Perdere la vita nel tentativo di passare dall’altra parte. Il numero di chi ci prova diminuisce, ma aumenta quello di chi muore nell’intento. Stiamo parlando della frontiera tra Messico e Stati Uniti dove aumentano anche i sequestri di emigranti che cercano di attraversarla illegalmente. Il primo dato lo comunica l’Istituto binazionale per l’emigrazione dell’Arizona, creato congiuntamente dai due governi per analizzare il flusso migratorio verso gli USA. L’Istituto fa anche notare che mentre gli arresti di indocumentati sono ai minimi storici nell’arco degli ultimi 20 anni, le morti raggiungono il livello più alto nel triennio 2010-2012, con un totale di 577 vittime, la maggior parte per le alte temperature che si registrano nel deserto dell’Arizona. Le statistiche, impietose, riportano la morte di 2.238 emigranti clandestini nel corso di un ventennio, di origine messicana in gran parte (82%), con, a seguire, guatemaltechi, salvadoregni e honduregni.
Questi ultimi sono anche vittima di sequestro ed estorsione lungo il cammino dai loro paesi di origine alla frontiera. Un fenomeno, anch’esso, che i ricercatori dell’Istituto danno in incremento. I sequestratori , il cartello degli ZETA è particolarmente dedito a questa attività, chiedono circa 2.000 dollari per liberare le loro vittime, ai familiari che vivono negli Stati Uniti e che i malcapitati cercano di raggiungere, o alle loro comunità di origine in America Centrale. Proprio in questi giorni l’esercito messicano ha liberato 165 emigranti, 77 del Salvador, 50 del Guatemala, 23 dell’Honduras, 14 messicani e un indio. Ma altri non hanno avuto la stessa sorte. Nell’agosto del 2010 vennero trovati 77 cadaveri in un rancho nello stato di Tamaulipas, alla frontiera con gli Stati Uniti.

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