Il narcomenudeo è ben conosciuto. Si chiama così lo spaccio della droga in piccole dosi, quella che arriva sin sotto la porta di casa magari con la bottiglia di latte o il giornale del mattino o che addirittura viene venduta nel kiosco vicino a casa con le caramelle. Un gruppo di grandi testate latinoamericane ha sondato il fenomeno della vendita al dettaglio in undici capitali dell’America Latina, da Città del Messico a Bogotá, da Buenos Aires a a San Juan de Puerto Rico, passando per Río de Janeiro, Santiago del Chile, Lima, Caracas e Quito. Il risultato non fa altro che confermare la macro tendenza rilevata da più parti: la produzione di stupefacenti è in aumento ovunque in America Latina, il traffico attraverso le frontiere anche e il piccolo spaccio di conseguenza.
Generalmente quest’ultimo viene affidato a minorenni. Solo a Bogotá tra gennaio e ottobre la polizia ha arrestato 2352 minorenni, 216 in più dello stesso periodo dell’anno scorso. Nella capitale colombiana la polizia calcola in 260 i punti di spaccio al dettaglio. A Montevideo 960 “bocche” smerciano dosi al minuto. Una inchiesta condotta in Venezuela rileva che il 41 per cento degli interpellati è al corrente della vendita di droga nel proprio vicinato. A Città del Messico, con nove milioni di abitanti, le autorità calcolano che almeno il 10 per cento delle persone tra i 17 e i 25 anni che si muovono nel fine settimana, nientemeno che un milione di giovani, comprano droga dai loro coetanei, per lo più minorenni.
Un esercito di ragazzini che subisce continue “perdite” – per la lotta tra bande o per l’intervento della polizia – e che con la stessa celerità viene rimpiazzato da un esercito di altri coetanei in attesa di prendere il loro posto.

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