Sembra che il sottile peduncolo di terra che unisce il Venezuela al Messico, l’America Centrale per intenderci, sarà presto tagliuzzato come un’arancia da un capo all’altro, o meglio, da oceano a oceano, visto che di canali si tratta. Dopo l’ampliamento di quello storico per antonomasia, il canale di Panama, che ha duplicato il transito da mare a mare, e l’annuncio del Nicaragua di Ortega che gli studi di fattibilità sono iniziati e l’inizio della costruzione del canale è prevista per la fine del prossimo anno (un’opera da 40 milioni di dollari in maggioranza cinesi), anche Honduras e Guatemala si muovono per assicurarsi la loro fetta di traffico marittimo planetario.
Il primo dei due paesi, l’Honduras, elabora piani per un treno interoceanico che dovrà collegare i Caraibi al Pacifico, il secondo, il Guatemala per realizzare un corridoio di superficie che collegherà due porti, quello di San Luis e quello di San Jorge, ai due estremi, uno sulle acque del Pacifico, l’altro su quelle dell’Atlantico. Nel caso del Guatemala il trasporto dei contenitori da un oceano all’altro si realizzerà attraverso un ponte terrestre di 372 chilometri di lunghezza e 140 di larghezza.
Le società che avranno parte nel progetto honduregno sono tre, e tra esse anche una italiana non ancora identificata; cinesi e canadesi gli altri due partner. Governo e un pool di imprenditori nazionali invece si assoceranno per l’opera del Guatemala, proponendosi un investimento già calcolato in 12 milioni di dollari circa, ad iniziare dal prossimo aprile.

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