Lo sta pensando, ha chiesto tempo e lunedì, termine ultimo per presentare le candidature, darà una risposta. L’offerta di candidarsi alle elezioni legislative in Colombia previste per marzo del 2014 gli è stata fatta dal presidente del partito Verde. Del resto Ingrid Betancourt era candidata alla presidenza della repubblica per il partito Oxígeno quando venne sequestrata nel febbraio del 2002. Il partito, da lei fondato, fa ora parte della coalizione Verde.
Il candidato più forte alla suprema carica del paese è Juan Manuel Santos, che al momento del sequestro della Betancourt era Ministro della difesa, ed oggi Presidente della repubblica e propulsore del dialogo con le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (FARC). Dal momento della liberazione Ingrid Betancourt vive lontano, a Oxford, ma segue da vicino le vicende del suo paese impegnato nei negoziati di pace con la guerriglia che la tenne sequestrata dal febbraio 2002 al luglio del 2008. “Tutte le mattine partecipo anch’io al processo di riconciliazione con le FARC e immagino tutti i miei compagni di prigionia fare lo stesso” ebbe a dichiarare qualche mese fa in una lunga intervista al settimanale cileno Somos. “Portiamo addosso come le lumache quella selva che è vissuta con noi tanti anni… e se è questo che possiamo dare come esempio ai nostri figli valeva la pena aver vissuto” tutto quel dolore.
Ancora non se la sente di tornare in Colombia e vive con la famiglia e i figli in Inghilterra, dove studia teologia. Ci sono cose che l’amareggiano per come l’hanno trattata nel suo paese dopo la liberazione, ma il suo giudizio sul presidente Manuel Santos è positivo: “È sintonizzato col paese e lo sta conducendo ad accettare un negoziato di pace con molta maturità, portando al tavolo temi cruciali, problemi ereditati dall’ Indipendenza, la proprietà della terra, gli sfollati…”.
È convinta che anche le FARC siano cambiate e che i negoziati le cambieranno ancora di più. «La guerriglia è stata tradizionalmente chiusa, con una visione del mondo molto stalinista: “noi abbiamo la verità e chi non sta con noi è un nemico”. Credo che le FARC hanno trasformato una sconfitta militare in una vittoria politica, nel senso che hanno saputo rivalutare la loro posizione e stabilire ponti di dialogo con i colombiani. Per la prima volta ci sono comandanti che cercano di convincerci di qualcosa portando argomenti e non con le armi o la violenza. La Colombia sta vivendo un momento straordinario”. “L’opportunità della nostra generazione” la chiama, che se venisse persa potrebbe significare altri 100 anni di guerra. “Per molto tempo le FARC non sono state altro che un cartello della droga. Ma quello che stiamo scoprendo è che sono molto più di questo”.
Nei prossimi giorni prenderà la decisione circa il suo ritorno in politica. Una decisione che non è facile, riconoscono gli stessi che le hanno proposto la discesa in campo.

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