Gli “almendrones”, come i cubani chiamano le vecchie auto anni 40 e 50 che funzionano da taxi non saranno più statali. Il governo di Cuba ha deciso di “privatizzare” i lavoratori delle aziende di trasporto pubblico di taxi trasformando queste ultime in cooperative di privati. La situazione, ammettono gli stessi funzionari di partito sul quotidiano Gramna, non potrà che migliorare, riconoscendo in questo modo tutta la precarietà del servizio.
Il servizio statale di taxi è stato fino ad ora un lusso inefficiente, non solo inaccessibile al cubano medio per il costo ma anche piagato di “irregolarità nel servizio, appropriazione dell’incasso, registri di trasporto passeggeri sovradimensionati, e un parco veicoli invecchiato”.
Lo stato affitterà le auto ai taxisti, che diventeranno cuentapropisti, precisano le nuove norme pubblicate mercoledì sulla Gazzetta Ufficiale. Le tre cooperative del piano pilota create sino ad ora hanno incrementato notevolmente la produttività e si procederà a costituirne immediatamente altre 20.
Le nuove cooperative di taxisti si aggiungeranno alle diverse centinaia già costituite in altri settori, secondo il progetto di Raúl Castro di liberalizzare progressivamente l’economia del paese caraibico.
Attualmente i cosiddetti “cuentapropistas” hanno raggiunto la cifra di 445.000 su un totale di 11,1 milioni di abitanti, dove lo stato continua ad essere il principale datore di lavoro con quasi cinque milioni di impiegati.

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