I bilanci di fine anno fanno sempre una certa impressione ma quello delle vittime colombiane sembra appartenere ad un altro pianeta. Sei milioni di colombiani sono rimasti vittime, in diversa misura, del conflitto che si protrae da mezzo secolo e che per la prima volta potrebbe arrivare ad una conclusione con il negoziato di pace a Cuba tra il Governo di Bogotá e le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) il più antico gruppo guerrigliero di sinistra dell’America latina.
Il dato, aggiornato allo scorso 10 dicembre, è stato fornito dall’Unità di attenzione e risarcimento delle vittime (Uarv), un ente governativo che ha il compito di stimare e indennizzare chi ha subito danni nel corso del conflitto civile. I morti sono stati centinaia di migliaia; nei registri dell’organizzazione ci sono in tutto 5.966.041 nomi, compresi quelli di cinque milioni di persone obbligate a lasciare le loro case. Mescolati tra loro non solo le vittime delle Farc, che combattono dal 1964, e delle forze governative, ma anche quelle delle altre formazioni guerrigliere, come l’Esercito di liberazione colombiano, anch’esso di sinistra, e soprattutto i paramilitari di destra delle cosiddette forze di autodifesa, oltre a quelle delle bande criminali che hanno sempre approfittato della situazione di endemico conflitto mai venuta meno in Colombia.
Le riparazioni per le vittime di guerra costituiscono uno dei principali punti del negoziato di l’Avana tra Governo e Farc, giunto alla sua terza sessione. Nelle prime due sono stati raggiunti accordi rispettivamente sulla questione della proprietà delle terre agricole — principale tema in discussione e motivo originario della lotta armata delle Farc — e sui modi di futura partecipazione delle Farc stesse, una volta deposte le armi, alla vita politica del Paese. La guerriglia ha accettato il disarmo e la trasformazione in partito politico; in cambio ha ottenuto uno “Statuto di garanzie” per l’esercizio dell’opposizione politica in generale e in particolare “per i nuovi movimenti che sorgeranno dopo la firma dell’accordo finale”; ha ottenuto anche spazi nei mezzi di comunicazione, riforme istituzionali per facilitare la costituzione di partiti politici, garanzie di trasparenza dei processi elettorali, specialmente nelle aree dove maggiore è il rischio di frodi.
Nei giorni scorsi, c’è stata una tornata di colloqui durata quattro giorni e preceduta dall’entrata in vigore di una tregua unilaterale di trenta giorni proclamata dalle Farc per le festività di fine anno.
Al centro del negoziato è ora la questione della lotta al narcotraffico, sul quale un accordo sembra ancora lontano.

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