La longevità dei presidenti latinoamericani non si misura solo con gli anni che hanno sulle spalle, ma con quelli che hanno passato nei palazzi presidenziali delle rispettive nazioni. C’è chi entra giovane ed esce vecchio dalle stanze del potere, democraticamente eletto beninteso perché di golpe non se ne fanno (quasi) più in America Latina e per trovare presidenti che scappano in elicottero inseguiti dalla folla inferocita bisogna andare indietro negli anni. Daniel Ortega, in Nicaragua, presiedeva la prima giunta sandinista quando ancora non aveva compiuto 35 anni e oggi, all’età di 68 non si è mai allontanato troppo dal palazzo di governo ricoprendo la carica di presidente per tre mandati, compreso l’attuale, che potrebbe anche trapassare nel quarto con qualche aggiustamento costituzionale.
Se c’è chi entra vivo e invecchia nelle stanze di comando c’è anche chi ne esce, ma da morto, com’è successo al venezuelano Chavez dopo quindici anni ininterrotti al potere.
Il ricambio politico non è in agenda nel continente latinoamericano. Gli ex (presidenti) per lo più si prendono una pausa, quando la costituzione lo prevede, ma poi ritornano più baldanzosi di prima. Le quattro elezioni presidenziali che attendono l’America Latina nei prossimi mesi, tutte di prima grandezza, vedono il ritorno di altrettanti ex. E’ il caso di Michelle Bachelet in Cile, favorita indiscussa nelle elezioni del 17 novembre. Lasciò il Palazzo della Moneda alla fine del quadriennio 2006-2010 con un livello di approvazione dell’84% e ritorna alla testa di Concertazione distanziando comodamente la sua rivale di centrodestra.
Tabaré Vazquez, presidente dell’Uruguay fino al 2010, poi rimpiazzato da José Pepe Mujica, succederà con tutta probabilità al collega del Frente Amplio nelle elezioni presidenziali del mese di ottobre del 2014. Tabaré si è ritirato con una approvazione del 75% e ritorna ad affacciarsi sulla soglia del palazzo presidenziale come il politico più popolare dell’Uruguay.
E che dire di Lula? Popolarissimo presidente per due mandati, artefice della candidatura Rousseff e suo mentore anche per il prossimo quadriennio, potrebbe candidarsi di nuovo e vincere con facilità se le inchieste mostrassero che la sua pupilla non ce la può fare. Un sondaggio di Datafolha evidenzia che seppure Dilma Rousseff sarebbe in grado di prevalere in un ballottaggio con un altro avversario di quelli scesi in campo sino a questo momento, chi si imporrebbe con certezza al primo turno nelle future elezioni di ottobre (2014) sarebbe proprio Lula, completamente curato dal cancro che gli venne diagnosticato nel 2011.
Cile, Uruguay, Brasile… Colombia, perché anche Alvaro Uribe, già presidente dal 2002 al 2010, sogna il proprio ritorno per un terzo mandato. La Costituzione colombiana non glielo permette, ma non è certo la prima, e per la prima volta, ad essere cambiata in corso d’opera. Una rivincita che nelle elezioni di maggio del prossimo anno lo opporrebbe all’attuale inquilino della Casa de Nariño, Juan Manuel Santos, che non ha però nessuna intenzione di lasciare.
Con questo scenario di fondo, la recente rielezione di Rafael Correa in Ecuador e la probabile di Evo Morales in Bolivia, il 2005 potrebbe vedere l’America Latina quasi interamente governata da ex.

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