E ora zitti tutti, sembra dire il professor Armando Martínez dall’alto del ritrovamento che chiarisce due secoli di miti e polemiche sull’incontro tra il libertador Simón Bólivar e l’emancipatore di Argentina, Cile e Perù José di San Martín. Si sapeva che i due giganti della storia latinoamericana si riunirono in segreto a Guayaquil il 26 luglio del 1822, ma non quello che si dissero in quell’occasione. Vero è che dopo l’incontro San Martín rinunciò a proseguire con il suo esercito e liberare anche l’Alto Perù (la Bolivia attuale) lasciando che fosse Bólivar a farlo.
Gli storici si sono arrovellati sulle ragioni di questo comportamento ma senza pervenire a nulla di definitivo che gettasse luce sul “più grande mistero della storia dell’indipendenza” dell’America Latina.
Ci voleva la pervicacia di un oscuro professore, e una buona dose di fortuna, per venirne a capo dell’enigma. Armando Martínez racconta al settimanale cileno Semana la sua scoperta.
Si trovava in Ecuador per degli studi storici quando nella cassa 595 del fondo Presidencia de Quito che aveva chiesto di poter consultare ha notato due ponderosi volumi di documenti del generale José Gabriel Pérez, segretario di Bólivar. E all’interno la copia della lettera confidenziale scritta da quest’ultimo per ordine di Bólivar per riassumere l’incontro con San Martín all’allora intendente di Quito. Una copia dicevamo, perché non essendoci all’epoca la carta a carbone l’unico modo di mantenere un archivio aggiornato sui documenti e la corrispondenza inviata era quello di scrivere un secondo esemplare. Ed è su questi che il professor Armando Martínez si è così fortunosamente imbattuto.
Cosa si evince dalla lettera? Su cosa getta luce?
Sulle vere ragioni che hanno spinto San Martín a fare un passo indietro lasciando che Bólivar concludesse l’espulsione degli spagnoli dall’America Latina, per poi viaggiare in Europa e lì finire nell’oscurità i suoi giorni.
Per molti storici argentini non furono altro che la nobiltà d’animo e il disinteresse di San Martín a lasciare mano libera ad un Bólivar ambizioso e prepotente. Borges, lo scrittore nazionale per eccellenza, appassionato agli enigmi, amplia lo scenario delle ipotesi in El informe de Brodie con un racconto intitolato Guayaquil, dove ricrea i retroscena dell’incontro tra i due padri della nazione latinoamericana. E fa dire ad uno dei suoi personaggi: “Le spiegazioni sono tante… alcuni congetturano che San Martín è caduto in un’ agguato, altri, come Sarmiento, che era un militare europeo perduto in un continente che non ha mai capito; altri, per lo più argentini, gli attribuiscono un atto di abnegazione; altri una fatica. C’è anche chi parla di un ordine segreto di non so quale loggia massonica”.
La lettera ritrovata sembra far giustizia una volta per tutte. Vi si desume – come riferisce lo scopritore – che l’incontro tra San Martín e Bolívar fu cordiale, e registra – altra sorpresa – un disaccordo tra i due sul tipo di governo che doveva essere impiantato nel Perù indipendente (San Martín vi voleva a capo un principe europeo contro l’opinione di Bólivar). Poi registra le lamentele del primo sui suoi compagni d’arma che lo avevano abbandonato. E la sua volontà di rinunciare al Protettorato di Lima. Nella lettera il segretario di Bolivar registra addirittura l’intenzione di San Martin di ritirarsi una volta terminata la guerra.
San Martín vi elogia anche l’idea di Bólivar di creare una Federazione di stati americani, accenna alle difficoltà di convincere Buenos Aires a farne parte, offre i suoi offici per regolare i confini tra Colombia e Perù. Il tutto amichevolmente, mettendo in chiaro che la sua visita non ha un carattere ufficiale, né obiettivi politici e militari.
A Bólivar, peraltro, risultò evidente che San Martín non aveva né le forze né l’appoggio militare necessario per condurre le sue truppe fino alla vittoria finale sugli spagnoli. La lettera, insomma, mette in chiaro – con un po’ di delusione per gli argentini – che l’espulsione definitiva degli spagnoli dal nuovo mondo, più che una questione di orgoglio e ansia di potere, era, per Bólivar, una questione di strategia militare.

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