José Pepe Mujica, il “saggio” presidente dell’Uruguay, l’ha dichiarato al quotidiano spagnolo El País poco prima di arrivare a Roma dal Papa “Ci troviamo ad un bivio importante, il più importante in America Latina: lo sforzo per costruire la pace in Colombia. E’ una delle cose più importanti che sono successe negli ultimi decenni e bisogna fare di tutto per aiutare”. Con papa Francesco ci è tornato sopra, dedicando alla Colombia e alla pace parte del colloquio con il pontefice, che a sua volta, solo qualche giorno prima aveva chiesto di moltiplicare gli sforzi per la liberazione dei due vescovi di Aleppo rapiti in Siria, il siro-ortodosso Gregorios Yohannna Ibrahim e il greco-ortodosso Boulos al-Yazigi. In questa occasione il Papa ha fatto riferimento a processi negoziali in America Latina che si sono conclusi positivamente, avendo in mente, immaginiamo, anche l’attuale in Colombia tra il governo e le FARC.
Le “pressioni”, insomma, si moltiplicano in un momento cruciale della trattativa, un negoziato storico, che ha superato da poco uno scoglio importante, il primo dei cinque in agenda, la questione agraria. Le pagine del testo finale disegnano un dispositivo che prevede la creazione di un fondo di terre da consegnarle a chi non ne ha. Verranno anche formalizzati i titoli di proprietà, sarà creata una giurisdizione agricola per proteggere i contadini e modernizzare il catasto, un compito pendente da almeno 30 anni. L’accordo annuncia anche l’elaborazione di piani per supplire alle deficienze in materia di educazione, casa e infrastruttura nelle campagne.
Inizia in questi giorni la fase due del negoziato. A tema la partecipazione politica e le relative riforme. Un nodo arduo che potrebbe segnare la svolta, come già avvenne con gli “Accordi di Pace” firmati il 16 gennaio 1992 a Chapultepec, in Messico, che hanno messo fine a 12 anni di guerra civile in Salvador tra governo e Fronte Farabundo Marti.

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