono soggetti lungo il percorso.

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