Si moltiplicano le voci contro lo storico blocco USA a Cuba. E una ragione c’è. In ottobre, martedì 29 per l’esattezza, come viene facendo oramai da quarant’anni a questa parte, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite voterà per la 22 volta una mozione volta a rimuovere l’embargo degli Stati Uniti contro Cuba che dura ininterrottamente dal 1962, quando John F. Kennedy lo impose per strangolare la rivoluzione castrista. L’ultima votazione, nel 2012, si è risolta con 188 paesi favorevoli all’abrogazione dell’embargo e solo tre contrari, Stati Uniti, Israele e Palau. Adesso la pressione si accentua, con i vescovi degli Stati Uniti che si uniscono al recente appello dei loro confratelli cubani.
In una lettera indirizzata al Consigliere per la Sicurezza Nazionale Susan E. Rice, il presidente della Commissione per la giustizia internazionale e la pace della Conferenza episcopale (USCCB), mons. Richard E. Pates, ha chiesto il ritiro di tutte le misure restrittive dell’Amministrazione americana nei confronti di Cuba e la riapertura delle relazioni diplomatiche tra Washington e L’Avana. Secondo i vescovi americani, intervenuti più volte in questi anni sulla questione, la fine del quasi cinquantennale isolamento imposto dagli Stati Uniti a Cuba, sarebbe molto più efficace per la causa dei diritti umani e della liberà nell’isola caraibica.
L’appello giunge a quasi tre settimane da quello rivolto lo scorso 15 settembre nella lettera della Conferenza episcopale cubana al Presidente Raul Castro. Nella nota intitolata: “La speranza non delude”, i presuli avevano chiesto al Capo dello Stato cubano di accompagnare le riforme economiche introdotte dall’Esecutivo con riforme democratiche. In questo senso la missiva chiedeva al Governo di aprire agli Stati Uniti, incoraggiando “nuove iniziative di dialogo” che portino ad una ripresa delle relazioni diplomatiche e alla fine dell’embargo.
A sgretolare l’embargo c’è anche il flusso crescente di viaggiatori tra Cuba e Stati Uniti.
I cubani che nei primi sei mesi del 2013 hanno realizzato viaggi all’estero sono stati 180.000 secondo fonti ufficiali. In agosto gli Stati Uniti hanno cominciato ad accordare visti turistici con una validità di cinque anni e non più di sei mesi. La sezione appositamente creata a l’Avana ha infatti concesso 16.767 visti temporali nel primo semestre del 2013, un 79 per cento in più dello stesso periodo del 2012.
Un flusso sempre più incontrollabile che se continuasse ad aumentare potrebbe rendere obsoleto l’embargo.

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