LE MANI SPORCHE DI CHEVRON. Il presidente dell’Ecuador lancia l’offensiva per un boicottaggio mondiale della società petrolifera

Correa-Chevron

Rafael Correa ha dichiarato guerra alla Chevron, proprietaria della Texaco, per i danni ambientali gravi e durevoli provocati nell’area amazzonica ecuadoriana dove negli anni 80 si produsse una fuoriuscita di idrocarburi che non è mai stata bonificata. “Quello che ha fatto (Chevron) in Ecuador non ha qualificativi, mai lo avrebbe fatto negli Stati Uniti” ha accusato il presidente ecuadoriano che ha detto di non riferirsi solamente al fatto di non aver ripulito i danni arrecati all’ambiente, ma per aver usato “tecnologie anacronistiche” per massimizzare i profitti.

La dichiarazione l’ha lanciata dal luogo incriminato, un area amazzonica appartenente all’Ecuador dove la statunitense Texaco, poi acquisita dalla Chevron nel 2001, aveva operato tra gli anni 1964-1990. Per dare forza alle sue affermazioni Correa ha affondato la mano in una vasca di scarico, mostrandola poi ai media nazionali e stranieri appositamente convocati ben sporca di liquami di petrolio.

L’offensiva del presidente proseguirà su due fronti, quello giudiziario e quello mediatico. Sul primo va ricordato che un tribunale ecuadoriano impose alla Chevron una multa di 19.000 milioni di dollari, la più cara mai inflitta in un paese latinoamericano. La sentenza è stata impugnata dalla società petrolifera e portata all’arbitrato del tribunale internazionale dell’Aia, che ancora non si è pronunciato.

Il secondo fronte dell’offensiva sarà mediatico. Il governo ecuadoriano inviterà personalità di risonanza mondiale perché comprovino i danni ambientali e li denuncino al mondo.

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