DISARMO E DIALOGO NAZIONALE. Anche i vescovi del Venezuela reclamano l’intervento della Santa Sede nella crisi. E chiedono una Commissione per la Verità

Nicolás Maduro e l’allora nunzio in Venezuela Pietro Parolín, oggi Segretario di stato vaticano. Un passato che si spera ritorni
Nicolás Maduro e l’allora nunzio in Venezuela Pietro Parolín, oggi Segretario di stato vaticano. Un passato che si spera ritorni

Dura e puntuale la dichiarazione del Comitato Permanente della Conferenza Episcopale del Venezuela, firmata dal cardinale Jorge Urosa, dal Presidente dei vescovi, mons. Diego Padrón Sánchez, arcivescovo di Cumaná, e altri tre presuli. “La causa fondamentale della crisi è la pretesa del partito ufficiale e delle autorità della Repubblica di attuare il “Piano per la Patria”, che nasconde la promozione di un sistema di governo totalitario”, scrivono i vescovi e poi rilevano che questa pretesa “rimette in discussione la caratteristica democratica” del Paese nonché “le libertà cittadine, in particolare quella d’informazione”.

I presuli denunciano anche “la mancanza di politiche pubbliche adeguate per far fronte all’insicurezza giuridica e cittadina; gli attacchi alla produzione nazionale che hanno portato all’obbligo di importare ogni tipo di prodotto; la brutale repressione della dissidenza politica; il tentativo di “pacificare” o sottomettere attraverso la minaccia, la violenza verbale e la repressione fisica”.

La dichiarazione – intitolata “Responsabili della pace e del destino democratico del Venezuela” – descrive la crisi, iniziata lo scorso 12 febbraio, come una situazione “molto grave per le sue dimensioni, durata e conseguenze tanto per il presente come per il futuro”. I vescovi rinnovano con forza il loro appoggio a chiunque eserciti il diritto alla protesta in forma pacifica anche perché garantito dalla Costituzione e condannano ogni violenza, soprattutto quella che ha insanguinato il Paese in queste settimane. Per i presuli venezuelani “è difficile indicare l’origine” dei fatti violenti “poiché molte azioni delittuose sono state provocate da persone o gruppi infiltrati con lo scopo di snaturare e screditare le proteste”. La dichiarazione condanna anche l’uso delle barricate, l’attacco contro le persone e le istituzioni, così come l’incendio di veicoli”. “Tutte situazioni che non possono essere accettate o applaudite”, precisa il documento illustrato alla stampa da mons. Diego Padrón.

I vescovi tornano a chiedere al governo il disarmo immediato dei gruppi civili che agiscono usando ogni tipo di armi, “allenati per agire con violenza” e “ben coordinati”. Al tempo sesso i presuli protestano per l’impunità che copre questi gruppi che agiscono indisturbati sotto lo sguardo delle forze pubbliche. Preoccupati per la manipolazione dell’informazione, i presuli chiedono una Commissione per la verità, plurale e autorevole agli occhi dell’opinione pubblica anche perché “senza conoscere la verità non sarà possibile la pace”. Dopo aver denunciato la grave situazione dei rifornimenti alimentari, la mancanza di cibo, il carovita, le speculazioni con i generi di prima necessità, i vescovi rilevano: “Il governo sbaglia se pensa di risolvere la crisi con la forza. La repressione non è il cammino (…) L’uscita della crisi è chiara: dialogo sincero del governo con tutti i settori del paese, con un’agenda concordata e in parità di condizioni” (…) Inoltre, si precisa, “occorrono gesti concreti, valutabili nel tempo, come segnali di una necessaria rettifica” delle condotte che si sono visti sino ad oggi.

A questo punto, i vescovi per la prima volta prendono posizione sulle ipotesi di un possibile intervento della Sede Apostolica. “Consideriamo opportuna e di grande valore la partecipazione della Santa Sede nel dialogo tra il governo e l’opposizione. Il popolo venezuelano apprezzerà molto questa partecipazione e saprà riconoscere il valido contributo della Chiesa”.

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