FERITE CHE NON SI CHIUDONO. Panama avvia un processo di riconciliazione nazionale dopo 25 anni dall’intervento militare Usa del 1989

Dicembre 1989, truppe statunitensi nelle strade di Panama
Dicembre 1989, truppe statunitensi nelle strade di Panama

Panama fa i conti con il passato per chiudere uno dei capitoli più controversi della sua storia. A dare l’annuncio il presidente panamense, Juan Carlos Varela, durante gli atti commemorativi dell’invasione americana del 1989: “Abbiamo designato la vice-presidente e ministro degli Esteri, Isabel de Saint Malo, affinché a partire da questo momento inizi un serio sforzo da parte dello Stato per la riconciliazione nazionale”. Occorre “chiudere le ferite ancora vive in molti panamensi”. Ferite che risalgono a venticinque anni fa, quando le truppe americane intervennero per rovesciare Manuel Noriega con una operazione denominata “Giusta Causa” che venne vissuta da molti a Panama come un’invasione vera e propria e che secondo diverse organizzazioni dei diritti umani causò ben più dei 500 morti dichiarati ufficialmente.

E sono proprio i familiari delle vittime del “rovesciamento” – in gran parte parenti di membri dell’esercito – a reclamare giustizia. Chiedono che gli USA riconoscano l’invasione, assegnino un indennizzo al paese e rivelino il luogo delle fosse comuni in cui furono sepolti centinaia di panamensi. Chiedono inoltre che il 20 di dicembre venga dichiarato giorno di “lutto nazionale”.

Ma a Panama il tema agita anche gli animi di chi – e sono tanti – difende un intervento definito liberatorio da un regime spietato. L’operazione “Giusta Causa” ebbe inizio il 20 dicembre del 1989, quando 27 mila soldati americani sbarcarono nel paese centroamericano per rovesciare Noriega, ex agente della CIA caduto in disgrazia presso Washington e accusato di narcotraffico. Fonti militari panamensi assicurano che gli fu fatale il rifiuto di intervenire in Nicaragua contro il governo sandinista di Daniel Ortega e di modificare i trattati firmati dal presidente americano Jimmy Carter e dal capo della giunta militare panamense Torrijos nel 1977 che permisero il ritorno del Canale in mani panamensi. Noriega si consegnò pochi giorni dopo, il 3 gennaio del 1990, quando formalmente terminò l’operazione (gli americani rimasero poi a Panama altri 10 anni). Da allora è detenuto per narcotraffico, riciclaggio di denaro e sparizione di oppositori. Non ha mai chiesto perdono per i crimini di cui è accusato e dal carcere di Panama da cui si trova ha fatto sapere come la pensa sulla vicenda: “Oramai nessuno sa più cosa accadde davvero. Ciascuno racconta la storia a modo suo”.

La riconciliazione proposta dal nuovo governo si preannuncia tutt’altro che semplice.

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