I dati ricavati dalla Segreteria per la difesa nazionale e suffragati dall’Organizzazione internazionale Save the Children suonano come incredibili, ma le due istituzioni, nel diffonderli, li ribadiscono e affermano la serietà della ricerca condotta sul campo. Ben 25 mila minorenni, in Messico, sono a vario modo legati ai cartelli della droga o ai piccoli narcotrafficanti di zona. Chi essendo parte attiva nelle reti di spaccio, chi presidiando il territorio dalle invasioni di concorrenti, chi eseguendo missioni intimidatorie contro rivali o addirittura azioni di killeraggio.
Lo studio è stato realizzato per fondamentare e appoggiare un progetto che intende modificare l’attuale legge per la Protezione dei Diritti di bambine e bambini reclutati dalla criminalità organizzata. Il documento segnala che negli stati messicani di Morelos, Puebla, Guerrero e Città del Messico sono stati intercettati 450 punti di distribuzione della droga all’ingrosso, le cosiddette narcobotteghe, che erano sorvegliate da adolescenti in bande di 10 integranti, dei quali una metà erano armati. Cifre di provenienza Save the Children parlano di 4.500 bambini coinvolti in lavori di “sicurezza” all’interno di reti criminali, 2.700 dei quali usa armi da fuoco.

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