NICARAGUA, PARTE IL DIALOGO. Famiglia e etica nelle istituzioni. Di questo parleranno i vescovi e il governo il 21 maggio

Tre protagonisti: il nunzio Fortunatus Nwachukwu, il presidente Daniel Ortega, e il cardinale Leopoldo Brenes
Tre protagonisti: il nunzio Fortunatus Nwachukwu, il presidente Daniel Ortega, e il cardinale Leopoldo Brenes

L’arcivescovo di Managua, cardinale Leopoldo Brenes, per molti anni braccio destro del cardinale Miguel Obando y Bravo, ex duro oppositore del sandinismo, e il Presidente dell’Episcopato mons. René Sándigo confermano due anticipazioni della stampa locale: il dialogo tra il governo di Daniel Ortega e una Delegazione della Conferenza Episcopale si aprirà il prossimo 21 maggio e i protagonisti s’incontreranno nella sede della Nunziatura Apostolica, guidata dal 2012 dall’arcivescovo nigeriano mons. Fortunatus Nwachukwu, Capo del Protocollo della Segreteria di Stato al momento di questa nomina.

Mons. Nwachukwu, 54 anni, è nel servizio diplomatico dal 1994 e ha prestato servizio presso missioni delicate come Ghana, Togo, Benin, Paraguay, Algeria e Tunisia. Per ora non è stato precisato ma sembra molto probabile che il Nunzio sia uno dei protagonisti del dialogo così come – e ciò invece è ufficiale – l’arcivesvescovo di Managua, cardinale Obando y Bravo, oggi in ottimi rapporti con il governo sandinista di Ortega. E’ forse pensando a queste due “presenze” che il cardinale Brenes ha voluto chiarire: “Non vi sarà nessun mediatore”.

Si può ipotizzare quindi che il dialogo vero e proprio sarà tra i vescovi, quattro o cinque, e Daniel Ortega, con altri tre o quattro Ministri. Il Presidente Ortega è fra i governanti latinoamericani più longevi: il suo primo governo durò 5 anni e il suo oppositore principale, e temibile, fu il cardinale Obando y Bravo. Poi tornò al governo dal 2007 al 2011 e dopo la rielezione (che fu possibile grazie a riforme costituzionali molto contestate e mai accettate dall’Episcopato) lo aspetta un mandato che scade nel 2015. In tutti questi anni – complessivamente 16 – ha avuto rapporti con i vescovi molto tesi e polemici con non pochi scontri a volte piuttosto severi. La questione ovviamente è simmetrica: i vescovi non sono stati con il governante né teneri né dialoganti e non hanno mai risparmiato a Ortega e al sandinismo critiche dure e perentorie. Per un tempo, addirittura, hanno dichiarato che il Presidente esercitava (il secondo mandato) in modo “incostituzionale”. Intanto il governo ha sempre sfruttato apertamente a suo favore la collaborazione del cardinale Obando y Bravo e a volte la stampa locale ha provato senza successo a creare “correnti” tra i vescovi sia a favore sia contro il governo.

Ora, dovrebbe cominciare una nuova tappa, diversa, serena e collaborativa nella doverosa autonomia tra Chiesa e Governo. Certo, le incognite sono molte.

Per il 21, secondo mons. Sándigo, vescovo di Chontales y Río San Juan, per ora sono due i temi centrali sui quali i vescovi vogliono discutere: uno è la centralità della famiglia, i problemi odierni e le prospettive, e poi alcune questioni istituzionali rilevanti: etica e rispetto delle leggi, corruzione e abuso di potere, dialogo e pluralismo. Mons. Sándigo infine precisa: “Non si tratta di un incontro fra parti in conflitto” … ciascuna delle parti ha “degli obiettivi con elementi in comune e vi sono anche compiti da affrontare tutti insieme”.

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