La tregua sottoscritta tra le bande giovanili con la mediazione della Chiesa ha i suoi detrattori, che frugano tra le statistiche per segnalare che niente o poco è cambiato nel paese, che estorsioni ed omicidi proseguono come prima, che il Salvador continua nel suo insieme ad essere in testa alle classifiche dei paesi più violenti del mondo, come il Pakistan, come l’Afghanistan, come la Colombia. Ma a smentire i pessimisti ad oltranza, quelli che invocano la mano dura e la soluzione militare c’è un pezzetto di Salvador dove, da quasi due anni, di omicidi non ne sono avvenuti più. La cosa ha dell’incredibile e merita di essere raccontata.
Apopa è una città di 131 mila abitanti poco distante dalla capitale, San Salvador, a cui è unita da una congestionata carretera di 12 chilometri circa. Ad Apopa c’è una zona, la colonia Valle del Sol, un quartiere in pratica, abitato da 18 mila persone, operai e piccoli commercianti di strada. Anche Valle del Sol era una zona violenta come tante altre nel Salvador, contesa da pandillas dai nomi pittoreschi – Barrio 18 e Mara Salvatrucha (MS-13) – e dai modi brutali. Nella Valle del Sol c’erano morti, molti, come altrove in Salvador, tutti i giorni, e sequestri, ed estorsioni e rapine e furti.
Poi la tregua raggiunta con la mediazione di un sacerdote, don Fabio Colindres, e un ex guerrigliero, Raúl Mijango il 19 marzo 2012, giorno di san Giuseppe. Da allora le statistiche della polizia registrano 6 morti violente giornaliere nella provincia, contro le 14 di un tempo. Nessuna invece nella Valle del Sol.
“Qui, nella Valle del Sol siamo a 0 omicidi” dichiara esultante Victor Barahona, presidente dell’Associazione per lo sviluppo della comunità. “Grazie alla tregua e allo sforzo di tutti”.
Sabato notte un migliaio di abitanti, molti appartenenti alla banda Barrio 18, si sono riuniti alla fine della strada che attraversa il quartiere per celebrare il successo del processo di pace davanti ad un esponente dell’ Organización de Estados Americanos (OEA), Adam Blackwell, che è arrivato appositamente per verificare la tenuta della tregua sul terreno. “La grande sfida che abbiamo davanti, governo, privati e chiese” ha detto il pastore evangelico del Ministerio Betania, David Ramos, “è moltiplicare possibilità di educazione e di occupazione per convincere i giovani che il loro futuro non è nella mara”.

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