“HO ABUSATO DELLA FIDUCIA DEL PAPA? Il dubbio ce l’ho e anche una certa afflizione…”

Ultimi ritocchi a Rio de Janeiro
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… Mi ha telefonato il Papa e io l’ho raccontato. Non l’ho solamente raccontato, ma per una sorta di deformazione professionale l’ho anche scritto. Ho abusato della sua fiducia? Non lo so. Certo non avrei mai pensato che riferire una telefonata del Papa potesse avere l’effetto che ha avuto, nè che rimbalzasse praticamente in tutto il mondo. Mi spaventa che tanta gente lo celebri. Forse se lo avessi immaginato, se per un momento lo avessi previsto non credo che avrei avuto il coraggio di farlo. L’unica cosa che adesso mi preoccupa è di avergli creato dei problemi. Ma che problemi può provocare parlare bene di una persona? mi ha domandato un amico che ho consultato. Non so cosa dire. Innanzitutto la memoria non è un registratore e chi riferisce a memoria ha il sacrosanto timore che le cose che ricorda non siano identiche a quelle che ascolta. Uno, anche non volendo, nelle sfumature, può essere infedele. E io non sono un portavoce, sono solamente un amico.

C’è anche un altra cosa che credo vada tenuta in conto. Piace a tutti che parlino bene di noi, e penso che anche per il Papa valga la stessa cosa… ma lui non vuole sentirlo. “La vanità è un peccato meschino, ci aspetta acquattata per assalirci a tradimento, anche con parole che hanno un bel suono, che sembrano cariche di affetto e tenerezza. Non voglio calcare uno scenario dove si recita” mi ha detto la volta precedente ed è per questo che ho pensato che forse non gli sia piaciuta la cronaca della telefonata che ho scritto.

Vanità. Questa parola mi dà da pensare. Non sarò stato anch’io vittima della vanità? Dire che mi ha telefonato il Papa non è un orgoglio fatuo, una vanagloria quando so bene che ad altri, alla maggioranza delle persone, non può e non telefona? Forse mi ha tradito la gioia di poter raccontare delle cose belle a chi so che si sarebbe rallegrato come me che le ho sentite dalla sua voce. Il dubbio ce l’ho e anche una certa afflizione. Noi giornalisti non siamo abituati a fare questo genere di confessioni, ma ci sono telefonate e telefonate.

Jorge Milia è giornalista e scrittore

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