La legge che permette l’aborto non ha ancora compiuto un anno ma un buon numero di uruguayani la vuole abrogare. Quanti e se saranno sufficienti per riuscirci si saprà questa domenica. Il passo preliminare alla convocazione di un referendum abrogativo prevede che lo richieda almeno il 25% degli elettori abilitati, 650.000 nel caso del piccolo paese sudamericano. Se così fosse entro 120 giorni dal risultato il referendum si dovrà celebrare. I sondaggi realizzati questa settimana non sono favorevoli agli abrogazionisti, tra cui si annovera anche l’ex presidente Tabaré Vazquez che all’epoca sbarrò la strada alla legge dopo essere stata approvata di stretta misura dal parlamento e fu costretto alle dimissioni. Diverso l’atteggiamento dell’attuale presidente, José Pepe Mujica, che pur non approvando l’aborto sul piano personale non ritiene di dover intervenire con veti. Secondo l’ultimo sondaggio il 46 per cento degli uruguayani è a favore del mantenimento della legge, il 38 per cento contrario ed un 16 per cento non esprime una opinione in merito.
La legge che ha depenalizzato l’aborto in Uruguay è stata approvata in via definitiva il 3 dicembre del 2012. Prevede che l’interruzione della gravidanza debba realizzarsi entro le prime 12 settimane “per penuria economica, motivi sociali o familiari”. Se la donna è minorenne o dichiarata incapace è necessaria l’autorizzazione di un giudice. In caso di gravidanza a seguito di violenza l’aborto è permesso nelle prime 14 settimane, per rischio grave alla salute della madre o malformazioni del feto è consentito in qualsiasi momento.
Stime ufficiali calcolano in 400 gli aborti mensili in Uruguay. Solo il 10% delle donne che ricorrono alle istituzioni mediche per chiedere consiglio decide di proseguire la gravidanza, il 90% sceglie di interromperla.

ametalli@gmail.com

