La settimana di Domenico Giani a Rio de Janeiro è strascorsa di riunione in riunione e tra un sopralluogo e l’altro per controllare le misure di sicurezza predisposte dalle autorità brasiliane per l’ormai prossima visita del Papa. Alla fine il comandante della Gendarmeria vaticana si è detto “convinto che dal punto di vista della sicurezza si stia facendo tutto il possibile e non si presentano problemi”. Il dispositivo messo a punto dalle autorità brasiliane terrà conto della volontà del Papa di essere “visibile e vicino alla popolazione in molte occasioni, grazie alla Papa Mobile, e le visite all’Ospedale São Francisco de Assis na Providência de Deus e alla Comunità di Varginha, a Manguinhos”. Un desiderio che evidentemente complica il problema della sicurezza. Il dispositivo previsto sarà simile a quello attuato durante la visita di Obama in Brasile del marzo 2011, con la differenza che il Papa non si muoverà in luoghi chiusi e di più facile controllo. Attorno a papa Francesco ci sarà un primo circolo di 60 agenti della polizia brasiliana chiamato “l’ombra del Papa”. Ci sarà poi una forza di elite di 1.700 agenti nei dintorni, in punti strategici, con 12.500 militari delle tre forze armate distribuiti a Rio e dintorni.
Uno dei punti della Giornata mondiale della gioventù, il Corcovado, all´inizio del mese è stato sede della formazione di 70 militari di un reparto speciale delle forze armate, della squadra cinofili e dell´aeronautica militare brasiliana. La formazione ha avuto 5 momenti: avvicinamento di un aereo, ritorno al treno del Corcovado, soccorso alle vittime, posizionamento di tiratori scelti e movimenti di squadra. In precedenza 76 poliziotti civili e militari, oltre a uomini della Guardia municipale, hanno partecipato a un corso di ‘Battaglione di Shock’ nel centro di Rio. Lo scopo era di preparare la polizia a fronteggiare fatti straordinari.
Tutte le possibilità, anche le più remote, sono state simulate e prese in considerazione. Non esclusa quella dell’esplosione di ordigni tra la folla, uno scenario simile all’attentato alla maratona di Boston. Previsto anche l’impiego di 30 robot, già usati nella guerra in Irak e nella crisi della centrale nucleare di Fukushima, ognuno munito di videocamera e braccio elettronico per il disinnesco di esplosivi.

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