Saranno contenti i gesuiti cileni di Reflexión y Liberación per la doppia pagina dell’Osservatore Romano di mercoledì 4 settembre dedicata alla Teologia della Liberazione. La firma di Gustavo Gutierrez, il capostipite più autorevole di questa corrente di pensiero teologico propriamente latinoamericana di fianco a quella del Prefetto per la Dottrina della fede Gerhard Ludwig Müller non si era ancora vista sul giornale della Santa Sede. Ci voleva un Papa latinoamericano, commenta il francescano Ugo Sartorio, perché la Teologia della Liberazione uscisse dal “cono d’ombra nel quale è stata relegata da alcuni anni, almeno in Europa”. E venisse finalmente riconosciuto il suo “radicamento originale nella rivelazione biblica e nella grande tradizione teologica e dottrinale della chiesa (Gerad Muller)”.
Un riconoscimento che anche il gesuita cileno Jorge Costadoat viene auspicando – e promuovendo con convinzione – da tempi non sospetti. Costadoat è professore nella Facoltà di teologia dell’Università cattolica del Cile e direttore del Centro teologico Larraín, dal nome del vescovo cileno fondatore del CELAM negli anni sessanta. Fa parte degli scrittori del portale Reflexión y Liberación che tanto clamore aveva suscitato con la pubblicazione del resoconto dell’incontro del Papa con i vertici della CLAR il 6 giugno e gli accenni attribuiti al primo sull’esistenza di una “lobby gay” in Vaticano.
Gli scritti di Jorge Costadoat hanno un elemento in comune: quello di spingere verso una presa d’atto che tra la gerarchia della Chiesa e la Teologia della Liberazione il clima è cambiato, sostanzialmente cambiato anzi, e oggi diventa possibile quel cammino pacifico per annunciare la salvezza e la liberazione fino alle periferie esistenziali che ieri era irto di sospetti dottrinali paralizzanti sul piano pratico. Gli ultimi articoli del gesuita cileno hanno titoli che non hanno bisogno di glosse: “Actualidad y futuro de la teología de la liberación”, “La simpatía del nuevo Prefecto por la teología en América latina” e”El dulce regreso de la Teología de la liberación”.
Jorge Costadoat segue attentamente quello che sta succedendo dal suo osservatorio cileno, erede di una Chiesa che si è opposta alla dittatura di Pinochet di cui cui cade l’anniversario della presa del potere l’11 settembre. «Papa Francesco esprime, più che una teologia determinata, una passione pastorale che arriva alla persona, alla persona intera. Come nella Teologia della Liberazione, che è innanzitutto una passione pastorale verso gli esclusi» dichiara a Terre d’America. «La Teologia della Liberazione ha la propria origine in un contatto pastorale con gli esclusi, coloro che normalmente non rientrano nell’ “insieme” ed è una teologia che si sviluppa dalle basi del Vaticano II in un dialogo con il magistero latinoamericano».
Jorge Costadoat non si nasconde che anche la Teologia della liberazione abbia vissuto un percorso che ne ha maturato posizioni e approcci alla realtà. Per dirla con l’ Osservatore Romano “ha svolto un cammino che la colloca senza dubbio alcuno nel solco della cattolicità e a suo servizio, come teologia della Chiesa e per la Chiesa”.
“La Teologia della Liberazione vuole essere teologia della storia, teologia dei segni dei tempi” argomenta Jorge Costadoat. “Si colloca tra le teologia contestuali, e lo sviluppo che ha sperimentato negli ultimi 40 e più anni è quello che ha seguito la riflessione teologica latinoamericana ogni volta che ha cercato di comprendere come Dio sta accadendo nella storia”.
In questo senso, sostiene Jorge Costadoat con Terre d’America, “il peggio della Teologia della Liberazione nel corso di questi anni lo si trova in testi che continuano ad essere attaccati alle tematiche degli anni sessanta, settanta e ottanta, ignorando gli enormi cambiamenti storici avvenuti. In questo caso i teologi sono stati infedeli al metodo stesso della Teologia della Liberazione”. Al contrario “il meglio, almeno tendenzialmente è la teologia che si è aperta a nuove realtà e comprende la rivelazione per illuminarle. Penso soprattutto agli sforzi della riflessione teologica sulla realtà delle donne, sull’ecologia e sui popoli originari. Certamente i temi della mercificazione della vita nel mondo globalizzato è un altro tema chiave, non sempre trattato come merita”.
Quanto ai passi concreti lungo il cammino del “disgelo” tra magistero e Teologia della Liberazione, Jorge Costadoat ne indica subito uno: “Se Papa Francisco conferma Müller nella carica di Prefetto della Congregazione per la Fede le energie si muoveranno in una stessa direzione”.

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