“GLI EMIGRANTI NON SONO DELINQUENTI”. Il cardinale dell’Honduras Oscar Rodríguez Maradiaga difende gli indocumentati centroamericani espulsi dagli Stati Uniti

Oscar Rodríguez Maradiaga
Oscar Rodríguez Maradiaga

Il nuovo portale Migrantes Hoy, creazione congiunta della Chiesa latinoamericana (CELAM) e quella statunitense (USCCB), segnala un nuovo record storico nelle espulsioni dagli Stati Uniti, quello degli emigranti del Guatemala sorpresi senza documenti e rimpatriati nel paese di provenienza. 41000 guatemaltechi sono stati intercettati in territorio USA e rispediti oltrefrontiera dall’inizio dell’anno alla fine di ottobre, più di coloro che nel 2012 hanno subito eguale sorte. Ma potrebbero raggiungere i 50000 entro la fine dell’anno, stando alle previsioni della Direzione generale per l’immigrazione del Guatemala. Non molto diversa la situazione degli honduregni. I deportati nel confinante paese sarebbero stati 30.000 nel corso del 2013. E a loro si è riferito di recente il cardinale dell’Honduras, Oscar Rodríguez Maradiaga, coordinatore del gruppo degli 8 da cui papa Francesco attinge le linea della riforma della Curia vaticana.

Parole forti quelle pronunciate dal porporato, riportate sul settimanale cattolico di Tegucigalpa Fides, che si è opposto alla criminalizzazione degli emigranti del proprio paese nativo. Ogni giorno, ha affermato, giovani honduregni vengono catturati e deportati dalle autorità migratorie statunitensi per mancanza di documenti. Ma “quelli che se ne vanno dall’Honduras” ha dichiarato “non sono delinquenti; vanno lì per aiutare le proprie famiglie”.

Maradiaga, che è anche presidente di Caritas internationalis, ha evidenziato che il 42 per cento della popolazione dell’Honduras è composta da minori di 15 anni che non hanno grandi opportunità nel proprio paese e che emigrano negli Stati Uniti per cercare migliori opportunità di vita e per aiutare le rispettive famiglie ad uscire dalla povertà. “Loro [i giovani emigranti] guardano i programmi della televisione degli Stati Uniti e acquisiscono la convinzione che andandoci vanno nella terra promessa. Cercano di arrivarci in ogni modo, e sono sfruttati, o si lesionano durante il viaggio di andata”.

Il porporato, che è anche presidente dei vescovi dell’Honduras, ha fatto riferimento ai pericoli e alle vessazioni che chi espatria subisce lungo la cosiddetta “rotta migratoria”. “Spesso sono sfruttati dalle pandillas criminali del Messico. E’ una nuova industria: i giovani vengono catturati e le bande chiedono un riscatto alle loro famiglie in Honduras; ma i poveri non hanno niente da dare e molti di loro muoiono”.

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