Ne arriveranno 40 dalla Siria già il prossimo mese di settembre, poi altri 80 nel febbraio del 2015. Il gruppo sarà composto per il 60 per cento da bambini, confermano al Ministero degli esteri dell’Uruguay. “Il nostro obiettivo è integrarli nella società uruguayana”, dichiara il direttore dell’ufficio per i Diritti umani Javier Miranda. “Vogliamo dargli l’opportunità di inserirsi nella società uruguayana, che possano lavorare, ricevere educazione, entrare nei nostri quartieri e paesi come un abitante tra gli altri”. Riceveranno alloggio e lavoro, e immatricolazione scolastica per i bambini. Una volta che si sistemino “saranno persone libere con gli stessi diritti di un cittadino uruguayano” ha commentato il funzionario.
In arrivo, ma la data precisa non è ancora nota, anche alcuni detenuti del carcere di Guantánamo che l’Uruguay, primo paese latinoamericano e uno dei pochi al mondo, ha accettato di accogliere sul proprio territorio. Sono 4 siriani, un palestinese e un tunisino. Secondo alcuni resoconti, il gruppo potrebbe essere più ampio, otto o dodici persone. Ne fanno parte cittadini di paesi arabi dove non possono tornare, o perché in guerra, o perché potrebbero subirvi tortura, o perché il paese li rifiuta per motivi di sicurezza.
L’argomento è stato oggetto di colloquio tra Obama e il presidente Mujica in visita a Washington a metà maggio: “quel carcere è una vergogna”, ebbe a commentare Mujica, “e aiutare Obama a chiuderlo è un dovere morale”. Anche in questo caso vivranno liberamente entro i confini del piccolo paese sudamericano. Il maggiore ostacolo finora era proprio la richiesta degli Stati uniti che gli ex detenuti venissero sottoposti a sorveglianza speciale (per le autorità Usa sono sospetti di terrorismo anche se dichiarati «non pericolosi»). Sembra che Mujica abbia risposto che l’Uruguay «non fa da guardia carceraria per conto degli Stati uniti». Gli ex detenuti – poi precisato – “saranno normali rifugiati”.

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