La marcia indietro del governo sugli aumenti del trasporto pubblico non è bastata a spegnere la protesta, che si è riaccesa più forte di prima. Anche per questo c’è attesa per la conferenza stampa di domani 21 giugno, nella sede di Brasilia, convocata dalla presidenza della Conferenza episcopale per “pronunciarsi ufficialmente” su quello che sta succedendo nelle città del Brasile. All’incontro con i media è annunciata la presenza dell’intero vertice e rifletterà la discussione che si è avuta durante i lavori a porte chiuse della 51 Assemblea generale dei vescovi del Brasile. I toni della vigilia non sono stati unanimi ma sono indicativi dell’orientamento che verrà espresso. Per il vescovo ausiliare di Belo Horizonte Joaquim Mol, presidente della Commissione episcopale per l’educazione e la cultura “occorre identificare i valori evangelici sottostanti le manifestazioni ed esplicitarli nel loro aspetto propulsivo per un mondo migliore”. João Carlos Petrini, vescovo di Camaçari e presidente della commissione Vita e Famiglia ha sostenuto che le manifestazioni “aprono la strada ai nuovi evangelizzatori” poiché evidenziano le speranze di cambiamento che trovano la loro risposta in Gesù Cristo. Luiz Majella Delgado, vescovo di Jataí e presidente della regione Centro Ovest, ha insistito affinchè la parola della Chiesa arrivi alle parrocchie e alle comunità nelle messe di fine settimana.
Ieri i vescovi hanno invitato e ascoltato diversi specialisti che assieme alla Commissione politica della CNBB hanno tracciato un quadro della congiuntura sociale e politica del Brasile. Alla fine si è optato per nominare un gruppo di lavoro che dovrà presentare una proposta di testo finale che servirà al Consiglio permanente per l’annunciato incontro con la stampa.
Ma c’è già chi ha preceduto le prese di posizione ufficiali facendo conoscere la propria opinione. Roberto Francisco Ferreria Paz, vescovo di Campos, ha preso spunto dalla ricorrenza del prossimo 22 giugno, memoria di san Tommaso Moro, “patrono dei politici cristiani”, facendo notare che“ha preferito la morte per decapitazione piuttosto che tradire i propri principi, ricordando in questo modo a chi si dedica alla politica che Dio, la coscienza, il bene comune e la giustizia precedono la lealtà a un partito o a un programma di governo”. Sulle manifestazioni il vescovo ha sostenuto che “sono spontanee, non esprimono una piattaforma chiara delle rivendicazioni, ma hanno uno spirito partecipativo, una articolazione aperta e democratica, e, quel che più conta, desiderano cambiamenti di fondo, non appena di facciata o di persone al governo”. Un altro prelato, Paulo Mendes Peixoto arcivescovo di Uberaba, nello stato di Minas Gerais vede nelle manifestazioni “l’indignazione della popolazione davanti all’impunità, la cattiva amministrazione pubblica, l’insoddisfazione verso l’operato dei politici che non danno risposte adeguate alle necessità delle persone”.

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